Delle Fragili Cose

Fisica del Vuoto27 October , 2006 11:12 pm

George Orwell, il creativo della Endemol che ha avuto l'idea del grande fratelloAnche se noi pensiamo di essere dei pirla, le nostre vite devono essere una vera fonte di spettacolo. Fra programmi televisivi, servizi deviati e gruppi industriali, tutti si fanno in quattro per entrare nelle nostre case, spiare le nostre abitudini ed ascoltare le nostre telefonate. In pratica e’ come se meta’ del paese fosse occupato a guardare morbosamente cosa fa l’altra meta’. Ed il bello e’  che non e’ sempre la stessa meta’ a spiare e l’altra ad essere spiata, ma le parti si invertono in un torbido scambio di ruoli.
Ma chi ha l’autorita’ di intercettare il presidente della repubblica, quello del consiglio, senza che venga coinvolto un giudice, che sia aperta un’inchiesta? E se pure ci fosse un mandato, come fa a restare segreta una cosa cosi’ grossa in un paese di pulcinella come questo?
Delle volte ho la triste impressione che persa la capacita’ del fare, a questo paese non sia rimasta altro che quella dello sbirciare.  Probabilmente ascoltando le telefonate del savoia rimambito, quelle del moggi intrallazzatore e sapendo che le finanze di brodi e compagni sono sotto controllo, si riceve leggero conforto delle proprie meschinita’. 
In Italia del cechistapeggiodimeismo si e’ fatta bandiera nazionale. Che Dio ci benedica. 

 

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Fisica del Vuoto 8:38 am

E continuiamo questa piccola e unilaterale battaglia con il grillone nazionale e con il suo popolo di fedeli che ogni giorno si riunisce nel suo blog per ricevere la benedizione "urbi et orbi". Incominciamo con un po’ di banalita’. C’e’ il software commerciale e il software open source. Quello commerciale e’ prodotto da aziende che hanno sedi e dipendenti. Quello open source da volontari a casa loro, che spesso lavorano solo per la gloria o per passione. E’ ovvio che nessuno puo’ obbligarli a farlo. In genere sia il software commerciale che quello open source funzionano tutti e due bene o meglio, tutti e due non tanto male.  Quello commerciale si paga, quello open source no. Cosa scegliere?
La risposta dovrebbe essere semplice: quello gratis! E come risposta va bene, perche’ anche se ci piace fare i buffoni con le donne, anche se con gli amici diciamo: "per me solo il meglio", anche se ci piace darci le arie da principe rinascimentale, nel nostro intimo sappiamo di essere dei tirchi di merda che lesinano sulla mancia al cameriere, che riciclano i regali e che fanno gli squilletti al cellulare con la speranza di essere richiamati.
E questa e’ la scelta giusta. Perche’ fino a quando stiamo a casa nostra, e usiamo il software per scrivere un documento o per fare un foglio elettronico, se il programma che utilizziamo si pianta e perdiamo il lavoro fatto non muore nessuno, anche perche’ noi sappiamo quanto vale veramente il nostro lavoro anche se poi lo rivendiamo caro e amaro. Un mannaggia qua, mannaggia la e si ricomincia senza che sia accaduto nulla di veramente grave.
Ma se anche l’industria e la pubblica amministrazione fanno la scelta dell’open source che accade?
Ci sono sicuramente dei grandissimi risparmi perche’ tutto i soldi che le case di software perdono quando tu scopiazzi i programmi crackando i cd, vengono recuperati vendendo regolarmente il software alla pubblica amministrazione ed alle grandi aziende a prezzi maggiorati.
Il difetto sta nel fatto che aziende e stato trattano dati strategici. Immaginiamo di memorizzare l’anagrafe nazionale usando come piattaforma un software open source. Il costo del progetto si abbassa di molto ma se il programma si blocca e i dati diventano inaccessibili chi chiami? Vai in Finlandia con i carabinieri e tiri fuori dal letto Linus Torvalds per fargli trovare e correggere l’errore. E se quello, poco poco, ti manda a fanculo?
Ecco, alla mia eta’ ho dovuto ammettere finalmente che Babbo Natale e la Befana non esistono. E’ triste ma e’ cosi’. Il software open source e’ bello ma se vuoi utilizzarlo devi formare del personale per manutenerlo e questo personale costa. Non puoi fare affidamento sui secchioni in giro per la rete. Quelli se trovano una pupa al posto di Federica la mano amica ti lasciano con il culo per terra.
Se invece si e’ utilizzato, comprandolo,  un software industriale si ha tutto il diritto di pretendere un intervento immediato e risolutivo. L’azienda fornitrice ha le strutture e il personale idonei.
Quindi basta con la demagogia beppegrillesca. Il problema e’ fare in modo che l’industria individui una piattaforma comune di partenza e degli standard di comunicazione in modo che si possano produrre prodotti software intercambiabili ed in concorrenza tra loro. Programmi per computer e lavatrici sono la stessa cosa, sono macchine. Tutte le lavatrici hanno un oblo’ per i panni, lo scarico e il carico dell’acqua, una spina per la corrente ed il filtro. Cio’ le rende intercambiabili. Poi una ha la voce che ti dice che ha finito, una ha le lucette, l’altra ha 500 programmi, insomma si fanno concorrenza sugli accessori ma negli aspetti fondamentali sono equivalenti.
Questo, a livello industriale, si chiama normalizzazione dei componenti ed e’ quello che ti consente di chiedere al negozio semplicemente una lampadina, senza la necessita’ di portarti appresso il lampadario.
Ma come al solito e’ piu’ facile incitare alla rivolta il popolo offrendo soluzioni immediate anche se stupide, perche’ programmare vuol dire pensare, pensare costa fatica e nessuno vuole fare piu’ un cazzo. Infatti ho scritto questo post in venti minuti e vale quello che vale. Quello precedente, anche se piu’ breve, mi e’ costato un’ora ma come al solito non lo leggera’ nessuno.

Aggiornamento: Se dopo aver letto il post volete unirvi alla fatwa lanciata contro l’autore da parte degli ayatollah dell Open Source, leggete prima questo post e poi commentate li’. Qui i commenti sono bloccati.

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Relativita' estremamente ristretta 8:37 am

E’ chiaro. Anche oggi non mi va di stare sull’attualita’. Si torna al vecchio amore. Il che per me e’ un piacere. Per chi e’ capitato qui attratto dal titolo da filmone con Di Caprio e si e’ confortato alla vista della patanella c’e’ una triste sorpresa. Sei nel bel mezzo di una lezioncina di fisica relativistica e mo’ so cazzi tuoi, perche’ se fai subito back e torni da dove sei venuto devi ammettere con te stesso che non sai un cazzo, non lo hai mai saputo e anche quando te ne viene data l’occasione scappi. Invece di fare back vai qui, ti sentirai a casa tua.
Se invece decidi di restare scoprirai che il mondo non e’ esattamente come lo vedi e questo potrebbe portarti a lasciare la morosa, darti al bere o, addirittura, ad amare ubellusconi, brodi, pappino, lamena e nutelli.
Se stai leggendo ancora hai deciso di restare, se non altro per capire dove questo stronzo vuole andare a finire. Ok, l’hai voluto tu. Per prima cosa sappi che questo e’ un post introduttivo al concetto di Creazione senza Creazione. La cosa si sviluppa su piu’ post. Le puntate precedenti sono: 01, 02, 03 e 04.
In fisica con S si indica lo spazio e con T il tempo. E quindi? cosa ci sarebbe da sapere?

Incominciamo dicendo che o spazio ha tre dimensioni, banalmente altezza, larghezza e lunghezza. E a meno che tu non ti chiami Abdulsalami e d’estate non fai a meno dell’abbronzante, a lunghezza stai quasi sicuramente scarsino. Il tempo ha una dimensione. Nello spazio ci si puo’ muovere in diverse direzioni, nel tempo solo in avanti. Il perche’ non si possa andare indietro nel tempo, benche’ la notizia non sia ancora pervenuta a ubellusconi e a tutti i botoxiani, e’ dovuto, fra l’altro, alla seconda legge della termodinamica. In parole povere se prendete un tazza di latte caldo, se non continuate a scaldarla siete certi che di li a qualche minuto il latte raggiungera’ la temperatura ambiente. Se invece prendete una tazza di latte a temperatura ambiente, non avete nessun modo di sapere se prima fosse stata calda. In pratica non esiste una memoria nell’universo e il calore passa solo dai corpi caldi a quelli freddi. Quindi per andare indietro nel tempo, a meno di non trovarsi di fronte alla fenomenologia quantistica, qualcuno deve prima convincere una tazza di latte fredda a cedere calore ad una tazza di latte caldo. E quando si tratta di cedere e’ sempre dura. Specialmente se a cedere deve essere una signora.
La relativita’ vede lo spazio ed il tempo uniti in una struttura quadridimensionale. Nel senso che non si puo’ pensare all’uno senza coinvolgere l’altro. E a, pensarci bene si puo’ anche smetterla di menarla cosi’ per le lunghe. Uno spazio senza il tempo non ha senso perche’ il fatto stesso di percepirlo induce una successione temporale. Il tempo senza lo spazio sarebbe una cosa che non produce alcun effetto su nulla e una cosa che non produce effetti non esiste, anche se questo blog ed il suo autore mettono duramente alla prova questa affermazione.
Oggi piu’ che pensare a due cose collegate si tende a vedere spazio e tempo come lo stesso fenomeno visto da punti di vista diversi. Un po’ come materia e energia. A tutti sara’ venuto in mente l’effetto temporale della curvatura dello spazio quando ci si avvicina alla velocita’ della luce, vero?
Questa sorta di unione sostanziale di due concetti cosi’ apparentemente distanti e’ alla base di una delle teorie di Cosmologia Quantistica piu’ affascinanti. Nella teoria di Hartle-Hawking il tempo sorge  progressivamente durante la formazione dello spazio. Questa teoria elimina l’istante iniziale e quindi la Creazione dell’universo e rende superflua l’azione di un primo motore. Quindi Dio non sarebbe stato necessario per la nascita dell’universo. Sti cazzi! La prima volta che ho letto di questa teoria era notte, stavo di guardia al solito bidone di benzina e avevo il fucile in spalla. Mi misi a piangere come un cazzone perche’ quando le cose sono belle ed armoniose mi sale sempre la lacrimuccia.
Ma questa arrapante teoria sara’ argomento di un prossimo post. Attenzione perche’ usero’ un titolo ancora piu’ ruffiano di questo e qualche altro disgraziato si potrebbe trovare qui per caso. Uomo avvisato mezzo salvato.

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