Delle Fragili Cose

Meccanica delle Cose4 November , 2006 3:19 pm

 

"La guerra contro l’Austria-Ungheria che, sotto l’alta guida di S.M. il Re, duce supremo, l’Esercito Italiano, inferiore per numero e per mezzi, iniziò il 24 Maggio 1915 e con fede incrollabile e tenace valore condusse ininterrotta ed asprissima per 41 mesi è vinta […] I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli, che avevano disceso con orgogliosa sicurezza."

Questo e’ un estratto del testo del bollettino della vittoria, con il quale il generale Armando Diaz, metteva fine ufficialmente a quella che per i paesi europei era la prima guerra mondiale. Per l’Italia si trattava, nei fatti, della quarta guerra d’Indipendenza.
Forse se non fosse stata combattuta, oggi il nord-est italiano parlerebbe tedesco e questo per molti non sarebbe un grosso male. O forse le tante donne lasciate vedove avrebbero dato degli altri figli a questa terra, facendola piu’ felice e feconda. In ogni caso andava fatta una scelta e la decisione fu presa, senza delegare alle generazioni successive la soluzione del problema. Secondo me ci vuole rispetto per chi si assume responsabilita’ cosi’ gravi di fronte alla storia.
Io ho completa e diretta contezza della guerra e quindi non posso amarla. Qualsiasi siano i motivi che portino a combatterne una. Eppure questo non mi distoglie dal pensare con tristezza a quegli uomini, caduti in combattimento o falciati dal tempo, che spendendo la loro giovinezza, ci hanno dato la possibilita’ di crescere e di scegliere.
La tristezza diventa sordida rabbia quando penso allo spreco che si e’ fatto di questo dono. Non era l’Italia dei costantini, dei costanzi, dei pupi, dei secchioni, degli ubellusconi, pappino e berchinotti quella a cui si pensava sul Piave. Speriamo che non ci possano vedere. Morirei dalla vergogna.

 

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Fisica del Vuoto 8:09 am

Notte di ostruzionismo alla camera sulla legge finanziaria, dopo lo stanziamento di 14 milioni di euro per gli italiani all’estero. L’opposizione afferma che questo sarebbe il riscatto che il governo in carica e’ stato costretto a versare a Luigi Pallaro, senatore italo/argentino eletto nelle circoscrizioni d’oltremare. Pallaro faceva parte della squadra di fedelissimi raccolti da Mirko Tremaglia, promotore della legge sul voto degli italiani all’estero, ma alla pubblicazione dei risultati, aveva garantito il suo appoggio al governo, conscio del peso che avrebbe assunto il suo voto data la risicata maggioranza dell’Unione al senato.
Di fronte a queste premesse non e’ necessario essere troppo malpensanti per avere un minimo di sospetto. L’Italia non era intervenuta cosi’ massicciamente in Argentina nemmeno nei momenti piu’ feroci della crisi economica che ha tormentato quel paese. Le contingenze attuali, che vedono l’Italia al limite della recessione e l’Argentina in fase di piena ripresa, forse giustificherebbero di piu’ un intervento dell’Argentina in favore dell’Italia.
Ma senza entrare nel merito della questione, non e’ difficile capire che questo e’ l’ulteriore segnale che l’attuale maggioranza e’ preda di ciascuna delle sue componenti, in un’affannosa corsa al consenso di chi sa che ne avra’ presto bisogno. Non e’ possibile applicare riforme strutturali perche’, in piena contraddizione col nome scelto, non esiste un’unione di intenti sugli obiettivi. La questione e’ stata piu’ volte evidenziata su queste pagine ed e’ il motivo per il quale il governo non puo’ fare politica costruttiva, ma solo concentrarsi sulla quotidiana sopravvivenza.
La grave responsabilita’ della classe dirigente italiana degli ultimi anni sara’ oggetto di giudizio da parte  dei nostri figli. Destra e sinistra, in questi anni, hanno abbandonato qualsiasi forma di occultamento e si sono battute all’ultimo sangue per il potere e solo per il potere. Chi ricorda una riforma sociale importante fatta negli ultimi dieci anni? Un progresso culturale almeno paragonabile alla legge sul divorzio? Da molti anni, troppi, questo paese si dibatte intorno alle tasse sui SUV e sul pagamento o meno dell’ICI. La crisi di idee e di valori e’ una malattia subdola come il diabete. Non ha sintomi spettacolari, ma uccide. Sempre.

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