"La guerra contro l’Austria-Ungheria che, sotto l’alta guida di S.M. il Re, duce supremo, l’Esercito Italiano, inferiore per numero e per mezzi, iniziò il 24 Maggio 1915 e con fede incrollabile e tenace valore condusse ininterrotta ed asprissima per 41 mesi è vinta […] I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli, che avevano disceso con orgogliosa sicurezza."

Questo e’ un estratto del testo del bollettino della vittoria, con il quale il generale Armando Diaz, metteva fine ufficialmente a quella che per i paesi europei era la prima guerra mondiale. Per l’Italia si trattava, nei fatti, della quarta guerra d’Indipendenza.
Forse se non fosse stata combattuta, oggi il nord-est italiano parlerebbe tedesco e questo per molti non sarebbe un grosso male. O forse le tante donne lasciate vedove avrebbero dato degli altri figli a questa terra, facendola piu’ felice e feconda. In ogni caso andava fatta una scelta e la decisione fu presa, senza delegare alle generazioni successive la soluzione del problema. Secondo me ci vuole rispetto per chi si assume responsabilita’ cosi’ gravi di fronte alla storia.
Io ho completa e diretta contezza della guerra e quindi non posso amarla. Qualsiasi siano i motivi che portino a combatterne una. Eppure questo non mi distoglie dal pensare con tristezza a quegli uomini, caduti in combattimento o falciati dal tempo, che spendendo la loro giovinezza, ci hanno dato la possibilita’ di crescere e di scegliere.
La tristezza diventa sordida rabbia quando penso allo spreco che si e’ fatto di questo dono. Non era l’Italia dei costantini, dei costanzi, dei pupi, dei secchioni, degli ubellusconi, pappino e berchinotti quella a cui si pensava sul Piave. Speriamo che non ci possano vedere. Morirei dalla vergogna.