Le Donne:
Ricordo di aver vissuto una settimana in un capanno nei boschi con una principessa dagli occhi belli e dai capelli color crepuscolo. Allora vivevo uno dei miei amori unici ed eterni. Una sera, mentre si disquisiva romanticamente dell’ultimo teorema di Fermat, di fronte alle fiamme rosse del camino, la stanza fu attraversata velocemente da un topo. Si trattava di uno di quei topini di bosco, piccoli e pulitissimi. Questo non fu preso in considerazione dalla principessa che in un nanosecondo si trovo dritta sulle lunghe e flessuose gambe. Dimentica della sua vasta cultura e della nobile educazione, gridava: "Uccidilo, uccidilo, uccidilo". La cosa non mi fece piacere. Si fosse trattato di un uomo, di un malintenzionato, non ci avrei pensato due volte, ma far fuori il topo mi sembrava un atto da occupante nazista visto che ero io ad aver invaso il suo territorio. Comunque il topo non poteva vantare gambe, occhi e capelli paragonabili a quelli della principessa. Non sussistevano dubbi. Mentre cercavo un’arma idonea per portare a termine la missione assegnata, la principessa ritrovava lentamente la calma. Mi osservava con malcelato disgusto mentre afferravo scope, coltelli e perfino un martello, onde individuare lo strumento piu’ adeguato. Fu allora che cambio’ idea. "E se dopo che l’hai ucciso ne entrasse un altro? Dobbiamo prenderlo vivo". Probabilmente nella sua mente progettava di catturare il topo e di farlo cantare con un energico interrogatorio. A questo punto si sarebbe scoperto quale era la strada per accedere alla capanna. Oppure sarebbe venuto fuori che tra le mura amiche si celava qualche traditore che, nottetempo, faceva in modo che estranei penetrassero nel perimetro. La cosa mi lascio’ basito ma non osai opporre resistenza, temendo che questo mi facesse uscire dalle sue grazie.
Non riuscii a trovare il topo ne quantomeno ad interrogarlo. La principessa non volle dormire nella capanna e fummo costretti ad un’ingloriosa fuga notturna. Recentemente ho saputo che ha sposato un veterinario
La Domenica:
Stamattina sono andato a passeggio. Spasso economico e salutare per chi come me ha deciso di darsi al romitaggio intellettuale, visto che per quello fisico occorrerebbe arrangiarsi con i servizi igienici e io non sono il tipo. I negozi erano aperti e le strade erano piene di gente. Questa cosa mi fa incazzare alquanto e per poco non ho tirato fuori il mio M249. Ma c’erano troppi bambini in giro ed io sono soldato di vecchio stampo. Mai con donne e con bambini. Quando ero giovanotto pensavo che avere i negozi aperti di domenica fosse una gran comodita’. Ora ho cambiato idea. La pubblicita’ e il commercio si sono gia’ presi sei dei sette giorni disponibili. Perche’ rompere le balle anche la domenica? A me piacerebbe passeggiare per strade silenziose e deserte. Sentire il rumore dei miei passi nelle per le vie di una citta’ che e’ sempre troppo lontana. Invece mi tocca subire l’accusa di quel nuovo televisore che mi ricorda che il mio fa le facce verdi e le teste a uovo, oppure lo sguardo zoccolistico e schifato di una commessa diciassettenne mentre guarda la mia mise domenicale che e’ peggiore di quella feriale, e ho detto tutto. Ricordo le domeniche della mia infanzia. Tutto chiuso, sbarrato. I bambini per strada a giocare a pallone e le persone, con il vestito buono, che si fermavano a chiacchierare in mezzo alla strada incuranti delle scarse macchine. Gli unici posti aperti erano le pasticcerie, affollate di persone ignare di colesterolo e trigliceridi e senza l’incubo disperante della bulimia. Con mio padre si faceva a piedi la strada verso casa, io con il cartoccio dei dolci in mano e lui con la sigaretta al lato della bocca. E la luce. La luce. Era di un colore che non ho visto piu’.
Forse mi mancano quelle domeniche e i negozi aperti non c’entrano niente.
Il mio nuovo Sito









e se pensi che oggi la domenica è generalmenete dedicata al centro commerciale (che orrore…meglio la passeggiata per vetrine della domenica pomeriggio- chiuse, le vetrine. sentivo in radio, mi pare, che i centri commerciali sono diventati i nuovi punti di “aggregazione” dei giovani, dove ci si incontra, si chiacchiera, ecc. dico, ma se un ragazzo mi desse appuntamento in un centro commerciale scintillante ed incasinato io lo manderei a calci in c…
Comment by nadia — 6 November , 2006 @ 10:07 am
Nadia: e chi si permetterebbe di dare appuntamento ad una principessa in un centro commerciale? Fammelo sapere che lo sistemo io, scegli tra 357 o lanciafiamme.
Comunque hai ragione e’ squallido.
Comment by dellefragilicose — 6 November , 2006 @ 10:38 am
io la domenica avevo il rito del gelato “sciolto”, quello non confezionato. mia nonna mi dava 500 lire e io riuscivo a farmi dare fino a 4 gusti diversi dalla gelataia Olga…
Comment by dario — 6 November , 2006 @ 11:04 am
se vuoi ritrovare il fascino di una città deserta, vienimi a trovare a genova:
questa domenica brillava il sole, l’aria profumava di mare, le saracinesche erano tutte sprangate e i rari turisti si aggiravano spaesati con una voglia di caffè insoddisfatta dipinta sul volto…
Comment by a — 6 November , 2006 @ 11:10 am
Dario: La differenza di eta’ si nota. Da noi si chiamava “sfuso”. L’entry level era da venti lire. Con cinquanta lire ti portavi via mezzo banco e uscivi tra le occhiate ammirate dei presenti. Uno dopo aver comprato un cono da cinquanta lo hanno pure rapito.
Comment by dellefragilicose — 6 November , 2006 @ 1:47 pm
a: Magari. Non conosco Genova ma mi attrae. In genere i grandi porti hanno un fascino levantino, profumato di spezie e dal sapore esotico. Un giorno ci verro’ veramente. Noi da queste parti con i genovesi ci abbiamo fatto a botte spesso, e non certo per il calcio.
Comment by dellefragilicose — 6 November , 2006 @ 1:53 pm
proprio oggi sono passata di fronte al negozio di abbigliamento con il suo bel cartellone in vista “Aperto di Domenica”.
Non so perche’, ma non ho pensato a me, alla non-possibilità di godere le passeggiate per le strade deserte… Ho pensato a quelle povere ragazze commesse. Non avranno piu’ il tempo di vivere, non avranno tempo di fare le passeggiate LORO. E non receveranno nemmeno l’aumento dello stipendio (come dovrebbe essere) per pagare lo psichiatra. Immagino i padroni dei negozi: “Da domani si lavora anche di domenica. Dovremmo prendere un’altra persona, ma non possiamo (qui segue il classico pianto sul tema LaVitaEDifficileOggiSoffriamoTuttiTiTratiamoGiaTroppoBene). Non possiamo darti di piu’ (il pianto si ripete). Allora decidi se vuoi rimanere…”
Comment by peretix — 6 November , 2006 @ 2:25 pm
peretix: hai centrato il punto. Un orario di apetrtura dei negozi piu’ lungo dovrebbe voler dire anche suddivisione in turni e piu’ persone al lavoro. In questo paese si traduce spesso in maggiore sfruttamento e basta. Altri iscritti al partito degli inculanti.
Comment by dellefragilicose — 6 November , 2006 @ 7:27 pm
facendo tanti lavori&lavoretti ad alto tasso di sfruttamento, ho scoperto una cosa: l’ideale è fare normalmente il proprio lavoro, ma dimostrarsi tonti ed abbstanza scemi quando ti vogliono accollare qualcosa di nuovo…così non si aggiungono cose nuove da fare….legge della giungla…ma nn sempre funziona..
Comment by nadia — 7 November , 2006 @ 8:10 am
NadiaL.: l’adattamento all’ambiente e’ tipico delle specie intelligenti. Il primo obiettivo e’ sempre e comunque la sopravvivenza. E’ dura per i ragazzi adesso, molto piu’ di prima. Fai in modo pero’ di rimanere sempre incazzata perche’ adattarsi va bene, ma subire passivamente mai.
Comment by dellefragilicose — 7 November , 2006 @ 10:12 am
beh, incazzata lo sono di natura…
Comment by nadia — 7 November , 2006 @ 12:41 pm