Delle Fragili Cose

DelleFragiliCose6 November , 2006 8:14 pm

Ho smesso di fumare alle 21.35 del 19 gennaio 2006. Avevo ricevuto una telefonata che mi aveva riempito di sordida rabbia. Essere feriti durante la lotta e’ normale, non c’e’ niente di male. Subire un colpo per totale disinteresse e completa ignoranza delle altrui sensazioni, invece,  e’ indiscutibilmente ferale. La mia vendetta si e’ esplicitata allora, nel desiderio strenuo ed incondizionato di partecipare al funerale del telefonante, avverbio della cui nazionalita’ dubito, ma considerando a chi e’ rivolto, piu’ che sufficiente.
Trenta anni di fumo appassionato ed ininterrotto. Decine di tipi di sigarette, sigari, sigarini, con filtro, senza filtro e perfino, nei momenti di magra assoluta, al mentolo. Una pagina chiusa cosi’, da un momento all’altro.
Incredibile cosa sia in grado di fare l’odio, perche’ di odio si tratta. Alla faccia dei buoni sentimenti, alla faccia della volonta’ fattiva, in culo al senso del dovere e al lavoro che nobilita l’uomo. Solo il desiderio di eliminare un fattore di rischio per avere la soddisfazione di vedere il coevo, che da allora ha perso anche il nome, sotto tre metri di terra.

Da quel giorno nemmeno una sigaretta, nemmeno per spezzare la tensione quando mi viene di dare mano alla 357. Ne ho voglia, accidenti se ne ho voglia. La chimica ha finito il suo effetto ed il mio sangue ha dimenticato completamente la nicotina. E’ il mio cervello che non si arrende, e’ a lui che manca il rito dell’accensione e della boccata lunga e profonda. Ma e’ lo stesso pezzo di ciccia che ce l’ha a morte con emmezero, che alla fine un nome di cazzo gliel’ho dovuto trovare, perche’ l’odio vuole un obiettivo preciso, sul quale concentrarsi e non mollare.

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Cinematica delle Masse 2:07 pm

La stampa  italiana fa passi da gigante. In televisione, su carta e su Internet si moltiplicano le iniziative per fornire un’informazione sempre piu’ obiettiva, rapida e funzionale. Questa e’ la vera risposta al plutocratico disfattismo internazionale  che vede il nostro paese subire pesanti ed ingiustificate accuse. Secondo l’associazione  "Reporters without Borders", che stila e aggiorna costantemente una classifica sulla liberta’ di stampa nel mondo, l’Italia occuperebbe solo il quarantesimo posto. Questo nonostante i "porta a porta" con Berlusconi che stornella e D’alema che fa il risotto. Nemmeno le ore passate a disquisire sul delitto di Cogne o sulla tossicodipendenza di famose fotomodelle sono servite a risalire la trista classifica. Ci deve essere sicuramente un trucco, anche perche’ la lista vede precedere l’Italia da paesi provinciali ed arretrati come la Bolivia, Trinidad e Tobago, Benin, Namibia, Bulgaria e persino dai francesi, nonostante i loro formaggi che non stanno stare in piedi da soli e la loro parlata un po’ frou-frou. Uno degli esempi piu’ evidenti di quanto questa classifica sia bugiarda e di quale sia il reale livello del giornalismo italiano, viene dalla versione on line di uno dei piu’ importanti quotidiani nazionali: La Repubblica. Da un po’ di tempo e’ stato messo a disposizione degli internauti uno strumento d’informazione indispensabile e estremamente tecnologico: Lo "Star Control".
Lo "Star Control" e’ una classifica della popolarita’ dei vips italiani. Accedendo all’indispensabile pagina e’ possibile controllare, in tempo reale, chi sono le persone piu’ popolari in questo paese. Esiste una classifica generale e una serie di classifiche settoriali, in modo da consentire un approfondimento reale e significativo dell’informazione.
Si ha cosi’ modo di apprendere che Prodi, Berlusconi e Sua Santita’ Benedetto XVI, occupano i primi tre posti, in una sorta di inquietante trinita’. Il successo della legge finanziaria e’ testimoniato dal quarto posto del ministro Padoa Schioppa, che forse prende il doppio dei voti a causa del doppio cognome.  Shumacher, Valentino Rossi e Montezemolo sono tra i primi dieci, confermando che in Italia se si parla di motori non si sbaglia mai e D’Alema occupa solo la settima posizione, nonostante il risotto.  Insieme ai motori non puo’ mancare la topa, grazie alla presenza in classifica di Eva Henger. Scorrendo i titoli si apprende che la popolarita’ di Emilio Fede e’ in forte calo, roba da non dormirci stanotte.
Lo strumento e’ anche configurabile. E’ possibile creare una lista dei personaggi preferiti e seguire costantemente l’evoluzione della loro posizione in classifica. Fantastico. Con questa iniziativa, Repubblica on Line si inserisce nel luminoso solco della stampa cartacea. Dopo anni di copertine a base di tette, di giornali farciti con cassette, libri, giochi da tavolo e confezioni di preservativi, finalmente anche Internet eredita l’eperienza maturata in anni di lungo e faticoso lavoro.
Ci giunge voce che uno stuolo di tecnici e’ al lavoro per portare al web un altro dei grandi successi della carta stampata. Sto parlando di quell’allegro giochino che consiste nel mettere in copertina la foto di un vip maschio nudo e di ricoprirne le pudenda con la polverina argentata dei grattini del parcheggio. La Repubblica ha coinvolto la MIcrosoft, la IBM e anche i pinguini di Linux. Il problema tecnico e’ complesso ma si pianifica un primo prorotipo per il marzo 2007. E mo’, per i francesi, so veramente cacchi amari.

p.s. di Schumacher e’ stato possibile trovare una foto "in borghese". Della Henger no. Per la precisione.

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DelleFragiliCose 12:19 pm

Diabolik, non mandare indietro la Ferrari. Evacarriego, continua a preparare le ospitate. Settantasette, lascia stare il lanciafiamme che e’ carico e ti fai male. Sono di nuovo su LiberoBlog. Anche se, a quanto pare, l’energia tira meno della cocaina. Comunque meglio stirare di il vestito coi lustrini, non si sa mai.

p.s.: quello della foto non sono io. Io sono meglio.

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Cinematica delle Masse 9:00 am

L’appuntamento di Saddam Hussein con il fato era stato fissato con largo anticipo. Appena uscito dalla buca nella quale si era nascosto era chiaro che la destinazione del suo viaggio, lungo o corto che fosse, sarebbe stato il piazzale Loreto di Baghdad o comunque si chiami.
Non esprimero’ opinioni sulle sue colpe. Stragi, guerre cruente e disinvolto utilizzo di gas tossici, sono fatti storici, tatuati sui corpi morti o mutilati di uomini, donne e bambini. Io non so con certezza se sia stato lui l’artefice primo di tali scelte. Nello stesso modo non so con certezza se fu Hitler ad orchestrare lo sterminio di milioni di vite. Pero’ delle volte non si puo’ pretendere di essere certi aldila’ di ogni ragionevole dubbio. Occorre credere per approssimazione, altrimenti si rischia di diventare degli agnostici della storia, rifiutando di esprimere ogni opinione.
In ogni caso di una cosa sono certo, non sono le sue colpe, reali o presunte, a mettergli il cappio alla gola. Per quelle la morte sarebbe una punizione leggera, una sorta di multa con la perdita di un paio di punti sulla patente. Le cose che segneranno il destino di Saddam Hussein saranno da una parte la necessita’ dell’attuale governo iracheno di decapitare il gruppo di fedelissimi all’ex Rais, dall’ altra il desiderio degli Stati Uniti di far scendere la tenebra su di un conflitto scatenato sull’onda della rabbia per la tragedia del 2001 o, peggio, per occulti motivi di opportunita’ politica.
Non sono qui a piangere la vita di Saddam Hussein. La mia pieta’ non giunge a questo punto. Sono qui a constatare tristemente che, nonostante il grande progresso della tecnologia, gli uomini rimangono sempre gli stessi e sempre lo stesso rimane il loro modo di chiudere con il passato. 

 

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