Ultimamente perdo colpi. Dopo il dentista mi e’ toccato fare visita all’oculista. La cosa si e’ conclusa con una ricca prescrizione formato A4 che si e’ tramutata in 70 eurobyte di colliri e fazzolettini imbevuti da applicare con esasperante cadenza. Non voglio nemmeno immaginare quanto mi costera’ l’andrologo in pillole blu, ma questo e’ un altro discorso.
Come dicevo sono stato dall’oculista. Costui divide lo studio con un pediatra e quindi l’inevitabile attesa si consuma in uno stanzone pieno di bambini il cui unico obiettivo e’ cercare di sovrastare con i loro strilli il volume altissimo della televisione che trasmette un’antologia di Sponge Bob, Mucca & Pollo, Superchicche e Shaolin Showdown.
Quello che ho notato e’ che solo una cosa era capace di indurre un salvifico silenzio nel caos da girone dantesco: la pubblicita’ dei giocattoli.
Al primo apparire di Barbie Capadicacchio, Jimmy il robot cazzuto e Mc Queen la macchina che parla, i giovanissimi astanti si giravano verso lo schermo e rimanevano in rapita ammirazione delle prodigiose merci ivi presentate. I loro visi dolci si illuminavano di commovente attesa per l’imminente arrivo del Natale e dei giocattoli che si vedranno recapitare in quella festosa occasione.
Ora la sinistra radicale che legge queste pagine incomincera’ a scaldarsi per l’entusiasmo, mentre nel resto dell’arco costituzionale si incominceranno a sussurrare cose di questo tipo: "E’ diventato un Savonarola, mo vuole rompere le palle anche sui regali ai ragazzini. Manco Natale ci fa passare liscio. Non se ne puo’ piu’".
Io sono un genio. Un genio perdutamente malato, ma sempre un genio. Il mio obiettivo non e’ cercare consenso ma scontentarvi tutti, perche’ solo se vi scontento vi faccio vedere un pezzo del disegno che vi e’ sfuggito.
Iniziamo col dire che io ADORO fare regali ai "criaturi". Altro che fidanzate. Quando si tratta di fare un regalo a un bambino io apro una pratica. Mi studio il carattere, le abitudini, le compagnie. Faccio un vero e proprio ritratto, un’anamnesi familiare. Poi inizio a girare su internet e per negozi e mi arrendo solo quando trovo LUI, l’acquisto perfetto. Qualsiasi cosa sia, un pupazzo, un camion, un gioco da tavolo, l’espressione di gioia di chi riceve il regalo, i suoi occhietti lucidi e lo spasso che c’e’ a giocare insieme dopo, facendo la vocina da recchia mentre muovi il pupazzo, per me valgono tutte le notti di fuoco con tutte le principesse del mondo.
Questa e’ la teoria. Ora vi spiego la pratica. Nella pratica il destinatario gia’ sa esattamente cosa vuole e non si perita di informarvene con congruo anticipo. E questo non sarebbe il peggio, anche se si perde tutto il divertimento di andare per negozi e rompere le balle alle commesse chiedendo di provare i giocattoli e facendo la faccia da fisico quantistico corrucciato quando il giocattolo non piace. Il vero problema e’ che poi quando si consegna l’oggetto richiesto al bambino, per esempio Mc Queen la macchina che parla, questo rimane come un cazzone (o come una cazzona se la richiesta e’ stata Barbie Capadicacchio).
Il motivo non sta nel fatto che i bambini d’oggi sono viziati, che hanno tutto e che prima si giocava anche con un pezzo di legno e un pupazzo di stoffa. Queste sono cazzate. Il nome del vero responsabile e’ questo:
PUBBLICITA’
Ci avete fatto caso? Nella pubblicita’ Mc Queen la macchina che parla, parla veramente. E non solo. Ride, scherza, muove la bocca e gli occhi. Barbie Capadicacchio, invece, guida la macchina, l’elicottero e il sommergibile, oltre ad avere una casa dai colori rivoltanti. Jimmy il robot cazzuto vola pure lui e non solo, spara i razzi dal culo e si scompone e si ricompone da solo in mille forme diverse.
Certo, mentre i giocattoli fanno tutte queste piroette sullo schermo, compare una scritta tipo quelle dei telefoni erotici che dice "Il giocattolo non e’ animato. L’animazione e’ ottenuta con l’utilizzo di tecniche di ripresa". Bene. Siamo a posto.
A parte il fatto che la scritta e’ stile 899, piccola e fuggevole, a qualche genio e’ mai venuto in mente che i destinatari della pubblicita’ probabilmente non sanno leggere?
I genitori sanno leggere, almeno si presume, ma anche se spiegano l’arcano al bambino, pensate che lui sia disposto a credergli? Dopo tutti i "smettila che se no chiamo il baubau" oppure "il gelato te lo compro piu’ tardi", insomma dopo le decine e decine di promesse e minacce non mantenute che si sono allitterate di fronte a lui dovrebbe credervi quando gli negate una cosa che ha visto con i suoi occhi?
E’ ovvio che quando, fiaccati dalle sue insistenze, cedete e comprate Jimmy il robot cazzuto, appena lui lo prende in mano e si accorge che si tratta di un merdoso pezzo di plastica cinese e che non si muoverebbe da solo nemmeno se lo animasse Ermete Trismegisto in persona, rimanga deluso. Non e’ viziato, ha appena preso la tessera del partito degli inculati. E anche se poi Mc Queen la macchina che parla, parla veramente, dice sempre le stesse cose, la bocca non si muove e gli occhi sono due palle nere che ballano in una sfera di plastica trasparente. Non e’ certamente quell’amichetto fantastico con il quale il bambino si immaginava di passare ore e ore a parlare e a scherzare.
Il fatto e’ che i bambini non sono in grado di valutare se un prodotto pubblicizzato e’ plausibile o se si tratta solo di una enorme bufala. Non hanno conoscenze di meccanica, non sanno nulla di elettronica e pensano che quello che si vede in TV sia reale.
Questo e’ uno scandalo. Questa gente si mette tra noi e nostri bambini per farsi il loro sporco guadagno. Fottono noi e loro senza ritegno. Il loro profitto viene dalle aspettative e dalla delusione che generano in quello che abbiamo di piu’ caro. Dove sta il Gabibbo? E Capitan Ventosa? Dove stanno quelli di Striscia la Notizia, dove sta il carabiniere bocciato Staffelli con il suo tapiro del cazzo? Ah si, sono tutti a riprendere una rissa tra un critico d’arte fallito e una inutile nipote.
A me questa cosa fa veramente schifo. Piu’ della legge elettorale. Io questi che ci inzuppano il pane sui desideri legittimi dei bambini li odio. E non scherzo, una volta tanto.
La prima cosa da fare e’ fare in modo che nelle pubblicita’ i giocattoli siano animati dai bambini come nella realta’ e, se fanno dei movimenti autonomi, devono essere quelli, non piroette da acrobati del circo inventate dai pubblicitari. Se la macchinetta parla, nella pubblicita’ deve dire una o due delle frasi che tiene memorizzate e non interagire con i bambini manco fosse il grillo parlante. E poi bisogna lavorare a scuola. Perche’ uno puo’ anche fare tutto quello che puo’ a casa e poi quando il bambino va a scuola e sente narrare mirabilie di Jimmy il robot cazzuto, lo vuole pure lui perche’ l’essere diversi e’ una scoperta che si fa da grandi. Da piccoli si vuole essere uguali agli altri. A scuola ci vorrebbe un’ora o due di gioco insieme, almeno un paio di volte la settimana, magari il sabato e il lunedi’. Non quiz culturali, non recite, ma gioco vero con i giocattoli. Cosi’ uno potrebbe imparare dall’esperienza di altri e se Barbie Capadicazzo e’ solo un pezzo di plastica e una ci e’ cascata, almeno non ci casca anche un’altra.
L’alternativa e’ quella che tutto continui come adesso e che al liceo arrivino campioni come quelli di cui si parla in questi giorni. Questi poi crescono e diventano gli italiani del domani, quelli che hanno preso la prima inculatura gia’ a tre anni, quando si sono accorti che Jimmy il robot non era affatto cazzuto e si sono visti privare di un loro piccolo sogno solo perche’ uno sfruttatore di manodopera cinese potesse pagarsi le sue puttane e la sua cocaina. Io da uno che parte cosi’ mi aspetto che passi la vita a cercare Jimmy il robot cazzuto, in un uomo politico, in un dopobarba, in una macchina e che infine passi allo stato gassoso senza essersi accorto che Jimmy il robot cazzuto non esiste.
Voi che avete questa fortuna, cercate di parlare con i vostri bambini. Voi siete tutto quello in cui loro credono. Non delegate un altro a farlo al posto vostro. Non fate in modo che i vostri cuccioli vivano da subito il tocco freddo e disgustoso della cupidigia criminale di questa gente.
Il mio nuovo Sito





Sai che effettivamente non ho mai fatto caso a quella scritta? Ora voglio vederla!
Comunque la pubblicità è ingannevole ma non solo per i giocattoli. Prendi i prodotti per capelli sponsorizzati dalla modella di turno: i tuoi capelli non verranno MAI cosi ed il motivo è che tale modella ha passato due ore sotto le mani del parrucchiere prima di fare le riprese.
Oppure lo sgrassatore che lo metti e con una passata toglie tutto lo schifo dal lavandino. Stronzate.
E poi magari hanno anche il coraggio di dirti che sei tu che nn riesci ad usare suddetti prodotti. Mah.
Miss
Comment by missmidnight — 15 November , 2006 @ 1:00 pm
Mi trovi perfettamente d’accordo. Dai un’occhiata…
http://settanta7duemila5.splinder.com/post/7150600
Comment by settantasette — 15 November , 2006 @ 2:09 pm
bello questo post e… triste!
). Il psicologo ha detto che le coppie italiane si stando lasciando sempre piu’ spesso cosi’, senza un motivo preciso… solo perche’ c’e’ noia, non si provano le emozioni forti. Vogliamo il rapporto piu’ .. “cazzuto”? Vogliamo essere sempre amati, corteggiati, ammirati solo perche’ cosi sono le modelle/i in pubblicita’. Vogliamo sempre vivere le emozioni della “prima volta”. Siamo sempre piu’ depressi senza capire il perche’. Forse non ci riconosciamo nelle semplici “persone della porta accanto” delle pubblicita’. Non ci sentiamo piu’ “validi”. E questa sensazione la incominciamo ad acquisire piu’ spesso gia’ in infanzia…
qualcuno vuole convincerci che proviamo le emozioni non abbastanza forti, che non viviamo la vita al 100%. Prima per emozionarci ci bastava il tramonto o il primo bacio. Ora tutto cio’ non e’ sufficiente! Vogliamo di piu’. Giusto ieri ho visto un programma sui divorzi (giusto per cambiare
triste
Comment by peretix — 15 November , 2006 @ 2:40 pm
siamo in una società in cui qualsiasi cosa ha un termine, viene sostituita da qualcosa sempre un pò più nuovo… dopo tre anni una macchina è vecchia, dopo un anno un computer è obsoleto, dopo 6 mesi un cellulare è antiquato, dopo 1 mese un software è inutile.. perchè tenersi un partner tutta una vita? fuori c’è sempre qualcosa di meglio.. il boccone che abbiamo nel piatto è più buono di quello che stiamo già mangiano.
Comment by dario — 15 November , 2006 @ 4:02 pm
Missmidnight: si ma qui stiamo parlando di personcine che non sono in grado di fare un’analisi critica di quello che gli viene propinato. Bello il sito di questa signorina. E carina anche la sua foto a colori
77: e che me lo dici a fare. Vediamo se riconosci anche questa.
Peretix e Dario: delle volte ho l’impressione che ci trattino come mucche. La sbobba da magiare, la stalla per dormire e la macchinetta per mungere attaccata alle zizze. Io non ci sto piu’, preferisco il macello.
Comment by dellefragilicose — 15 November , 2006 @ 4:48 pm
Vediamo… potrebbe essere il “forget about it!” di Donnie Brasco?
Anyway: riflettuto ulteriormente sul post. E’una delle più subdole tra le strategie di marketing. Studiata a tavolino da fior di psicologi, eh, tanto da avere una definizione tecnica.
Prova a digitare “nag factor” su google, e poi incazzati ancor di più.
Comment by settantasette — 15 November , 2006 @ 7:22 pm
77: non solo le sa, ma le sa anche in lingua originale … passione o professione? Nag factor, controllato su web. Non sapevo che avesse questo nome ma immaginavo che i pubblicitari lo avessero modellizzato. Hai ragione mi ha fatto incazzare. Domani lo studio meglio e poi ti dico.
Comment by dellefragilicose — 15 November , 2006 @ 8:25 pm
Lo leggo solo oggi questo post… E sono daccordo con missmidnight è triste. Mi hai fatto venire in mente quante volte sono stato inculato da “criaturo”… Non si fa questo ai bimbi! E spero di poter diventare un buon genitore cazzo. Grazie DFC
Comment by MaubrA — 19 December , 2006 @ 1:03 am
Maubra: lo sarai sicuramente. p.s. miss Middnight e’ carina, vedi tu.
Comment by dellefragilicose — 19 December , 2006 @ 1:08 pm
Il ruolo di consumatori, come ci chiama spesso la tv, è quello che chi pubblicizza e chi vende predilige in tutti i ruoli che abbiamo nel nostro essere, siamo coccolati quando compriamo, e ignorati quando reclamiamo denaro da spendere per comprare, la corda deve stare a tiro, e soprattutto in equilibrio, altrimenti sono cazzi per tutti. Pensandoci bene hai ragione quando affermi che ci trattano come mucche, ci danno l’erba che basta per fare il latte che poi ci venderanno…
dfc: sempre che tra tanti buoi non incomincino a nascere tori
Comment by Diabolik — 24 December , 2006 @ 12:22 pm