DelleFragiliCose25 November , 2006 5:27 pm
Vi invito a leggere la riflessione di serpiko nei commenti. I caratteri sono piccoli e il testo un po’ lungo. Ma ci sono ottimi spunti di discussione. dfc
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Eccolo il mio blogger, preferit, che non fa in tempo a citare Vermeer che…
Approposito di Vermeer, sono un notevolissimo frequentatore di mostre ed extensions. Che poi non ho mai capito:
- che differenza ci sia (ammesso che ve ne sia);
- perchè si debba utilizzare un vocabolo inglese quando esiste un equivalente italiano perfetto e molto più adeguato;
- checcazzo di storia etimologica ha avuto il termine extension, tale da poterlo utilizzare per l’arte così come per un attrezzo dedicato al gluteo femminile.
Ma io non posso comprendere tutto, anzi. Già tutto quello che mi spiega solitamente dfc è fuori dal mio raggio quotidiano; non intendo quindi sbattermi per comprendere i sostantivi di un popolo che non si prende nemmeno la briga di assegnare un articolo a ogni genere, e che non considera nemmeno l’ipotesi di introdurre nella sua grammatica le preposizioni articolate.
Dicevo, sono un divoratore di mostre sulle arti visive.
Appena ne ho l’occasione, inforco il mezzo di trasporto più opportuno per recarmi nel luogo dove vengono proposte: si tratti di scatti fotografici, tele, sculture o monumenti, io provo a essere lì. Mi piacciono molto le mostre dedicate a un unico autore, tendo ad apprezzare meno quelle che raccolgono opere miste di un certo periodo o, più in generale, i musei, dove il percorso artistico degli autori viene sempre, sistematicamente e tristemente frammentato. Sono soprattutto i quadri ad attirare la mia attenzione: la presenza dei colori è per me condizione necessaria al completamento dell’emozione, la mia percezione è dinamica e l’assenza dell’iride mi porta inevitabilmente a una sensazione di fredda staticità priva di vita. Per me un quadro è uno scatto fotografico con l’obiettivo rivolto all’anima dell’artista, mentre una scultura è un raggio di luce bianca che attraversa lo spazio buio e profondo.
Alle mostre cui assisto, mi piace immaginare il pennello che marca il suo passaggio sulla tela che sto osservando: di solito mi soffermo sui divanetti con sguardo ebete a pensare dove sia stato impresso il primo tratto, da dove si sia sviluppata la prospettiva e cosa stesse guardando il suo autore, quali rumori abbia avvertito, quali odori, cosa l’abbia distratto, quando abbia imprecato per un colore mescolato male o per una sbavata di arancio. Il quadro è vivo davanti a me e, prima di accommiatarmi da lui, sfogo l’eventuale accento di concupiscenza nel pensare a quale parete della mia casa potrei dedicargli. Avevo pensato a un magnifico Modigliani proprio di fronte alla penisola della cucina, da osservare mangiando una semplice bruschetta all’olio e peperoncino; la persistenza della memoria sarebbe andato benissimo sopra al comò, per ricordarmi ogni mattina che il tempo è un’invenzione di cui prima o poi dovrei liberarmi; un Balthus in corridoio, per non doverci ragionare troppo; l’autunno di Cascella in sala da pranzo, in compagnia del teak di tavolo e madia, per dare profondità e per avere un istante della mia stagione preferita in ogni giorno dell’anno; e l’insonne di Munch proprio all’ingresso, così che gli ospiti capiscano subito con chi hanno a che fare.
Quando mi ridesto, di solito la mia ragazza sta brontolando e tutti coloro che erano in coda per il biglietto prima di me mi hanno già superato, ognuno di loro ovviamente prendendomi per pirla (d’altra parte cosa posso prendendere, visto lo sguardo ebete…).
Solitamente esco dalla mostra con una sensazione profonda di arricchimento e di soddisfazione, come se in effetti mi stessi portando a casa un pezzo del messaggio che penso di aver recepito; disgraziatamente questa sensazione tende a perdersi col passare dei giorni, con mia piena consapevolezza della sua dissoluzione, senza che possa far nulla per fissare quelle immagini e quei tratti, talvolta a mio avviso fondamentali, che vorrei conservare e portare con me.
Le ragioni di queste dissolvenze sono da me state individuate, e torno volentieri su un argomento che avevo lanciato nel Kubrick-topic: con inevitabile terrore, ho dovuto riconoscere che le mie lacune sono dovute alla mancanza basi che avrei dovuto posare in tempi di assorbimento culturale integrale, ovvero durante le scuole superiori.
Per essere chiaro, ho frequentato il liceo Classico e non sono stato esattamente il prototipo di un alunno modello: all’epoca combinavo discreti casini, spesso il mio impegno si riduceva alla presenza durante le lezioni e non mostravo uno spiccato interesse per le materie regine dell’accademia in questione, il latino ed il greco. Ciononostante, dopo tanta autocritica devo anche ammettere che ciò che m’appassionava veniva poi approfondito oltre il limite della saggezza, soprattutto quando varcare questa soglia coincideva col rubare tempo ad altri doveri didattici.
Certo, il mio interesse verso le materie era in qualche modo anche proporzionale all’interesse che il professore di turno sapeva suscitare. Per esempio, la prof di latino e greco era pallosa quanto le sue lingue; e infatti… La fisica m’interessava, invece, ma il professore era troppo attratto da esempi circa la comprimibilità dei liquidi in cui poteva citare la sua auto idropneumatica; e fu così che di fisica oggi non mi rimane nulla, in compenso le Citroen sono le mie auto preferite. Al di là di propensione personale ed altri dettagli, ammesso che la bravura di un docente possa essere un “altro dettaglio”, a mediare il tutto e a garantire un bagaglio culturale completo e uniforme dovrebbe intervenire la promulgazione di un programma statale unico, certo, inderogabile, condiviso bilateralmente e COMPLETO.
Bene, io non mi sono mai spiegato come fosse possibile che in una scuola prettamente umanistica come il L.C. non venisse dato alcuno spazio alla musica, materia con cui si studiano le tecniche e le logiche per suscitare la percezione più profonda che sia stato concesso all’uomo di cogliere con gli apparati sensoriali.
E l’arte? Relegata a due sole ore settimanali, spesso affidata a persone di dubbia professionalità che non fanno nulla perchè la loro materia (che necessita di una guida alla comprensione dotata di passo certo e costante) sia degnata della giusta considerazione… “Prendi l’arte, e mettila da parte”, loro ci s’attengono letteralmente.
Tutte considerazioni che, quando ero liceale, non ho saputo fare. Ma tutte considerazioni che, quando ero liceale, non avrebbero dovuto essere affidate a me.
In sintesi, la scuola superiore italiana fa parecchio schifo.
Finora credo che, culturalmente, gli italiani siano stati salvati dalla maestra delle elementari e dall’istruzione media inferiore: esse hanno dato a tante generazioni basi solide su cui costruire una vita o da cui partire per rinforzare il patrimonio culturale della persona. Le superiori hanno sempre contato poco, rivestendo fino agli anni ‘80 un ruolo molto pratico e formando l’individuo più sul piano sociale che su quello morale (cui aveva pensato soprattutto la signora Maestra, fino ai 10 anni) o didattico.
Oggi le cose sono cambiate: la maestra-chioccia che faceva metabolizzare le tabelline non c’è più, sostituita da un turbine d’insegnanti che ruotano intorno a bambini di 6 anni nel tentativo di rimpinzarli di quante più informazioni possibile, foss’anche per osmosi, e provocando indigestioni non curabili col bicarbonato; le medie inferiori sono state snaturate dal continuo inserimento di forza docente non qualificata, frammentata in ceti troppo diversi per poter essere coesa e talvolta troppo tutelata sul piano contrattuale, seppur con uno stipendio da Bangladesh; e le superiori continuano a essere la pochezza che erano già e a lasciare altrettanta pochezza a chi vi passa attraverso, con la vergognosa scusante che “tanto quasi tutti poi faranno l’università e potranno quindi recuperare”. Ma recuperare cosa, dico io, visto che che stavolta la lacuna parte dal primo giorno di lezione?
E mentre noi prendiamo coscienza a colpi d’immagine e di videofonini dei primi effetti di questo scenario sulla società, una riforma seria e strutturale non è nemmeno in previsione…
Basta, vado a farmi scrivere dal dottore qualche pillola contro la logorrea.
Chiedo scusa a chi s’è sorbito tutto il mio sproloquio.
Comment by serpiko — 25 November , 2006 @ 7:03 pm
Serpiko: prego. Condivido il tuo amore per la pittura. E’ una forma d’arte di immediata ricezione, forse ancora piu’ immediata della musica. La pittura e’ piu’ universale e richiede meno educazione alla percezione. La musica no. Magari ci sono splendire opere musicali cinesi ma noi non siamo educati a comprenderle.
Io ho fatto lo scientifico. Negli anni settanta, e questo forse fa la differenza. Ho studiato abbastanza seriamente e mi sono ritrovato un po’ tutto. Musica e arte erano assenti, in compenso so ancora citare Catullo a memoria. Poi ho fatto studi scientifici, ma le basi c’erano e ho continuato ad amare e studiare storia, letteratura e poesia.
L’istruzione di oggi e’ diversa perche’ prepara le persone a un mondo diverso. Catullo e’ superfluo e la capacita’ critica richiesta e’ quella sufficiente a valutare un talk show o “il codice da vinci”. Non so se sia ancora necessario o giusto conoscere i classici latini, leggere Buzzati o Joyce. Forse non sono piu’ in grado di comprendere gli obiettivi di questo mondo. Il mio sta tramontando e fra poco non ne rimarra’ piu’ nulla. Mi siedo, aspetto e faccio affidamento sull’apertura mentale e l’elasticita’ che ho costruito in anni di studio e di letture.
Ciao Serpiko, e grazie del tempo che mi dedichi.
Comment by dellefragilicose — 26 November , 2006 @ 12:46 am
Ragazzi è proprio un piacere leggervi…
Io forse sto messa un po’ peggio di voi perchè ho fatto ragioneria quando invece avrei voluto il liceo classico; al momento della scelta purtroppo ero consapevole del fatto che probabilmente i miei non avrebbero mai potuto mantenermi all’università che, abitando in un paesino, avrei dovuto frequentare distante da casa e quindi oltre a libri e tasse avrebbero dovuto fronteggiare anche affitto e tanto altro…
Ho quindi optato per la ragioneria per avere un diploma che, soltanto sulla carta ahimè, avrebbe dovuto offrirmi qualche possibilità senza laurea (il classico, purtroppo per me, non me ne dava neanche sulla carta…).
Concordo sul fatto che, almeno fino a qualche anno fa,
le basi solide si formavano nei primi anni di studio: io ho avuto ottimi insegnanti sia alle elementari che alle medie ed è quello che mi è rimasto; alle elementari la maestra ci spronava molto e ricordo che già in quarta e in quinta ci faceva fare le cose delle medie (tipo i temi o l’analisi del periodo oltre quella logica fatta normalmente alle elementari); sono arrivata alle medie preparatissima ma mi sono scontrata con compagni meno preparati e, anche dovendo ripetere tutto, ero contenta di sentirmi così pronta verso tutto!
Anche alle medie ho trovato ottimi insegnanti, soprattutto quello di lettere: era parecchio anticonformista e ci faceva guardare i telegiornali, ci ha fatto scrivere dei giornalini, ci mandava in giro ad intervistare e fotografare….
Parlo di circa 20 anni fa e potete capire che era un po’ preso per pazzo ma noi lo adoravamo…
Ci ha fatto conoscere le Oasi del WWF, abbiamo vinto un premio con un presepe ecologico, ci faceva recitare, ci ha insegnato a non buttare le carte per terra e a fare la raccolta differenziata (già 20 anni fa): in poche parole ci ha dato le basi per farci diventare adulti responsabili e consapevoli e questo credo debbano insegnarlo tutti, non uno soltanto che pur di farlo andava contro tutto e tutti.
Quel poco che so di arte e musica l’ho fatto sempre alle scuole medie, dopo più nulla (non sono materie da ragionieri) e men che meno di latino: quello purtroppo non l’ho mai fatto anche se avrei voluto; qualche anno dopo lo ha studiato mia sorella e io la aiutavo volentieri a studiarlo, imparando qualcosa anche io…
Oggi però non vedo molto spazio per la cultura, ne a scuola ne nella società…
Tutto questo è molto triste….
Ecco ora vado anche io dallo stesso dottore di serpiko!
Un bacio a voi
Comment by spes74 — 26 November , 2006 @ 12:47 pm
e dovreste vedere la situazione all’università. frequento una facoltà di tipo umanistico e mi sto specializzando in arte moderna, la mia tesi è su uno di quegli argomenti sconosciuti ai più e che sarà apprezzata (lo spero) solo da un esiguo gruppetto di vecchi barbogi, anche se io vi ho messo anima e corpo e anche qualcos’altro. io ho riscontrato questo. quanto è difficile studiare (ed apprezzare)la storia dell’arte - e l’arte- quando è decontestualizzata. Ho sentito dire, di fronte ad un quadro impressionista : “Ma quello saprebbe farlo anche un bambino, sono solo puntini e trattini, e poi non si capisce niente”. Vai a spiegare che l’innovazione impressionista è tale in quanto in relazione all’arte neoclassica, in quanto più o meno provocatoriamente svuotata di significato contro alla tradizionale pittura di storia. Vai a spiegare che va vista in relazione alla nascita del realismo e del naturalismo letterario, vai a spiegare che il pittore diventa come una semplice ottica. catalizzatrice di luci ed effetti. vai a spiegare che le ombre non sono nere. anche picasso disegnava sgorbi, ligabue era pazzo, segantini dipingeva donne con il collo piegato in due…..ho visto recentemente una mostra bellissima su Tissot e De Nittis, l’unico pittore più o meno impressionista italiano ( e mio conterraneo, e sono orgogliosa di dirlo) : ecco, i due artisti erano messi insieme sulla base di non quali caratteristiche, forse sulla base delle differenze , direi. Il primo calligrafico, splendido nei colori e nelle forme, aneddotico, mondano e statico. il secondo rapido, veloce, meno gradevole all’occhio ma infinitamente più interessante. non a caso i commenti più diffusi (anche tra gli studenti d’arte) erano : tissot era più bello, che precisione, i suoi quadri sembravano una cartolina, che bello. e qui è il fulcro del discorso: per molti il bello è ciò che più assomiglia alla realtà, ciò che ci rassiura, ciò che è più classico (nel senso lato del termine), ciò che non innova ma ripropone vecchie consunti schemi. ma se così fosse davvero, allora neanche Michelangelo, superbo e tormentato, avrebbe avuto vita facile. Come al solito, è questo che manca e che credo sia difficile insegnare con un normale programma scolastico, uno sguardo che riesca a perforare la superficie lucida e laccata della realtà.
Comment by nadia — 26 November , 2006 @ 2:49 pm
Spes74: cara, la tua sensibilita’ e la tua intelligenza sono venute fuori lo stesso. Te lo assicuro. Sei giovane e se hai voglia di studiare hai ancora tempo.
Nadia: De Nittis e’ quello che e’. A me piace molto. Certo che questo criterio di somiglianza della realta’ … taglierebbe fuori anche Vincent Van Gogh e le sue notti stellate. Cara Nadia, te lo avevo detto che ti piace fare la trucida ma che in fondo, ma proprio in fondo, sei un’intellettuale.
Comment by dellefragilicose — 26 November , 2006 @ 5:16 pm
Data la pigrizia cavalcante mi esprimo con le parole di due di voi:
Premessa: Ragazzi è proprio un piacere leggervi…
Commento: Le ragioni di queste dissolvenze sono da me state individuate, e torno volentieri su un argomento che avevo lanciato nel Kubrick-topic: con inevitabile terrore, ho dovuto riconoscere che le mie lacune sono dovute alla mancanza basi che avrei dovuto posare in tempi di assorbimento culturale integrale, ovvero durante le scuole superiori.
Commiato: Serpiko come ti capisco, sottocrivo in pieno le parole di cui sopra, sento anch’io che mi manca qualcosa.
Saluti a tutti, buonanotte e au revoir
Comment by Davide — 27 November , 2006 @ 2:17 am
Davide: Per te vale lo stesso che ho detto a Spes74. Siete giovani cacchio, non parlate come se non ci fossero piu’ possibilita’. A leggere e a studiare, marsh!
Comment by dellefragilicose — 27 November , 2006 @ 11:31 am
fragilocchio. lo prendo come un complimento, eh…
Comment by nadia — 27 November , 2006 @ 12:24 pm
Nadia: e’ la verita’
Comment by dellefragilicose — 27 November , 2006 @ 4:22 pm
Hai ragione caro ma studiare e lavorare insieme è un po’ complicato…
Vedremo…
Smack
Comment by spes74 — 27 November , 2006 @ 10:18 pm
Spes74: pigrona, se invece si tratta di ballare?
Comment by dellefragilicose — 28 November , 2006 @ 11:38 am