Quando cinque anni fa e’ iniziata la partita, gli americani ci hanno tenuto a sottolineare che il pallone, quello bello, di cuoio, lo avevano portato loro. Chi voleva partecipare doveva giocare nel ruolo che gli veniva assegnato, se no sta minga qui a rompere i maroni, e via a casa a guardare la televisione. Dall’altra parte, una squadra pietosa. Un po’ di pastori e qualche invasato dalla barba lunga e la tunica stracciata piena di polvere.
George Bush si e’ messo davanti per fare i gol. Gli altri dietro, divisi tra porta e difesa.
In questi giorni, il padrone del pallone di cuoio, quello bello, ci fa sapere che vuole una mano in  attacco e mentre lo dice cerca di nascondere le ginocchia rovinate dai calci dei difensori avversari. Forse francesi, italiani, tedeschi e compagnia bella, si sono un po’ abituati a stare in difesa, a fare i fenomeni sgommando sulle loro jeep nuove di zecca per le strade di Kabul. Probabilmente l’idea di andare in giro per altopiani polverosi a snidare uno per uno i pastori nascosti nelle buche, con il rischio di sporcarsi la divisa, non gli va’. E quindi, per rimanere in tema di bambini che giocano, fanno come il nostro ministro degli esteri damena, e dicono non lo stanno dicendo a noi, ce l’hanno con qualcun altro.
Certo che il padrone del pallone di cuoio, quello bello, deve proprio vedersela brutta. Incita i compagni di squadra ad "accettare compiti difficili come fa l’Estonia". Ecco, che figura di merda, persino l’Estonia ha piu’ coglioni di noi.
Non so voi, ma a me questa America che incomincia ad avere paura di prenderle, fa piu’ paura di quella che e’ scesa in campo cinque anni fa con l’intenzione di ridisegnare la superficie di questo pianeta. I bulli abituati ad avere ragione, messi nell’angolo, diventano pericolosi e possono mettre mano al coltello. E tutti noi sappiamo quanto sia pericoloso il coltello degli americani.