Bene. Li ho definiti coglioni al bromuro, non vedo l’ora di essere smentito. Dopo aver sistemato questioni di importanza epocale come la faccenda dei taxi e quella dell’indulto, dopo aver messo, tolto, rimesso, ritolto ed alla fine non mi ricordo piu’ se c’e’ o no, la tassa sui SUV, dopo aver perseguito l’evasione fiscale contando gli scontrini e pretendendo che si paghi il dentista con la carta di credito manco che i contanti non esistessero piu’ e ci fosse un finanziere nascosto dietro la poltrona, finalmente arriviamo a questioncelle di secondaria importanza come la regolarizzazione delle unioni di fatto.
Il segretario dei DS pappino (per il momento ancora pappino, poi vediamo se possiamo promuoverlo a fassino ed infine a Fassino) rassicura il Vaticano. botti, il leader delle lega, interviene nel dibattito con il consueto savoir faire "Dare i soldi agli omosessuali quando non ci sono per le famiglie è profondamente sbagliato. Li spazzeremo via".
Secondo me bisognerebbe iniziare a distinguere le cose chiamandole in modo differente. Una cosa e’ il matrimonio, un’altra l’unione civile. Il matrimonio avviene tra due persone che hanno un credo religioso che li porta a chiedere che la loro unione civile sia benedetta dal Signore. E’ ovvio che se il loro credo prevede il fatto che il matrimonio avvenga tra persone di sesso diverso e che sia indissolubile, sono loro che devono impegnarsi a sostenere e mantenere questi vincoli, non lo stato laico. Un’ unione civile, viceversa, avviene tra due persone che non hanno la necessita’ di attribuire una valenza sacra al loro accordo ed e’ utile per fare in modo che gli interessi reciproci siano tutelati e che si possa assumere l’uno la  tutela dell’altro, in caso di necessita’.  Definire l’unione civile tra persone dello stesso sesso "matrimonio omosessuale", introduce una componente sacrale nella vicenda che puo’ offendere chi attribuisce al matrimonio un valore religioso che disconosce le coppie composte da persone dello stesso sesso.
Fino a quando non vengono coinvolti terzi, io credo che nessuno si debba impicciare delle faccende di due adulti consenzienti che decidono di vivere insieme, siano pure dello stesso sesso. Dico chiaramente che ho pesanti dubbi sull’opportunita’ di affidare bambini in adozione a coppie omosessuali. Non sono un esperto, ma non e’ sicuro che questo sia il modo piu’ idoneo per garantire ad un bambino il corretto ambiente per crescere. Ricordiamoci che i bambini non possono scegliere, che il loro diritto prevale sempre su quello degli adulti e che quando siamo chiamati a scegliere per loro, abbiamo il dovere di prendere sempre la decisione piu’ cautelativa. Fatto salvo questo principio, per il resto, un’unione civile ed un matrimonio, secondo me dovrebbero avere gli stessi oneri e gli stessi onori di fronte alla legge.
Mi auguro che questa sia l’occasione giusta per dirimere un’altra questione dimenticata che rappresenta una vergogna assoluta per il diritto di famiglia di questo paese.
Vorrei che qualcuno che lo ha capito, mi spiegasse per quale motivo, un uomo ed una donna, dopo essersi sposati ed essersi resi conto di aver fatti un errore, dopo aver deciso di comune accordo di divorziare, pur in assenza di bambini e di interessi contesi, siano costretti a subire tre anni di separazione, prima di potersi risposare. La cosa ha probabilmente un senso quando ci sono dei bambini. Se anche una coppia su cinque decidesse di riunirsi durante questo periodo di riflessione forzata, nell’interesse dai figli, ne potrebbe valere la pena. Ma quando abbiamo di fronte due persone che non hanno figli e che si sono messe d’accordo sugli aspetti economici, per quale motivo obbligarle a questa sosta ai box? Potrebbe sembrare una punizione. Un po’ mi ricorda il Monopoli, quando uno va in prigione ed e’ costretto ad aspettare tre turni per poter uscire. Come nel Monopoli, chi paga esce prima, perche’ se uno ha i mezzi e le conoscenze, si puo’ rivolgere all’organismo Cattolico, la Sacra Rota, che ha potere di annullare il matrimonio, compresi i suoi effetti civili. Alla fine ci troviamo di fronte al paradosso che per chi ha i dane’, il divorzio cattolico e’ piu’ efficiente di quello civile. E siccome il matrimonio e’ come se non fosse mai avvenuto, non e’ obbligatorio aspettare tre anni per risposarsi e come "pubblicizzato" in Internet: "sotto il profilo giuridico, possono venire a cessare gli obblighi di contribuzione dell’assegno di mantenimento per il coniuge, come previsto invece nella separazione dichiarata dal Tribunale Civile; scompaiono eventuali diritti ereditari a favore del coniuge separato.   In ciò la nullità di matrimonio si distingue dal divorzio (o meglio, dalla "cessazione degli effetti civili" del matrimonio concordatario) in quanto la sentenza ecclesiastica dichiara il matrimonio "mai esistito" (cessano gli effetti giuridici ex tunc, ossia dall’inizio), mentre la sentenza civile dichiara cessati gli effetti giuridici ex nunc (dalla sentenza in poi)". Eccezionale. Roba che se all’estero la potessero capire, ci caccerebbero dall’ONU. dal G8 e dalla comunita’ europea e ci porterebbero di filato a Norimberga.