Delle Fragili Cose

DelleFragiliCose12 December , 2006 8:08 pm

Il meccanico mi dice che la macchina e’ a posto. Mi viene in mente di chiedergli se ha controllato la pipetta della candela che faceva contatto ma poi sto zitto. Prima o poi mi faranno la cartella per il timore che ho di fare domande a un tipo incazzoso. Mentre lui si allontana per prendersi cura di una macchina molto piu’ nuova e molto piu’ bella, io mi dedico ai controlli che sulle macchine di ogni dimensione spettano al pilota. La pressione dei ruotini e’ un po’ bassa. Ieri ha piovuto parecchio ma il terreno ha drenato bene. Il supporto della vela e’ a posto. Il gancio di sicurezza attaccato. I bulloni sono tutti in segnatura, il serbatoio e’ pieno, i tiranti in ordine. C’e’ qualche centina della vela un po’ moscia, ma oggi non c’e’ vento. Temperatura 11 gradi, pressione in aumento. Niente termiche. Visibilita’ illimitata. Un gran giorno per volare.
Stamattina e’ un vero lusso. Martedi’, giorno lavorativo, tutti a darsi da fare per l’aumento del PIL. Al campo siamo solo io e Lorenzo, ma lui con le macchine e i motori ci guadagna, quindi sta lavorando. Mi siedo nella culletta controllo cinture e casco, apro il carburante,do un occhiata e un urlo "Via dall’elica", piu’ per disciplina che per necessita’. Uno strappo e il motore parte al primo colpo. Lorenzo non si volta nemmeno. Per lui era matematico.
Mi faccio una bella rullata fino a testata pista. La manica a vento non da’ segni di vita. Col terreno pesante meglio un decollo frenato. Imballo il motore per provarlo un po’. Lorenzo e lontano, ma sono sicuro che sta scuotendo la testa. La pista e’ diritta davanti a me. Centosessanta metri di terra battuta. Una freccia marrone verso il cielo azzurro.
Volare mi fa paura, e volare su un deltaplano a motore mi fa paura ancora di piu’. Sei appeso a un ala di plastica, un motore da tosaerba e 4 o 5 tubi simili a quelli che sostengono il divieto di sosta. Non c’e’ protezione dal vento e dal rumore, soprattutto dal rumore. Pero’ vi assicuro che ne vale la pena.
Mi ripasso cosa fare nel caso il motore si fermi in decollo. Mi dico per l’ennesima volta che se accadesse me ne dimenticherei sicuramente, do gas fino in fondo, lascio il freno e incomincia il balletto. Non mi preoccupo, tanto l’orologio l’ho perso gia’ ieri e gli occhiali sono sotto il casco. La barra, lentamente, si allontana. Io l’accompagno e nel giro di pochi secondi le vibrazioni si arrestano di colpo. Ho staccato.
Il decollo e’ la parte piu’ drammatica del volo. Si passa da un mondo all’altro nel giro di secondi e non ti ci abitui mai. Il motore gira bene, richiamo la barra, prendo velocita’ ed inizio una virata in salita. Senza vento e senza turbolenze mi sembra di scivolare su un binario. Faccio dei lenti e larghi 360. Grazie all’inclinazione quasi impercettibile, mare, montagna e campi mi sfilano davanti senza nessuna deformazione. Il sole e’ ancora basso e quando la prua punta a Est, mi abbaglia per un attimo. Mi sembra di aver visto degli uccelli a ore tre, guardo di nuovo. Non ho nessuna voglia di frullarne uno, scassare elica e cinghie e scendere a terra in avaria motore. Sono certo che Lorenzo mi farebbe pulire tutto a me prima di mettere mano e la cosa non mi entusiasma.
Ho fatto quasi milleduecento piedi di quota. Qui non potrei volare, e’ gia’ regno di aerei veri. Ma fortunatamente da queste parti non passa mai nessuno e non riesco ad immaginarmi come potrebbero farmi la multa. Fermo il motore. Silenzio. Non lo faccio spesso ma ora ho quota, efficienza e condizioni meteo che me lo consentono senza rischi. Oltre al fruscio dell’aria sulla vela sento una moto, un clacson, un cane che abbaia e due persone parlare a voce alta. Cerco di individuarle, ma dall’alto la geografia e’ diversa e non riesco a vederle. Nel corso delle mie larghe virate discendenti mi appare il corso del fiume e il nastro dell’autostrada. Dietro le montagne c’e’ una servitu’ militare. Sorvolo interdetto. Qualche anno fa non c’era problema a farci un voletto su. Ora ho paura che mi abbattano con i missili. Le montagne sono azzurre e fredde. Sembra che il mondo sia deserto e silenzioso. Se ne avessi il coraggio chiuderei gli occhi e lascerei andare il delta dove vuole.
Prima di scendere sotto quota di sicurezza do uno strappo al motore per riavviarlo. Una volta, due volte. Niente. Mi incomincio a emozionare all’idea di un atterraggio di emergenza, e guardo il campo per stimare distanza e posizione. Probabilmente dovrei fare almeno un paio di virate per mettermi in sentiero e non sono certo di avere quota sufficiente per arrivarci. Mi sa che se il motore non parte mi tocca atterrare nel cortile di qualcuno. Aspetto un attimo prima di dare il terzo strappo e poi, pensando a Lorenzo, do un colpo secco. Uno sbuffo bianco e’ l’allegro rumore di falciatrice riprende ad assordarmi. Come amo i motori a scoppio. Dopo poco sono in linea con la pista, tiro leggermente la barra per prendere velocita’, tolgo motore e scendo. Quando sono quasi a terra vado in stallo controllato. La macchina sobbalza un paio di volte. Il fatto del motore mi ha un po’ scombussolato e ho stallato troppo alto. Quando rullo fino all’hangar e finalmente spengo il motore, Lorenzo che si e’ goduto tutta la scena, si toglie un attimo la sigaretta di bocca solo per dire: "Che atterraggio di merda". Bello essere a casa.

Ho scritto anche Mare. Quello e’ un po’ per specialisti. In arrivo Terra e Fuoco. Se interessa, ripassare.

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Meccanica delle Cose 8:00 am

Una volta lessi un’affermazione di Andreotti che diceva che se qualcuno affermava di essere in grado di risanare le ferrovie, lo avrebbe fatto ricoverare direttamente al manicomio. Probabilmente e’ vero. Le ferrovie in Italia sono un’impresa destinata a perdere, ma di questo parlero’ in seguito. Sulla sanita’, invece, non ricordo una battuta equivalente, forse perche’ non e’ vero. Di regola, in una popolazione che diventa sempre piu’ sana, le spese per medicinali e ricoveri dovrebbero diminuire o semplicemente non aumentare (in rapporto alla popolazione chiaramente). La cosa non sembra vera per i farmaci, e mi riferisco a questo lancio Ansa che evidenzia il fatto che negli ultimi nove mesi, la spesa farmaceutica a carico del servizio pubblico, e’ aumentata dell’8,2%. Di questo passo, ci metteranno poco a convincerci che e’ meglio "privatizzare" la sanita’". Cosa che, fra il plauso degli inconsapevoli che del liberismo hanno fatto una religione integralista, condurra’ ad un ulteriore impoverimento sociale questo paese. Ma anche di questo parlero’ in seguito. Mi voglio concentrare adesso sull’aspetto farmaci. Ne ho gia’ parlato in passato, ma allora facevo 3 visite alla settimana.
Il rimedio che e’ stato utilizzato fino ad ora per ridurre la spesa farmaceutica e’ stato l’introduzione del ticket. Io credo che il ticket, piu’ che un rimedio, sia una sorta di leva politica. Lo si abolisce o lo si reintroduce solo in funzione del consenso che si riesce a raccattare. Infatti, sono anni che in questo paese va in scena questa macchietta, a beneficio del buon umore dei nostri vicini europei.
Io credo che il ticket possa essere considerata solo una misura temporanea, mentre vengono realizzate misure strutturali in grado di limitare definitivamente lo spreco.
La prima cosa di cui prendere atto, e’ il fatto che e’ stato inventato il computer. Forse al ministero della sanita’ lo chiamano ancora cervellone e pensano che sia grande come tre appartamenti. In realta’ e un po’ piu’ piccolo. Un’altra recentissima invenzione e’ Internet. Lo so che al ministero hanno ancora i modem a 1200 Baud e si collegano alle BBS, ma se vanno a casa di qualche amichetto che ha il computer e Internet, si renderanno conto che e’ ora di fare acquisti e di iscriversi a un corso di computer della scuola Radio Elettra. Nel frattempo a molti di noi, probabilmente quasi a tutti, e’ arrivata la nuova tessera sanitaria, altro cavallo di battaglia dei miei onanistici esordi. Ok, ora abbiamo tessera, computer e rete. Il problema della spesa farmaceutica e’ risolto
Oggi, come tutti sanno, si va dal medico di base, che mette mano al ricettario e prescrive farmaci. In molti casi ancora a mano, con il nome ed il codice fiscale dell’assistito praticamente incomprensibili. In piu’, queste ricette, ritirate dai farmacisti, finiscono in archivi polverosi, sui quali non e’ possibile operare controlli e statistiche, se non dopo averle caricate nel cervellone. Questo vuol dire errori ed omissioni in fase di input e disponibilita’ dei dati solo dopo mesi. La cosa equivale a mettere nelle mani di medici e pazienti degli assegni in bianco. La soluzione geniale, potrebbe essere quella di far emettere al medico curante una prescrizione virtuale, nel senso che invece di compilare un foglietto di carta, la prescrizione viene immessa in un pc collegato ad una rete nazionale che connette medici di base, farmacie ed ospedali. In questo modo il paziente, utilizzando la sua tesserina sanitaria nuova fiammante, potrebbe ritirare i farmaci in qualunque farmacia.
In questo modo si avrebbe un polso istantaneo della situazione ed abusi ed eccessi sarebbero immediatamente evidenti.
Un altro sistema per ridurre drasticamente la spesa farmaceutica pubblica, sarebbe quello dell’erogazione puntuale del farmaco. Ove fosse possibile, se si devono assumere 10 compresse, ne dovrebbero essere consegnate al massimo 12, e non una confezione da 36. Questo ridurrebbe enormemente lo spreco. Riferisco di un caso che conosco direttamente. Una persona a me vicinissima e’ affetta da epatite C. In questi casi si usa la ribavirina. Questa persona deve prendere tre compresse al giorno. Il flacone ne contiene 157. Il ciclo di 3 mesi di cura richiede 270 compresse. Si e’ costretti a ritirare dal servizio pubblico due confezioni per un totale di 314 compresse. 44 compresse vanno sprecate. Attenzione, una confezione da 157 compresse di ribavirina costa al servizio pubblico 1600 euro. Le 44 compresse sprecate valgono 448 euro.
Alla fine facciamo qualche considerazione. Le uniche manovre di cui ho notizia per la riduzione della spesa farmaceutica sono: il ticket e la vendita dei medicinali da banco al supermercato. Sul ticket ho gia’ detto. Sulla vendita dei medicinali da banco al supermercato, chiedo a qualcuno di voi se li ha visti e se sinceramente si puo’ pensare che una comprare un purgante al GS serva a diminuire la spesa pubblica. Cazzate.
Io sarei disposto a pagare il ticket per i prossimi cinque anni se sapessi che si sta lavorando ad un provvedimento strutturale come quelli che ho esposto. Quello che mi viene da pensare e’ che se non ci sono piani, siccome  ca’ nisciuno e’ fesso, qualcuno su questa situazione ci inzuppa il pane. Aziende farmaceutiche, medici, dirigenti, politici, fate voi. Secondo me tutti.
Il problema piu’ grosso non e’ il furto con destrezza. A quello ci sono abituato, ho stimato che la meta’ di cio’ che ho guadagnato mi e’ stato rubato con sistemi simili. Il problema e’ che lentamente ed inesorabilmente ci convinceranno che la sanita’ privatizzata e’ meglio. Ci metteranno duecento euro al mese in piu’ in busta paga e ci diranno ciao ciao. E allora incominceranno i cazzi veri, perche’ questi se ci lasciano andare con duecento euro in piu’, e’ solo perche’ pensano di potercene togliere cinquecento. Pensateci. Ne parliamo prossimamente su questi schermi.

AGGIORNAMENTO: Ho ricevuto una mail da una persona qualificata, la quale mi fa osservare che in tale campo le regioni hanno delega ampia e che, quindi, sarebbero libere di modernizzare il sistema. Per quanto non cambi il discorso in maniera sostanziale, mi e’ sembrato corretto pubblicare questa rettifica/integrazione.

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