Il romanzo che mi ha colpito di piu’ tra quelli che ho letto e’ "Il Deserto dei Tartari" di Dino Buzzati. Attenzione non ho detto quello che mi e’ piaciuto, interessato, coinvolto di piu’. Ho scelto l’aggettivo con cautela e intendevo dire proprio quello che ho detto, colpito.
Certo, io sono maledettamente di parte perche’ considero Buzzati un grande artista e fenomenale scrittore. Un uomo nel quale fantasia e potenza espressiva hanno trovato stupefacente connubio. In ogni caso, "Il Deserto dei Tartari" non e’ un’opera tipicamente buzzatiana, e’ un romanzo che vive di vita propria ed e’ uno di quei casi rarissimi nei quali la tenebra dell’universo si squarcia per un istante lasciando trapelare una saetta di luce nel buio nel quale viviamo.
Se non fossero gia’ tre mesi che scrivo in pubblico, darei per inteso che tutti coloro che stanno leggendo hanno completa contezza di cio’ di cui sto parlando, ma l’impatto con i lettori di LiberoBlog e con gli ayatollah di gmail, mi ha costretto a smuovermi dalla mia posizione di privilegiato romitaggio, per prendere atto che esiste un universo nel quale Buzzati e Orwell non sono cosi’ popolari come credevo. E spero che sia chiaro che la mia ultima affermazione non ha nessun contenuto offensivo e discriminatorio. E’ solo la presa d’atto che per troppi anni ho vissuto di cose che esistevano solo nella mia mente e in quella di pochissimi altri. Buzzati, Joyce, Orwell, Ellroy, Einstein, i numeri complessi, la cosmologia quantistica, le equazioni diofantine, mi hanno tenuto in un mondo di cristallo dove, circondato da tanta armonia, non c’era discussione perche’ un nome o un teorema, contenevano implicitamente una risposta.
E’ giusto quindi dedicare qualche rigo alla trama, se di trama si puo’ parlare. Il libro parla di un giovane ufficiale che viene mandato a svolgere il suo servizio a Bastiani, una fortezza ai confini dell’impero. Questa fortezza si affaccia su un deserto che la tradizione dice abitato dai Tartari, antichi e feroci nemici dell’imperatore. Dei Tartari si parla sempre come se il loro arrivo sia imminente e il giovane tenente Drogo, spende la sua intera vita aspettando che i nemici arrivino e le armi si destino a ferale opera di distruzione.
Drogo invecchia e con lui la fortezza. I Tartari, lentamente, diventano leggenda. Il romanzo si chiude con Drogo, ormai vecchissimo, che viene portato via da Bastiani per fare posto a nuovi ufficiali. La fortezza, infatti, riprende vita perche’ si dice che i Tartari siano stati avvistati ed i loro fuochi incomincino a rompere il tessuto serico della notte. Un nuovo ciclo inizia ma Drogo non ne fara’ parte. La sua vita si spegne senza che sia riuscito a spenderla.
Per quelli che avranno avuto la pazienza di leggere, dovrebbe essere chiaro anche dal modo con cui ne ho scritto, che il romanzo ha due letture. Una noiosa e opprimente. Anni che trascorrono senza che nulla accada, e una metaforica, il ciclo si chiude lasciando le cose a meta’.
Chi non ha letto il libro ma ha sentito la scossa del messaggio lo legga. Chi non ha sentito la scossa ma e’ incuriosito, lo legga lo stesso, e’ colpa mia che non sono stato in grado di trasmetterla. Chi lo ha letto mi dia la sua opinione, sempre che ne abbia voglia. Gli altri li lascio alle cure del Signore.
Il mio nuovo Sito





Dellefragilicose: anche io amo Buzzati.( Da adolescente ho trascorso interi pomeriggi a leggerlo evitando stupendamente di studiare). “Il deserto” fu l’unico libro che allora mi parve noioso. Oggi, a distanza di anni,son certa sarebbe diverso; direi che è lo specchio lucido ed impietoso della condizione umana: vivere nell’attesa e, in questo, perdere davvero la vita…che è l’ormai famoso “qui e ora” di cui molte tradizioni parlano.
Comment by miriam — 13 December , 2006 @ 9:59 pm
Miriam: Si sono convinto anche io che sarebbe diverso. La tua sintesi e’ fulminante.
Comment by dellefragilicose — 13 December , 2006 @ 10:31 pm
Io ancora non l’ho letto, ce l’ho, per citare qualcuno, bufferizzato sullo scaffale. Comunque, ho capito qualcosa di più circa un particolare di un commento che ho letto una volta sul blog di 77…
Comment by Saint — 13 December , 2006 @ 10:46 pm
Mi inserisco nella schiera dei curiosi.
Ora so cosa andare a cercare tra gli scaffali della libreria alla prossima occasione.
Bel cambio di rotta, complimenti.
Confesso di aver pensato che questo blog avesse imboccato una deriva polemica molto sterile. felice di ricredermi.
Comment by diabolicomarco — 13 December , 2006 @ 11:10 pm
Giovanni Drogo non mi piacque, millanta anni fa, fin dalle prime pagine, mentre preparava armi e bagagli per partire, e m’infastidivano i soldati che sfilavano sotto casa sua e li immaginavo con le ghette come zio Paperone. Arrivai fino in fondo al libro e il mio compagno di banco, fine intellettuale, mi parlò di metafora della condizione umana, come miriam lassù. Miriam mi piace, e il mio compagno di banco l’ho sposato.
buona sera
Comment by evacarriego — 13 December , 2006 @ 11:14 pm
evacarriego: grazie. Una che scrive ” scritto da…senza incidere minimamente sulla realtà” suscita la mia sorridente curiosità.
(così ho fatto anche la rima)
Comment by miriam — 13 December , 2006 @ 11:26 pm
Ecco questi sono i post per i quali vale veramente la pena leggerti Fragilissimo e non quelli di politica nei quali, personalmente, tendi al “Beppe Grillesimo” senza molta consapevolezza. Il libro io l’ho letto un bel pò di tempo fa e Dino Buzzati , non è il mio preferito, ma mi piace. C’è da dire che questo libro è stupendo se non il suo migliore (almeno per me è così) nonostante sia pervaso da quella mancanza di speranza tipica (molto spesso, ma non sempre) degli uomini senza fede ma che comunque tendono verso l’infinito perchè è per quello che l’uomo è nato ( è per questo se non lo trova non è felice). Ciononostante questo libro ha una poesia senza limiti. Molla il “Grillismo” che ti porta verso un tunnel senza ritorno e dai al “popolo” questa “roba”. Ti avviso che nel week end mi dedicherò a dei post sull’Arte. Ogni tanto far passare un pò di cultura non fa mai male.
Ciao:D
Comment by Chris — 13 December , 2006 @ 11:47 pm
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la notte che avanza,
il tempo che scorre,
il pensiero che danza
tra cento proiezioni
sul bianco soffitto
nel buio silenzio
di questa mia stanza.
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fa quel rubinetto,
costretto alla veglia
ma non per diletto
torturo i miei sogni
in luoghi incantati
tra spettri futuri
e sorrisi passati.
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continua violenta
quell’unica goccia
che ancor mi tormenta,
e l’anima estrae
come fosse normale
da ogni mio sogno
una cosa reale.
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la notte è passata
ma già ho programmato
la nuova giornata:
verrà un operaio
e con i suoi arnesi
aggiusterà i sogni
ancora sospesi.
Comment by serpiko — 14 December , 2006 @ 1:17 am
sinceramente mi hai trasmesso la scossa solo nel penultimo paragrafo.
Quindi appena capito in libreria lo prendo.
Però devo farti un appunto, caro cfc,
da ieri stai tendendo troppo al narcisismo.
Adorazione di sè stessi, troppa autostima, se preferisci.
E’, per me, diventato un pò fastidioso leggerti.
Non mi ritengo un guru di letteratura, figuriamoci di fisica, ma qualcosina, nel mio piccolo, l’ho letta e la porto con me, non la sciorino agli altri e, cerco, di non farla pesare.
Hai palesemente iniziato il post dicendo “massa di ignoranti ascoltate”. O forse è una mia impressione, magari non hai fatto bene la captatio.
Sì, aver a che fare con persone che non conoscono joyce, orwell, kant o russell non è facile. Spesso senti delle vere e proprie bestemmie logiche o filosofiche… e te lo confermo io che lavoro a contatto con la gente e vivo tra libri di filosofia e ha-lo-zucchero-di-canna-per-favore.
Ma non per questo mi permetto di iniziare discorsi così… (e poi non scrivere “la mia ultima affermazione non ha nessun contenuto offensivo e discriminatorio”…dai, almeno tu resta sincero)
Ora che ho detto la mia posso tranquillamente chiudere la pagina, cancellarti dai preferiti, non venir più.
Te ne saresti accorto se non te l’avessi scritto?
Comment by tusaichi — 14 December , 2006 @ 1:17 am
Ciao a tutti anche io voglio dir la mia…
E’ un libro che avevo iniziato a leggere a casa di una fanciulla mentre la aspettavo… Cavolo l’avrei letto tutto era bellissimo…
Poi però lei è arrivata… Ed il tutto era stato archiviato fino ad oggi… Spero di non scordarmi nuovamente di comprarlo… Mi ricordo che avevo pensato al forte di fenestrelle un bellissimo forte che si trova in Italia tra il Piemonte e la Savoia… Solo che lì deserti non ce ne sono… Ma chissà magari l’ispirazione… Un pò come i voli e le gite in barca di qualcuno!
Buonanotte bella gente
Comment by MaubrA — 14 December , 2006 @ 1:47 am
saint: oggi sono stato citatissimo
diabolicomarco: non e’ il primo e nemmeno l’ultimo. Io navigo di bolina e fare bordi diversi e’ normale
evacarriego: il deserto a qualcosa e’ servito.
Chris: il succo sarebbe “parla di letteratura e lascia stare la politica”? Troppo comodo.
tusaichi: questa cosa meriterebbe una risposta molto lunga che farebbe venir fuori una volta e per sempre il perche’ un uomo di 45 anni che dice 200 parole in un mese, compresi i saluti, ha messo su un blog e fare considerazioni particolari sul neurologo che ne cura l’”alterazione del comportamento”. Ma tanto non leggerai questa risposta e quindi non vale la pena di scrivere oltre.
Maubra: be’, ormai buongiorno,
Serpiko: e’ bellissima, grazie. benedetto chi ha il dono di non sprecare la parola.
Comment by dellefragilicose — 14 December , 2006 @ 10:36 am
thank’s, comincerò la mia formazione con questo libro. Pur leggendo parecchio rimango nel commerciale più “commerciale”. Però stranamente non mi sono sentito offeso dal tuo post, forse non sono abbastanza sottile da cogliere la tua velata offesa, o forse non ho la coda di paglia….boh, ma la cosa ancora più strana è che pur non leggendo Joyce, Orwell o Kant…..me piace lo zucchero di canna!
Comment by TriTo — 14 December , 2006 @ 11:16 am
letto riletto straletto, posto d’onore sui miei scaffali tra il gattopardo e gli indifferenti. mi piaccciono i suoi silenzi, le sue pareti scrostate, i paesaggi lunari a volte simili a quelli della mia terra.
Comment by nadia — 14 December , 2006 @ 12:46 pm
ps. un consiglio a chi si è incuriosito e lo vuole leggere: se ne consiglia la lettura in momenti di vita fortemente introspettivi, solitari e meditativi. lasciatelo perdere sul tram, sul treno, tra la gente. la sua lettura è fragile, un filo che si può spezzare con niente…e non perchè non sia scorrevole ( anzi, lo è moltissimo) ma perchè ogni parola è preziosa e perderne anche solo una nel rumore mentale che ci può circondare è uno spreco.
Comment by nadia — 14 December , 2006 @ 12:50 pm
No Fragilissimo e che secondo me in queste cose dai il meglio di te
Comment by Chris — 14 December , 2006 @ 1:27 pm
Trito: ottima idea.
nadia: ho capito cosa ci vuole per farti diventare poetica
Chris: grazie, in questo senso lo considero un complimento.
Comment by dellefragilicose — 14 December , 2006 @ 2:44 pm
Credo che tra coloro che han letto “Il Deserto dei Tartari” nessuno possa dire: ”Questo libro non mi appartiene”… Ammesso che ci sia qualcuno che ha perso la speranza in ogni cosa.
P.S.
Leggetelo, ne vale la pena.
Comment by Rasputin — 14 December , 2006 @ 8:48 pm
Non l’ho mai letto e purtroppo sono diventata un po’ pigra ultimamente con la lettura; mi avete dato tutti la scossa…
P.S.: non mi sento assolutamente offesa dal tuo post! Bacio
Comment by spes74 — 14 December , 2006 @ 9:36 pm
Rasputin - Spes74: sono felice che questo post abbia messo in contatto chi ha letto e chi non ha letto “Il deserto dei tartari”. Ci simo segnalati qualcosa a vivenda e forse qualcuno ne ricavera’ un arricchimento.
Comment by dellefragilicose — 15 December , 2006 @ 11:45 am