Stamattina, mentre scrivevo l’articolo sull’aviaria (per inciso qualcuno ha tenuto a dirmi che ne aveva gia’ parlato Beppe Grillo, come se io e Grillo fossimo in competizione e come se fosse possibile trovare un argomento sul quale Grillo non abbia gia’ detto la sua) ho citato il balletto. Questo mi ha fatto pensare al fatto che il balletto mi lascia del tutto indifferente, anzi mi annoia. Ecco e’ una di quelle forme d’arte dalle quali non mi perviene alcuna segnalazione. La musica di sottofondo magari e’ bella, ma vedere quelle persone agitarsi sulle punte mi sembra anche un po’ ridicolo. Sono perfettamente consapevole dello studio e della preparazione necessari per mettere in scena un balletto, ma e’ come se parlassero una lingua che non percepisco e quindi le immagini scivolano via senza lasciare alcuna traccia.
Ho sentito in passato qualcuno dire lo stesso della pittura, della musica e della letteratura. Quando questo e’ successo, li ho silenziosamente compatiti, pensando che avessero una sorta di menomazione, una specie di senso assente o malato, che gli impediva di sentire, vedere o comunque percepire, il messaggio che un’opera d’arte trasmette. Ora sono io a trovarmi in quella condizione e questo mi fa riflettere sul fatto che c’e’ un aspetto della percezione che non e’ codificabile e per il quale non e’ possibile fare previsioni. Io credo poco all’educazione all’arte. Non nego sia possibile imparare a capire cose nuove. Mi e’ accaduto con la musica araba. Le prime volte mi sembrava assolutamente ripetitiva, poi alla fine ne ho recepito la chiave e ora posso dire che molte cose mi piacciono. Ma non si puo’ giungere alla vera fascinazione leggendo e studiando. L’approccio e’ sempre istintivo e la cultura cercata sui testi secondo me, puo’ poco. Per quella che e’ la mia esperienza, l’attrazione per alcune forme d’arte, impossibile da assimilare sui libri, puo’ essere trasmessa solo da persona a persona. Forse vi sara’ capitato di amare o stimare una persona e di subire voi stessi il fascino delle cose che gli piacevano. E’ l’ulteriore dimostrazione che, quando si guarda un oggetto d’arte, non siamo avvolti da raggi misteriosi che ce lo fanno piacere, ma e’ una sorta di rapporto che si stabilisce tra chi guarda e la cosa che viene osservata. Ed e’ ancora piu’ significativo il fatto che spesso l’amore e l’amicizia finiscono e della persona che si perde, rimane solo l’amore per le cose che ci ha insegnato a vedere. Inconsapevole eredita’ che anche i piu’ grandi mascalzoni sono in grado di lasciarci. Chi vuole "socializzare" la propria esperienza e sensazione, e’ calorosamente invitato a farlo.
Per gli amanti del genere, preannuncio che sto lavorando su un articolo che partendo dalla direzionalita’ dello spazio, perviene all’antimateria. L’argomento e’ complesso e paurosamente matematico. Lo sto lentamente disinnescando. Potebbero anche essere presenti dei cazzetti, se si riveleranno necessari per chiarire i concetti.
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Mi e’ venuto in mente che un anno fa, di questi tempi, i mezzi di informazione celebravano tutti insieme il balletto classico mettendo in scena, ad ogni pie’ sospinto, "La Morte del Cigno". La cosa ebbe un discreto successo tra gli spettatori umani e fu celebrata con il massimo entusiasmo dai polli da allevamento dalle quaglie e dalle beccacce, che vedevano nella sindrome da




