Delle Fragili Cose

Meccanica delle Cose14 December , 2006 8:24 pm

Stamattina, mentre scrivevo l’articolo sull’aviaria (per inciso qualcuno ha tenuto a dirmi che ne aveva gia’ parlato Beppe Grillo, come se io e Grillo fossimo in competizione e come se fosse possibile trovare un argomento sul quale Grillo non abbia gia’ detto la sua) ho citato il balletto. Questo mi ha fatto pensare al fatto che il balletto mi lascia del tutto indifferente, anzi mi annoia. Ecco e’ una di quelle forme d’arte dalle quali non mi perviene alcuna segnalazione. La musica di sottofondo magari e’ bella, ma vedere quelle persone agitarsi sulle punte mi sembra anche un po’ ridicolo. Sono perfettamente consapevole dello studio e della preparazione necessari per mettere in scena un balletto, ma e’ come se parlassero una lingua che non percepisco e quindi le immagini scivolano via senza lasciare alcuna traccia.
Ho sentito in passato qualcuno dire lo stesso della pittura, della musica e della letteratura. Quando questo e’ successo, li ho silenziosamente compatiti, pensando che avessero una sorta di menomazione, una specie di senso assente o malato, che gli impediva di sentire, vedere  o comunque percepire, il messaggio che un’opera d’arte trasmette. Ora sono io a trovarmi in quella condizione  e questo mi fa riflettere sul fatto che c’e’ un aspetto della percezione che non e’ codificabile e per il quale non e’ possibile fare previsioni. Io credo poco all’educazione all’arte. Non nego sia possibile imparare a capire cose nuove. Mi e’ accaduto con la musica araba. Le prime volte mi sembrava assolutamente ripetitiva, poi alla fine ne ho recepito la chiave e ora posso dire che molte cose mi piacciono. Ma non si puo’ giungere alla vera fascinazione leggendo e studiando. L’approccio e’ sempre istintivo e la cultura cercata sui testi secondo me, puo’ poco. Per quella che e’ la mia esperienza, l’attrazione per alcune forme d’arte, impossibile da assimilare sui libri, puo’ essere trasmessa solo da persona a persona. Forse vi sara’ capitato di amare o stimare una persona e di subire voi stessi il fascino delle cose che gli piacevano. E’ l’ulteriore dimostrazione che, quando si guarda un oggetto d’arte, non siamo avvolti da raggi misteriosi che ce lo fanno piacere, ma e’ una sorta di rapporto che si stabilisce tra chi guarda e la cosa che viene osservata. Ed e’ ancora piu’ significativo il fatto  che spesso l’amore e l’amicizia finiscono e della persona che si perde, rimane solo l’amore per le cose che ci ha insegnato a vedere. Inconsapevole eredita’ che anche i piu’ grandi mascalzoni sono in grado di lasciarci. Chi vuole "socializzare" la propria esperienza e sensazione, e’ calorosamente invitato a farlo.

Per gli amanti del genere, preannuncio che sto lavorando su un articolo che partendo dalla direzionalita’ dello spazio, perviene all’antimateria. L’argomento e’ complesso e paurosamente matematico. Lo sto lentamente disinnescando. Potebbero anche essere presenti dei cazzetti, se si riveleranno necessari per chiarire i concetti.

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Mi e’ venuto in mente che un anno fa, di questi tempi, i mezzi di informazione celebravano tutti insieme il balletto classico mettendo in scena, ad ogni pie’ sospinto, "La Morte del Cigno".  La cosa ebbe un discreto successo tra gli spettatori umani e fu celebrata con il massimo entusiasmo dai polli da allevamento dalle quaglie e dalle beccacce, che vedevano nella sindrome da influenza aviara, un’insperata ancora di salvezza.
Ho fatto un po’ mente locale e ho ricordato che, simile ad un bollettino di guerra, ogni sera il telegiornale ci informava sull’approssimarsi del contagio. Dopo i primi focolai in Asia, gli uccelli iniziavano a morire come mosche, prima nell’Europa dell’Est, poi in Turchia ed infine sul suolo metropolitano, gettando nel terrore gli italiani che, ancora una volta,  non erano riusciti a stendere il nemico sul bagnasciuga. Ci venivano prospettate almeno cento milioni di vittime, scenari da apocalisse ed il ritorno al medio evo, come se ne fossimo veramente usciti.
Ho anche ricordato le file in farmacia per comprare il vaccino antinfluenzale che, sorta di panacea, pur non essendo specifico per l’infezione dei volatili, secondo alcune opinioni che ascoltai, era comunque utile per "non aprire la strada al virus mortale". In effetti, da che la scienza e’ scienza, tutti conoscono gli effetti delle vaccinazioni sulle difese immunitarie. Ad un certo punto, pero’, l’aviaria, come una diva adorata che dopo anni di successo viene dimenticata da pubblico e critica, e’ scomparsa da giornali, televisioni e Internet, Se provate a cercare con Google (GMail e’ in assoluto il miglior clienti di Email dagli Assiro-Babilonesi ad oggi e la sua strategia di marketing e’ moderna e vincente) l’aggettivo "aviaria" noterete che la maggior parte dei link risalgono alla fine del 2005, inizi del 2006. Fra i link recenti, mi picco di segnalare questo, che per aspetto e presentazione mi appare autorevole. Qui apprendiamo che il livello attuale di allerta e’ 3, che per analogia alle scale militari, sembrerebbe allarmistico, salvo scoprire che  la scala ha sei livelli di allerta e che, tutto sommato, il 3 e’ buono. E’ poi possibile scaricare una mappa, priva di legenda pero’, dove il mondo e’ suddiviso in zone gialle, rosse e bianche. Me ne vado per un’idea che, essendo la Cina Popolare rossa (ormai solo sulla mappa dell’aviaria), le zone rosse sono quelle a maggior diffusione di contagio, le gialle quelle in pericolo e le bianche quelle esenti. Per coloro che hanno a cuore i destini della Patria, l’Italia e’ al centro della scala (come potrebbe essere altrimenti) con un bel colore giallo. Sono rossi Turchia ed Egitto, giusto per parlare dei nostri vicini, gialla un po’ tutta l’Europa, con l’esclusione dell’Irlanda che, ancora una volta, sembra essere protetta dai suoi magici folletti. Bianche anche Portogallo e Spagna, ma negli ultimi tempi ci siamo abituati a prenderle dalla Spagna.
Non mi resta che trarre le conclusioni. Le ipotesi sono 2:

  1. La gente muore come le mosche per l’influenza aviaria, ma i giornali tacciono per non diffondere il panico. Quando qualcuno e’ colpito dall’influenza, viene catturato da squadre speciali che lo bruciano all’istante disperdendone le ceneri nell’aria. Se e’ un po’ che il vostro amico del cuore non si fa sentire, considerate l’ipotesi che sia stato "vaporizzato".
  2. L’anno scorso qualcuno ha cavalcato la tigre degli ascolti incurante o addirittura compiaciuto del panico generato tra le persone. La cosa e’ finita, quando la lobby dei pollisti (si chiamano cosi’ quelli che allevano i polli?) ha minacciato diminuzioni del budget pubblicitario o ha inviato un po’ di panettoni in giro.

In entrambi i casi noi, l’opinione pubblica, ci facciamo, come sempre, la figura dei fessi.
Ci risentiamo quando l’aviaria, in assenza di notizie piu’ importanti, sara’ tirata fuori dal congelatore, messa nel microonde per cinque minuti e riservita calda e fragrante come pria.

p.s. Mi sono reso conto che ho titolato questo articolo come un’enciclica papale. Considerando che il discorso Gmail mi ha aperto nuovi orizzonti relativamente al significato della parola suscettibilita’, ritengo necessario precisare che non si tratta di satira verso la Chiesa Cattolica Romana e che io non mi ritengo importante come un papa.
dfc

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