Delle Fragili Cose

DelleFragiliCose17 December , 2006 7:25 pm

Io sono un privilegiato. Giovanni e’ mio cugino e lui nel legame di sangue ha fede assoluta. Questo mi mette al riparo da un sacco di problemi perche’, benche’ Giovanni sia una sorta di levriero umano fatto solo di muscoli snelli, tendini e ossa, e’ un grandissimo figlio di puttana, ed e’ meglio non avercelo contro. E’ alto, capelli rasati a zero, abbronzato ai limiti della combustione. Come tutti noi, indossa solo un paio di calzoncini e i pesanti scarponi da lavoro. Camicie e magliette sono state riposte in vista di quello che ci attende. Mentre accende l’ennesima sigaretta, distribuisce i compiti. Prima di iniziare mi ha guardato un attimo senza parlare. Quando arriva il mio turno mi fissa negli occhi e dice una sola parola: "Stiva". 

E’ l’estate del 1977. Ho chiesto a mio zio di lavorare per lui per mettere da parte i soldi per il mio Boxer Piaggio. Mio zio ha nicchiato un po’. Ha una ditta che si occupa di sbarcare ed imbarcare carichi sulle navi al porto della mia citta’. Io sono l’intellettuale di famiglia. Non gli serve un letterato. Giovanni invece e’ stato entusiata. Ha una strana attrazione per questo cugino che passa le notti a leggere libri. Lui e’ piu’ grande e lavora come un pazzo. La notte del sabato la passa ballando. In famiglia si dice che sia malato per le donne. Beve e fuma senza ritegno. E’ lui a decidere di farmi salire a bordo di Tommaso. Io, che non ho ancora nemmeno la patente, in due settimane  ho imparato a guidare un bestione completamente giallo, un carrello elevatore Caterpillar con una tartaruga che corre disegnata sul fianco. Il nome glielo ha dato quello che lo usava prima. A me piaceva e ce l’ho lasciato.
Tommaso e’ la cosa piu’ strana su cui sia mai salito. Prima di tutto sono le ruote di dietro a girare. Questo lo rende maneggevolissimo negli spazi ristretti, ma estremamente instabile, anche per colpa del baricentro che si sposta in funzione del carico e dell’altezza al quale lo porti. Vicino allo sterzo ha due leve. Con una si decide la marcia avanti e quella indietro. L’altra ha tre scatti. Folle, marcia ridotta e marcia veloce. La frizione c’e', ma non si usa. Altre due leve sono di fronte. Con una si alzano e si abbassano le forchette. Con l’altra se ne modifica l’inclinazione. Ma la cosa piu’ forte di Tommaso e’ il motore. Sara’ un diesel di cilindrata enorme, un 4000 almeno. Al pilota non viene risparmiato nulla. Rumore e calore del motore non hanno alcuno schermo. Completa il quadro una marmitta curiosamente agganciata ad uno dei montanti del tettuccio.
Mio zio guadagna lavorando per quei comandanti che male sopportano i carissimi prezzi giornalieri degli ormeggi. Questo vuol dire lavorare di notte e tutti insieme. In modo da fare il prima possibile. In genere ci si divide. Un gruppo sulla banchina mette a posto il carico poggiato dalla gru’. Un altro gruppo si cala nelle enormi stive delle navi per portare il carico sotto il portellone in modo che la gru’ possa sollevarlo. E’ un lavoro difficile. La stiva e’ stretta e  in genere ci lavorano il doppio dei carrelli che ci potrebbero entrare. Ho visto gente svenire per il caldo, il rumore e la disidratatazione. Stasera Giovanni ha deciso che mi vuole laggiu’ con lui.

Quando scendo la rampa per entrare nella stiva, facendo attenzione a non uscire dai segni, la prima cosa che mi colpisce e’ il caldo. Il carico e’ composto da balle di legname. In qualche punto del suo viaggio il legname si deve essere bagnato e la stiva e’ completamente satura di umidita’. Un agosto feroce e i motori dei quattro carrelli che gia’ lavorano di sotto hanno fatto il resto. Gli occhiali mi si appannano immediatamente e sono costretto a togliermeli. Per fortuna non sono ancora quella talpa che poi sono diventato. Il frastuono e’ totale. Sembra che al mondo esista un unico suono, il rombo dei motori. L’aria e’ quasi irrespirabile per i gas di scarico e nella scarsa luce dei recessi meno illuminati della pancia della nave saettano le luci dei faretti che montiamo sul tettuccio.
Rimango completamente paralizzato, con il piede schiacciato sul freno e le mani strette sullo sterzo che e’ gia’ diventato viscido e caldo. Mi viene paura di essere claustrofobico. Non mi e’ mai successo prima, ma non mi sono nemmeno mai trovato in una situazione del genere. Vedo uno degli addetti allo scarico agitarsi ed indicare l’interno della stiva. Non capisco. Alla fine credo che voglia che liberi la rampa e mi decido a fare l’ultimo tratto. Appena sceso, non sono piu’ sotto il portellone e perdo la vista del cielo notturno. Intorno c’e’ solo calore, rumore e carrelli che corrono sfiorandosi. Vengo scosso da un urto potente. Qualcuno mi ha tamponato. Non faccio nemmeno in tempo a girarmi che mi trovo il braccio di mio cugino che mi scuote la spalla e la sua bocca a due centimetri dal mio orecchio. C’e’ talmente tanto rumore che nemmeno cosi’ riesco a capire quello che grida. Alla fine lui si incazza, mi gira la testa e mi guarda con occhi che mi sembrano di fuoco. In piena faccia mi grida: "vai, Vai, VAAAAAI".

Tre ore dopo sono fuori. Le balle di legno sono ordinate per bene sulla banchina di carico. Per la prima volta mi accorgo che quel legno africano ha un profumo esotico fortissimo che si spande prepotente nella notte. Sono seduto a bere la mia terza minerale di seguito. Non credevo che il mio corpo potesse sopportare tanto calore. Non credevo che si potesse sudare tanto. Giovanni si avvicina e si siede affianco a me. Siamo ancora rintronati dal rumore e non servirebbe a molto parlare. Lui e’ completamente ricoperto dal nero dello scarico oleoso dei carrelli. Mi guardo un braccio e vedo che lo sono anch’io. Mi poggia una mano sulla spalla e ce la tiene. Con l’altra mi passa la sigaretta che stava fumando. Le luci da lavoro sono spente. Se qualcuno guardasse dal mare calmissimo che abbiamo di fronte, vedrebbe solo la brace rossa di una sigaretta accesa.

Il mio nuovo Sito
MenteCritica
Fisica del Vuoto 10:52 am

Fra un po’ faranno tre mesi da quando e’ nato questo sito ed e’ tempo di bilanci. Quelli su successo di pubblico e di critica mi sono impediti, noblesse oblige. Pero’ posso parlare di quattrini. Lo so, non e’ considerato elegante parlare di soldi. Nel nostro paese si preferisce confessare le proprie perversioni sessuali e non dire quanto si guadagna. Questa e’ una delle cose che differenziano i Cattolici dai Calvinisti ed io ho gia’ promesso di scriverne, ma due post filosofici di seguito sono troppo anche per me.  Io, che non sono ne Cattolico ne Calvinista, ne parlo senza problemi. Questo sito mi ha portato ricchezza e fama? La risposta e’ si.
Non ho tempo di elencarvi tutti i miei successi. Vi evidenzio i due casi piu’ eclatanti.

Il DENARO
Ricevo e pubblico, censurandola per la privacy, la seguente mail:
(in corsivo le mie note)
"Buongiorno,
E’ appena uscita in libreria edito da (titolo ed editore censurati) E’ un titolo che può rivestire per Lei particolare interesse. Qui sotto troverà la copertina del libro assieme al comunicato stampa. Il libro è anche visibile nella home-page di (sito)
(Nome del regista) è ritenuto, universalemente, una pietra miliare della cinematografia mondiale. Non c’è regista o uomo di spettacolo che abbia così tanti estimatori e fans.
Questo volumone scritto da (autore), notissimo studioso e già autore di altri libri di (casa editrice), si configura come il testo definitivo, l’opera omnia su (regista) (omissis) 
Quindi sarebbe bello (e di questo La ringrazio) che tutti coloro che visitano il Vostro sito fossero a conoscenza dell’uscita di questo libro così importante. Lo strumento potrebbe essere  una news-letter e/o una recensione (e come la faccio senza libro? Lo devo comprare?) sul vostro sito.
L’intento è quello di far sapere che esiste questo libro.Insomma penso che se Lei lo segnalasse (precisando che è in vendita nelle migliori librerie in Italia oltrechè richiedibile sul sito)  ai Suoi lettori renderebbe loro un bel servizio (ai miei lettori o a te?).
Ovviamente sono pronto a omaggiarVi di un nostro libro: ma la cortesia che Vi chiedo è di non richiedere questo volume che costa 40,00 euro e la cui lavorazione ci è costata decine di migliaia di euro. Sarò felice perciò di omaggiarVi del Vostro servizio di un qualsiasi nostro libro (basta che costi di meno di 40 euro che la tua marchetta non li vale).
Io La ringrazio ancora  e sperando che la mia richiesta venga esaudita (aspetta e spera) rimango a Sua disposizione.
Saluti e grazie
(nome e telefono)"

Si notino nell’ordine:

  1. il neologismo universalemente.
  2. la comparsa del terrificante verbo "omaggiare" al quale andrebbe ritirato il passaporto italiano. In maniera particolare quando sfrutta impropriamente la sua forma transitiva.
  3. Il disinvolto passaggio dal Lei al Voi e da Voi al Lei.
  4. Il misterioso costrutto "omaggiarVi del Vostro servizio di un qualsiasi nostro libro" che farebbe impazzire il mio docente di analisi logica al liceo.

Questa e’ la prova definitiva che scrivere bene sul web, porta un bel po’ di quattrini. Due lauree, anni di studio, migliaia di testi letti, anni all’estero, alla fine, grazie al web, hanno dato i loro frutti. Un bel libro, purche’ io faccia pubblicita’ e purche’ costi molto meno di 40 euro. Eccezionale, lo devo raccontare subito a LdMO.

LA FAMA
Nel posto dove lavoro, solo pochissimi sanno del mio hobby bloggistico. Questo per non rovinare la fama di barbogio secchione che  mi sono costruito in lunghi anni di insuccesso con le donne.
Qualche giorno fa ero a prendere un caffe’ (in realta’ un espresso d’orzo, visto che da quando ho smesso di fumare, sto lontano dal caffe’ per evitare tentazioni) e ho visto due signorinelle, molto graziose per la verita’, discutere allegramente sedute al tavolino.
Non e’ mia abitudine origliare, ma la frase delle fragili cose, ascoltata per caso, mi ha costretto a venir meno alla mia educazione. Dopo aver ascoltato per un po’, ho avuto la conferma che cercavo. Al tavolo delle tenere donzelle, si discuteva del mio blog, ed in termini estremamente lusinghieri. La cosa mi ha galvanizzato, e ho avuto il forte desiderio di spogliarmi del mio abito borghese per portare alla luce li’, davanti a tutti, il mio costume da DFC. A un tratto le due pulzelle devono essersi accorte del mio interesse e una delle due mi ha fatto una guardata che diceva: "che cazzo vuoi brutto secchione barbogio?". La cosa mi ha molto spoetizzato e ho preferito finire il mio espresso d’orzo nel terrazzino dei fumatori, dove ho aspirato con volutta’ la mia dose di fumo passivo.
Ecco, per chi cerca fama e ricchezza il web e’ un terreno ideale. Fatevi sotto e non ve ne pentirete. Donne, alcol, danaro, droga. La vita dissoluta del blogger di successo non puo’ fare a meno di attrarvi nel suo vortice.

A parte gli scherzi, una soddisfazione vera l’ho avuta. Il Professor Stefano Epifani, docente della facolta’ di Scienze della Comunicazione dell’Universita’ "La Sapienza" di Roma, tra l’altro autore dell’omomino blog che vi invito a visitare (marchetta? No, lo cito gratis), mi ha invitato a tenere, nel 2007, un seminario nel suo corso composto da 150 studenti. Non sarebbe la prima volta che tengo un seminario, ma probabilmente sarebbe la prima volta che chi ascolta capirebbe quello di cui sto parlando. Infatti Stefano non vuole che parli di macchine di Turing, vuole che parli di comunicazione. Vedremo se la mia presunzione sara’ tale da accettare anche una sfida del genere.

p.s.: per chi se lo stesse chiedendo, con il blog non si rimorchia. Almeno con uno come il mio no.

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