Piu’ che un articolo e’ una constatazione. Nello stesso giorno nel quale leggo che l’autore di un blog e’ stato condannato per diffamazione, primo caso nella storia repubblicana di equiparazione di un weblog ad una testata giornalistica, apprendo che la vertenza per il rinnovo del contratto dei lavoratori del settore dell’informazione, ha un ulteriore irrigidimento
In occasione degli scioperi dei giornalisti, dalla lettura dei comunicati fatta all’inizio di quei telegiornali senza servizi filmati e con notizie brevissime, emerge una categoria di professionisti la cui esistenza nel nostro paese era del tutto ignota in precedenza. Perche’ i giornalisti si preoccupano della liberta’ dell’informazione solo se viene messo in dubbio il loro ente previdenziale? E come si relazionano le campagne stampa attivate per convincerci dalla bonta’ del lavoro flessibile con le preoccupazioni della categoria per il precariato dei suoi componenti?
Sembrerebbe che cio’ che va bene per noi e per il futuro economico dela nazione, e cioe’ incertezza del futuro previdenziale e malpagato lavoro provvisorio, non vada bene per loro, i difensori della liberta’ di espressione in questo paese. Difensori a singhiozzo, visto che la questione viene fuori solo quando si tratta di patteggiare previdenza e prebende in fase di rinnovo del contratto.
Quello che questi signori non hanno capito, e’ che stanno diventando obsoleti come i loro giornali di carta e come i loro telegiornali che arrivano sulla notizia due o tre giorni dopo che la notizia e’ diventata patrimonio della rete. Paladini di un sistema che inizia ad avvertire il pericolo e la potenza dell’editoria sociale, rischiano di essere soppiantati, sicuramente nella funzione se non nei privilegi, dall’informazione spontanea che si sta sviluppando prepotentemente in questo paese.
Vedremo se in Italia si riuscira’ ad avere un comportamento piu’ democratico rispetto a quei paese che della censura su Internet hanno fatto regola di legge.