Delle Fragili Cose

Brothers in Arms21 December , 2006 9:58 am

 

il senso della vita di un uomo non e’ definibile con criteri generali. ognuno sottoscrive col destino un patto individuale che non prevede intermediari. e’ per questo motivo che di fronte ad una scelta individuale meditata e consapevole, nessuno ha il diritto di intromettersi, tanto meno uno stato che spesso si disinteressa della vita dei cittadini, pretendendo poi di legiferarne i meccanismi del trapasso.
eutanasia, procreazione assistita, divorzio, sono temi complessi perche’ spesso confinano con concetti di ben altro tenore quali eliminazione dei deboli, eugenetica e distruzione del concetto di famiglia. e’ corretto e perfettamente etico che la legge ne debba regolare gli aspetti fondamentali, ma questo deve essere fatto con spirito laico, consentendo a chi si riconosce in una fede religiosa piu’ restrittiva di adottare, se vuole, criteri piu’ rigorosi e lasciando, a chi non ha riferimenti di questo tipo, la possibilita’ di fruire di tutti gli aiuti ed i sostegni che la scienza e la legge gli possono offrire.
negli ultimi anni la storia ci ha insegnato che non e’ possibile imporre la democrazia con atto di legge, nemmeno se questo e’ supportato dalle armi. lo stesso vale per le questioni etiche. per quanto si intenda sopprimerne lo sviluppo e la diffusione, certi concetti trovano strade alternative per diffondersi e spesso penetrano lo spirito di una nazione prima di arrivare nelle aule parlamentari. succede ogni giorno nei paesi a dittatura conclamata, sia essa umana o religiosa, dove nonostante la repressione, la censura, la polizia e le torture, il seme delle idee continua a germogliare.

oggi l’esercito del coraggio e della ragione ha perso un suo soldato. la sua morte e’ ora solo un fatto privato. la sua vita, le sue parole ed il suo esempio sono invece patrimonio di tutti. prendiamo le sue piastrine, raccogliamo il suo fucile e continuiamo a combattere.

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Meccanica delle Cose 7:38 am

Qui non si fanno processi. Per carita’ io non sono all’altezza di giudicare nessuno. Quella di Adriano Sofri e’ ormai a tutti gli effetti una verita’ giudiziaria. La sentenza e’ definitiva e tutti i gradi di giudizio sono stati percorsi. Sofri e’ ufficialmente il mandante dell’omicidio Calabresi, questo e’ inappellabile.
Discuterlo vorrebbe dire ricadere nell’errore di chi, ogni volta che gli fa comodo, afferma che in Italia la Giustizia e’ politicizzata, salvo poi mettere in saccoccia, senza fiatare, indulti, prescrizioni e amnistie, Si consulti all’uopo, questa illuminante scheda.
Per completezza di informazione, c’e’ da dire che il percorso giudiziario di Sofri non e’ stato netto e cristallino. Otto procedimenti - con una serie di annullamenti, compreso quello dovuto ad un giudice che, contrario alla sentenza di assoluzione, ha artatamente stilato le motivazioni in modo da invalidare il processo - non si possono definire esattamente esempio di certezza del diritto.
Comunque, alla fine, si e’ giunti ad una verita’ processuale ed e’ questo quello che conta.
Sofri si e’ presentato spontaneamente al carcere di Pisa dove, dal 1997 ad oggi, ha scontato quasi 9 anni di carcere. Un estratto della vicenda di Sofri lo trovate a questo sito. Tenete conto che il sito e’ di parte e che, comunque, Luigi Calabresi e’  polvere dal 1972.
Da qualche mese Sofri e’ in regime di sospensione della pena per motivi di salute. La pena e’ stata ulteriormente differita perche’ le sue condizioni non sono ancora compatibili con la detenzione. Nello stesso articolo nel quale leggo dell’ulteriore differimento della pena, vengo anche a sapere che il sottosegretario alla Giustizia ha tenuto a precisare che questo non rappresenta un passo di avvicinamento alla grazia per Sofri. Con parole diverse, lo stesso concetto viene ribadito anche qui.
Sofri e’ colpevole. Non lo so se lo e’ davanti a Dio. Questi sono fatti suoi e del Signore. Sofri e’ colpevole per la legge di questo paese. E questo per me basta e avanza. Quello che sto per dire, non e’ influenzato da recondite convinzioni di innocenza o sentimenti di simpatia personale. Sono un uomo di scienza e quando valuto un fatto cerco di tenere lontane superstizione e sentimenti. Quello che mi chiedo e’: per quale motivo in un paese nel quale tutti hanno approfittato a piene mani di prescrizioni, indulti, amnistie, leggi ad personam ed emendamenti ad hoc, deve essere solo Sofri, con la combustione del suo corpo malato, a tenere accesa la fiamma della giustizia?
Fino a quando al governo c’erano loro, quelli che della faccia pulita e delle mani sporche avevano fatto la loro bandiera, ci si poteva attendere l’ipocrisia malata di un ministro leghista che mentre si opponeva alla grazia per Sofri, appoggiava i provvedimenti per previti. Ma ora, al governo, ci sono quelli che hanno fatto l’indulto per "motivi umanitari". Non sarebbe corretto che tale umanita’ si rivolgesse anche nei confronti di Sofri?
E questo lo dico tenendo presente anche quelli che hanno perso la persona che amavano, se non per mano almeno per ispirazione di Sofri. Io credo che Sofri, con la sua muta accettazione della pena e con l’atteggiamento composto con il quale ha vissuto la carcerazione, ha reso onore alla memoria di Luigi Calabresi molto di piu’ delle decine di quaqquaraqua’ che negli anni hanno chiamato in causa la vicenda solo per inzupparci il pane.
Da vecchio soldato penso che Sofri e Calabresi sono personaggi di una guerra lontana dalla realta’ attuale di questo paese molto piu’ di quanto si creda. Una guerra stupida e criminale, su questo siamo d’accordo, ma che ha bruciato le vite e le menti di decine di uomini di buona volonta’. Per loro, come per i ragazzi del 99, mi auguro che non possano vedere cosa e’ diventato adesso il paese in nome del quale hanno chiuso gli occhi alla luce.

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