in nome del coraggio e della ragione
il senso della vita di un uomo non e’ definibile con criteri generali. ognuno sottoscrive col destino un patto individuale che non prevede intermediari. e’ per questo motivo che di fronte ad una scelta individuale meditata e consapevole, nessuno ha il diritto di intromettersi, tanto meno uno stato che spesso si disinteressa della vita dei cittadini, pretendendo poi di legiferarne i meccanismi del trapasso.
eutanasia, procreazione assistita, divorzio, sono temi complessi perche’ spesso confinano con concetti di ben altro tenore quali eliminazione dei deboli, eugenetica e distruzione del concetto di famiglia. e’ corretto e perfettamente etico che la legge ne debba regolare gli aspetti fondamentali, ma questo deve essere fatto con spirito laico, consentendo a chi si riconosce in una fede religiosa piu’ restrittiva di adottare, se vuole, criteri piu’ rigorosi e lasciando, a chi non ha riferimenti di questo tipo, la possibilita’ di fruire di tutti gli aiuti ed i sostegni che la scienza e la legge gli possono offrire.
negli ultimi anni la storia ci ha insegnato che non e’ possibile imporre la democrazia con atto di legge, nemmeno se questo e’ supportato dalle armi. lo stesso vale per le questioni etiche. per quanto si intenda sopprimerne lo sviluppo e la diffusione, certi concetti trovano strade alternative per diffondersi e spesso penetrano lo spirito di una nazione prima di arrivare nelle aule parlamentari. succede ogni giorno nei paesi a dittatura conclamata, sia essa umana o religiosa, dove nonostante la repressione, la censura, la polizia e le torture, il seme delle idee continua a germogliare.
oggi l’esercito del coraggio e della ragione ha perso un suo soldato. la sua morte e’ ora solo un fatto privato. la sua vita, le sue parole ed il suo esempio sono invece patrimonio di tutti. prendiamo le sue piastrine, raccogliamo il suo fucile e continuiamo a combattere.
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Qui non si fanno processi. Per carita’ io non sono all’altezza di giudicare nessuno. Quella di Adriano Sofri e’ ormai a tutti gli effetti una verita’ giudiziaria. La sentenza e’ definitiva e tutti i gradi di giudizio sono stati percorsi. Sofri e’ ufficialmente il mandante dell’omicidio Calabresi, questo e’ inappellabile.
Da qualche mese Sofri e’ in regime di sospensione della pena per motivi di salute. La pena e’ stata ulteriormente differita perche’ le sue condizioni non sono ancora compatibili con la detenzione. Nello stesso articolo nel quale leggo dell’




