Ieri mattina mi e’ stata affidata una difficile missione. Una persona che mi conosce bene, sa quanto ho studiato e quali siano le mie eccezionali competenze tecniche in ogni settore dello scibile umano che abbiano a che fare con lo scambio energetico, il decadimento delle particelle ed il mistero della transustazione, mi ha incaricato di comprargli una stufetta elettrica. La missione si presentava difficile per una serie di fatti misteriosi. Perche’ il committente, che chiameremo X, ha bisogno di una stufetta? Da quel che mi risulta la signora X dispone di un bello e confortevole appartamento termoautonomo. X, interrogata in merito, a domanda risponde: "Perche’ i termosifoni quando sono accesi non si fanno rossi". Di fronte ad una visione cosi’ zen della problematica del riscaldamento nulla posso eccepire. L’altro quesito che mi sono posto prima di iniziare il task e’: "Dove comprarla?". L’ideale e’ un posto dove non si sia costretti ad interfacciare un umano in fase di scelta. Non so perche’ ma l’idea che qualcuno possa pensare che un omaccione come me abbia simili debolezze termiche e’ lesiva della mia dignita’ virile.
Individuo sulla mappa strategica tre centri commerciali a breve distanza, definisco le rotte ottimali, indosso lo zaino tattico e parto a bordo di Ottobre Rosso, sfidando il traffico caotico del 23 dicembre mattina.
Appena giungo al piu’ vicino centro commerciale, dopo aver scansato due babbe Natale in minigonna e calze a rete che distribuivano caramelle di incerta provenienza, entro nel tempio dell’elettrodomestico. Qui mi trovo di fronte ad una scena da fuga americana dal Vietnam. Centinaia di persone con i carrelli carichi di elettrodomestici si accalcano alle casse per cercare di fuggire prima che i Vietcong li privino dei loro indispensabili beni. La confusione mi fa gioco e raggiungo, completamente mimetizzato, il settore stufette. Mi accingo alla scelta con tutta la diffidenza che un fisico ha per una forma di energia cosi’ indisciplinata ed indisciplinabile come il calore.
Poco dopo ho raggiunto una triste conclusione. Tutto il materiale esposto, ancorche’ di prezzo bassissimo, e’ di infima qualita’ costruttiva. A palese disprezzo dei marchietti di qualita’ e di certificazione esposti, tutto sembra assemblato con disordine e fretta da uno che non ha capito cosa stava costruendo e che non ha la minima idea della destinazione finale dell’oggetto. Tutti gli oggetti sono accomunati da una targhetta che ne denuncia la fabbricazione in PRC. No, berchinotti e rifondazione comunista, una volta tanto, non hanno colpe, il PRC sta per People’s Republic of China. La cosa non cambia se ci si rivolge ad oggetti marchiati da ditte famose. Aldila’ dell’imballo e del libretto di istruzioni, la stufa e’ la stessa e costa solo qualcosa in piu’. Superato l’imbarazzo di dover interagire con un umano, vengo informato da un esasperato commesso, a cui la direzione ha imposto un ridicolo cappello da babbo Natale con le stelline luccicanti, che di meglio non c’e’ perche’ la gente "non vuole spendere troppo per certe cose".
L’esito della ricerca e’ lo stesso negli altri due centri visitati. Alla fine mi decido a comprare qualcosa di molto simile a quella in figura la cui confezione, colmo dei colmi, e’ troppo grande per lo zaino tattico e sono costretto a rientrare alla base in moto con questa stufetta che sporge dallo zaino, dando ai miei divertiti concittadini nuove occasioni per indulgere nel vizio del gioco del lotto.
Devo dire che, piu’ in generale, questa esperienza si applica a molte delle cose che ho comprato negli ultimi anni. Magliette, scarpe, elettronica, tutto materiale dal prezzo abbastanza contenuto ma di qualita’ palesemente scarsa. Viene da chiedersi perche’ uno deve risparmiare comprando una cosa scadente? Forse per conservare il danaro per comprare un’altra cosa scadente, per poi alla fine dell’anno, mettendo insieme tutto quello che si e’ risparmiato comprando cose scadenti, fare una viaggio organizzato in un club della Repubblica Domenicana, dove mangiare cose scadenti, farsi foto con macchinette scadenti e farsi il bagno in un mare che ormai sembra quello di Riccione.
Questo e’ solo uno degli aspetti della Globalizzazione, la magica parola che e’ stata inventata per farci immaginare un mondo che, pur rimanendo frammentato sul piano della politica e dilaniato da guerre immonde, e’ fraternamente unito nel nome della saccoccia.
Quando si tratta di importare merci scadenti sulle quali fare grossi ricavi dalla Cina Popolare, nessuno pensa a ricordare Tien an Men o le 10.000 (diecimila) sentenze di morte eseguite ogni anno in Cina. Anzi si va in Cina a chiedere di fare da parter privilegiati.
La Cina e’ un’opportunita’, ma per chi? Quando uno compra una stufetta da 15 euro chi fa l’affare? Non certo chi la compra. Per quella cifra ha un oggetto mal costruito, insicuro e che durera’ pochissimo. Molto probabilmente si andra’ incontro ad una sindrome simile a quella dei bambini al cospetto dei regali di natale. Non fa un affare nemmeno la collettivita’, quella stufa e’ rischiosa, statisticamente provochera’ danni ambientali e sanitari che dovranno essere pagati da tutti. Gli unici a fare un affare sono gli sfruttatori cinesi e gli importatori italiani. Gli stessi che traggono vantaggio dalla globalizzazione sfruttando l’immigrazione per tenere basse le paghe e spostando gli stabilimenti all’estero per pagare quattro soldi il lavoro qualificato. Ci rifletta chi non si sa spiegare questa accelerazione incontrollata dell’ammissione sospetta di nuovi stati alla comunita’ europea.
La mia impressione osservando questo gigantesco affare di stufette, e’ che il futuro del mondo vede due classi di persone. Quelli che questa roba scadente la fabbricano, la usano e la consumano e quelli che questa roba la vendono. Ai primi la vita riserva una lunga successione di oggetti che non vale la pena di avere, ai secondi il resto del mondo. Pensateci quando comprate il prossimo paio d’occhiali da sole a cinque euro.