Sembrerebbe che in Olanda, paese all’avanguardia in tante cose, nel bene quanto nel male, sia in programmazione una specie di grande fratello del quale sono protagoniste ragazze che, per regolamento, devono avere un handicap. L’handicap deve essere visibile. Maggiori approfondimenti in questo articolo del Corriere della Sera on line. Per chi conosce l’olandese o si vuole limitare a guardare le figure, questo e’ il sito della trasmissione.
Quello che penso di queste cose l’ho gia’ scritto qui, evito di ripetermi. C’e’ da dire che in questo spettacolo in particolare, ci sono tutti gli elementi base per la classificazione di certa televisione. Una sorta di archetipo platonico del format tv da conservare nell’iperuranio televisivo.
Si inizia dalle motivazioni ipocrite: dare a delle ragazze handicappate la possibilita’ di apparire in televisione, cosa che non sarebbe avvenuta senza Miss Ability, questo il fantasioso titolo dello show. Si prosegue col buonismo iperglicemico: mostrare che nonostante tutto, queste ragazze sono belle, buone e simpatiche. Si finisce in gloria con il vero obiettivo: gli ascolti, la pubblicita’, il denaro.
La prima cosa che si potrebbe obiettare e’ che cose del genere ricadono in quella che e’ la forma piu’ subdola di razzismo, quella che favorisce la minoranza per il solo fatto che e’ minoranza. Di questa cosa ne ho parlato in questo articolo. Per continuare, io che sono un malpensante mi chiedo: perche’ l’handicap deve essere visibile? perche’ le protagoniste devono essere tutte donne?
Uno potrebbe farsi l’idea maligna che qualcuno stia cercando di attingere ai lati piu’ oscuri della sessualita’ degli spettatori maschi, gia’ coccolatissimi destinatari di vallette in tanga, veline zizzute e calendari con modelle ipertrofiche. Dopo aver mostrato tutto, ma veramente tutto, le cose diventano ripetitive, occorre un po’ di novita’. Le modelle in carrozzella possono essere la risposta.
Per vedere se i miei sono solo maligni sospetti, basta aspettare un po’. Se il prossimo reality mettera’ insieme nella stessa casa ragazze svedesi bionde e culturisti di colore, magari con la scusa di favorire l’integrazione razziale, probabilmente i cattivi pensieri erano un minimo giustificati.
Nel frattempo ho l’atroce sensazione che un’idea del genere non potra’ fare a meno di essere riproposta in Italia. Gli elementi ci sono tutti: mielosa ipocrisia, mistificato sesso perverso e danaro, soprattutto danaro. Resta da indovinare chi si muovera’ per primo. Qualcuno prova a fare un nome?