00.22. Mi piace la notte. Sono appena tornato da una lunga passeggiata per le strade fredde e vuote della mia citta’. Io abito in periferia, e prima di arrivare al centro, dove a quest’ora c’e’ molta gente che si diverte, posso camminare per un po’ di chilometri in strade completamente deserte. Lampioni che dondolano al vento, luminarie natalizie dagli scricchiolii sinistri e ogni tanto qualche macchina che scorre verso una destinazione misteriosa. Mi piace incontrare i gatti. Sembrano tutti indaffarati con i loro musetti buffi. Quando sentono avvicinarsi qualcuno lo guardano e rimangono immobili come statue. Poi schizzano via come se avessero visto il demonio.
Lungo la strada c’e’ un bar che chiude tardissimo. Dietro il bancone il proprietario guarda la televisione con le braccia incrociate sul petto. Un paio di ragazzi fumano bevendo una birra sulla soglia del locale. Parlano a voce bassissima e quando passo mi guardano con sospetto.
Lentamente, come sempre mi dirigo al mare. C’e’ un piccolo porticciolo di pescatori nascosto dietro due o tre palazzetti bassi. Uno ci potrebbe passare cento volte senza immaginare che dietro quelle case si nasconde un pezzo di storia della mia citta’. Sul porticciolo c’e’ un terrazzino con quattro panchine e due lampioni. D’estate e’ sempre affollato anche a quest’ora. Ai ragazzi piace fumare in questo posto e a giudicare dall’odore non si tratta di marlboro. Ora, invece, il freddo ed il vento hanno fatto selezione. Sono solo. Questi sono i momenti nei quali rimpiango veramente di aver smesso di fumare. Nessun rumore di traffico. Le luci tremolanti dei paesini sulla costa, il rombo sordo della risacca, il gelo che mi taglia il viso. In cielo un pezzetto di luna ogni tanto si fa largo tra le nubi veloci. Mi vengono in mente le persone con cui sono stato qui, l’amore che c’e’ stato e le parole che si sono perse nel tempo. Se avessi saputo, se avessi detto, se avessi fatto. Invece non ho saputo, ho detto la cosa sbagliata e ho fatto una cosa inutile. E’ andata.
Prima di tornare guardo ancora una volta il mare. E’ scuro e silenzioso, mi fa paura. Sono stato molte volte per mare di notte e so quanto e’ cattivo. L’odore dell’aria salmastra e’ forte. Con le mani in tasca prendo di nuovo la strada di casa. Se mi capita di nuovo, non sapro’, non diro’ e non faro’ nulla. Peggio non potra’ andare.
Il mio nuovo Sito





è andata.
..però prima o poi torna.
e lì sò cazzi. (come diceva la buonanima del mio prozio Procopio)
dfc: torna? allora e’ meglio che vada via io
Comment by tusaichi — 30 December , 2006 @ 1:43 am
Parla silente
come mai doma,
sprizza quell’eco dal tardo passato
Forte si sente
ancor la sua voce,
come se ancor non m’avesse lasciato.
E invece tace,
persa nel tempo,
pagina letta di vita vissuta
Tace anche il vento
mentre qui, solo,
sfioro la fredda sua lapide muta.
Comment by serpiko — 30 December , 2006 @ 1:47 am
Scusa boss, ma ognuno ha i suoi scheletri.
E il suo modo di flagellarsi per espiarli.
dfc: e’ il tuo e’ un gran bel modo erede. Sotto la scorza di mitragliere nascondi un animo veramente sensibile. Ti abbraccio
Comment by serpiko — 30 December , 2006 @ 1:49 am
silenzio…….
Comment by nadia — 30 December , 2006 @ 9:37 am
Il mare più grande
di Gibran Kahlil Gibran
Ieri “come è lontano ed eppur vicino, ieri” io e la mia anima ci siamo recati al grande mare per mondarci dai residui di fango della terra rimasti sul nostro corpo.Giunti alla spiaggia, abbiamo cercato un luogo appartato per non esser visti dall’occhio della gente.
Lungo il cammino, abbiamo visto un uomo seduto su una scura roccia polverosa, con un sacco in mano dal quale, di tanto in tanto, tirava fuori una manciata di sale e lo spargeva sul mare.
E l’anima mi disse: “Quest’uomo è un pessimista, uno che nella vita non vede che oscurità. Non si merita di vedere i nostri corpi nudi. Cerchiamo un altro posto”.
Abbiamo continuato a cercare finché non abbiamo trovato un anfratto. Lì abbiamo scorto un uomo vicino ad una bianca roccia, con in mano una piccola scatola incastonata di pietre preziose. Ogni tanto estraeva da essa una zolletta di zucchero e la gettava nel mare.
E l’anima mi ha detto: “Questo è l’ottimista, che cerca 1′impossibile. Neanche costui è degno di guardare i nostri corpi nudi”.
Abbiamo proseguito la ricerca finché non ci siamo imbattuti in un terzo uomo in piedi presso la riva, che raccoglieva pesciolini morti e li ributtava nel mare. E l’anima mi ha detto: “Questo è lo sciocco pietoso, che cerca di restituire la vita ai morti. Stiamone alla larga”.
Abbiamo camminato ancora, fino a quando non abbiamo visto un quarto personaggio intento a tracciare il profilo della sua ombra sulla sabbia per lasciarlo poi cancellare dalle onde.E l’anima mi ha detto: “Questo è il mistico, che con 1′immaginazione crea un idolo da adorare. Lasciamolo stare”.
Quindi ne abbiamo trovato un quinto, in piedi in una bassa stagnante laguna, che toglieva la schiuma dalla superficie dell’acqua per versarla in un vaso di comiola.
L’anima mi ha detto: “Costui è l’idealista, che tesse con la tela del ragno gli indumenti che indosserà. Non gli daremo il privilegio di vedere i nostri corpi nudi”.
Abbiamo ripreso il cammino finché non abbiamo udito una voce forte che diceva: “Questo è il mare profondo. Questo è il tremendo e grande mare”. Cercando di capire da dove venissero, abbiamo scoperto che le parole erano pronunciate da un uomo che dava le spalle all’acqua. Si era appoggiato una conchiglia all’orecchio e ne ascoltava il fruscio.
E l’anima mi ha detto: “Andiamocene, perché quest’uomo è uno scettico, che volge le spalle alla grandezza che non può circoscrivere e lascia che sia un nonnulla a guidarlo”.
Continuando il nostro cammino abbiamo visto un settimo uomo che stava fra due rocce, con la testa nascosta nella sabbia.
E dissi a me stesso: “Dal momento che egli non può vederci, immergiamoci qui, o anima”.
La mia anima ha scosso la testa e ha detto: “No, mille volte no. L’uomo che vedi è peggiore di tutti. E il timoroso di Dio che si nasconde dalla tragedia della vita mentre la vita nasconde le proprie gioie a lui”.
Allora ho vista apparire sul volto della mia anima una espressione di dolore e ha detto con voce piena di compassione: “Andiamo via da queste rive, poiché non vi è intimità qui. Non lascerò che il vento giochi coi miei biondi, lunghi capelli o scopra il mio bianco seno qui. Non mi spoglierò lasciando che la luce si posi sulle mie membra nude”.
Così io e la mia anima abbiamo lasciato il grande mare e ci siamo incamminati insieme alla ricerca del mare più grande.
Comment by spes74 — 30 December , 2006 @ 12:46 pm
Forse non c’entra molto ma mi piaceva…
dfc: perche’ non c’entrava? E poi e’ bella …
Comment by spes74 — 30 December , 2006 @ 12:47 pm
grazie a tutti.
dfc: vero Segretario, grazie a tutti
Comment by Splendid Mark AKA diabolicomarco — 30 December , 2006 @ 6:57 pm
Bellissimo! Posterò al più presto, ma ci vuole appunto la notte per far uscire ciò che il giorno tiene a freno…
dfc: ok, attendo.
Comment by Andrea — 30 December , 2006 @ 7:36 pm
Credo che il tuo talento sia quantomeno sottoutilizzato!
Sono convinto che se ci provassi potresti veder pubblicato qualche tuo lavoro (sono sicuro che ne hai qualcuno sepolto da qualche parte..;).
se lo dici tu sara’ vero. forse ho solo paura di ricevere l’ennesimo no. magari ci provero’
Comment by giaava — 12 January , 2007 @ 2:31 pm