C’e’ modo e modo di fare giornalismo. Quello scandaloso ed indecente di cui ho parlato nell’articolo su Lapo Elkann (che per chi non l’ha fatto, invito a leggere a questo link) e quello di chi si traveste per fare un’inchiesta. Come nel caso di Fabrizio Gatti, giornalista dell’Espresso, che per un mese si e’ finto uomo della manutenzione nel policlinico Umberto I di Roma. L’inchiesta non gli fruttera’ qualche regalino come ai giornalisti che hanno incensato Lapo, ma gli garantisce il mio rispetto, per quello che puo’ valere.
L’articolo e’ disponibile on line sul sito del settimanale l’Espresso e vale veramente la pena di leggerlo. L’obiettivo di Gatti era quello di tracciare un quadro realistico della situazione dell’ospedale. Niente di piu’ di quello che, probabilmente, fanno le migliaia di persone che quotidianamente accedono alla struttura. Il merito sta nell’averlo documentato con foto e filmati che sono disponibili sul sito.
Incominciamo dalla sicurezza. Sembra che basti indossare una tuta blu e una cintura con gli attrezzi e si accede a qualsiasi struttura dell’ospedale. Il giornalista l’ha fatto regolarmente per un mese in turni che andavano dalle 8 alle 15 o dalle 14 alle 21. Nessuno gli ha detto nulla, nessuno gli ha chiesto chi fosse. L’amministrazione dell’ospedale, infatti, ha recentemente dovuto confessare alla regione di non sapere con esattezza il numero ed il nome dei suoi dipendenti. Si prosegue poi con sostanze radioattive e colture virali lasciate incustodite, escrementi di animali nei corridoi, sigarette fumate in liberta’ nel reparto pediatrico di terapia intensiva, archivi sanitari accessibili a tutti, stato pietoso dei servizi igienici, assenza di servizi di pulizia e pazienti lasciati a "decantare" in tunnel di passaggio, senza privacy ed esposti ai rigori del clima. Altro che missione internazionale dell’Italia. Queste sono cose che ormai non si vedono piu’ nemmeno in Africa. Comunque non vado oltre. L’articolo e’ ben fatto e la documentazione e’ ineccepibile. Leggetelo. Io voglio solo fare qualche considerazione.
La sanita’ pubblica e’ un bene del cui valore assoluto non ci rendiamo conto. I fanatici del liberalismo insistono nel dire che sarebbe meglio non farsi prelevare la quota di salario destinata al servizio pubblico e utilizzarla per sottoscrivere un’assicurazione privata. Questa e’ una pia illusione. Come ho gia’ scritto in un precedente articolo, l’esperienza americana dimostra che le assicurazioni private tutelano solo i sani e quelli talmente ricchi da potersi permettere polizze blindate e costosissime. I malati cronici e quelli che hanno piu’ episodi clinici in brevi lassi di tempo, vengono scaricati o non assicurati. Questo comporta che dovra’ comunque esistere un servizio pubblico sul quale ricadranno gran parte degli oneri, mentre nelle mani delle assicurazioni rimarranno i quattrini delle persone sane. Il servizio sanitario italiano e’ abbandonato a se stesso e a causa di questo non vengono solo bruciati milioni e milioni di euro, la gente muore in ambulanza o aspettando di essere ammessa al pronto soccorso. I sistemi per diminuire le spese e migliorare il servizio esistono. Il ticket per il pronto soccorso non serve a nulla, e’ solo un autogol di questo esecutivo. Il governo stima di ricavarne 13 milioni di euro, una bazzecola. In piu’ se uno rifiuta di pagarlo, nessuno gli potra’ fare nulla perche’ il costo delle pratiche per recuperare il credito e’ tre volte piu’ alto del credito stesso. Probabilmente si dovrebbe lavorare sul costo giornaliero della degenza. Statistiche del 2003 che potete trovare a questo link, vanno dai 327 euro giornalieri del Veneto ai 640 della Valle d’Aosta. Il Lazio si attesta a 630 euro giornalieri e la media nazionale e’ 481 di euro. Cifre da clinica svizzera di prima classe. Nessuno mi potra’ mai convincere che questi costi non possano essere ridotti almeno della meta’. Le degenze costano al servizio sanitario nazionale diverse centinaia di milioni di euro all’anno, altro che i 13 che si spera di ottenere dai ticket al pronto soccorso. Altre misure sarebbero operabili applicando semplici controlli e procedure elementari su ricette e prescrizioni dei farmaci. In questo articolo le descrivo brevemente.
La sensazione e’ che si abbia un nemico in casa. Qualcuno che fa di tutto per convincerci che pubblico e’ male e privato e’ bene. Probabilmente sono gli stessi che hanno interessi personali in grandi compagnie assicurative che dal business della sanita’ ricaverebbero guadagni oceanici. La sanita’ pubblica e l’assistenza medica per tutti sono una grande conquista sociale di questo paese. Qualcuno, probabilmente amici di quelli che la governano attualmente o l’hanno governata in passato, ce ne vuole privare dicendoci che e’ per il nostro bene. Molti di noi sono automobilisti e sanno cosa vuol dire avere a che fare con un’assicurazione privata. Quante assicurazioni si preoccupano del bene dei loro clienti? Se ne conoscete una, fatemelo sapere.