Oggi sarebbe fin troppo facile scrivere uno di quegli articoloni sulla degenerazione della societa’ e di quella italiana in particolare. C’e’ solo da scegliere tra il macello di Erba e la storia degli occhi strappati ai morti (a Roma, culla della civilta’ occidentale e non in una landa lontana spazzata da vento e neve). Merce che lascio volentieri a chi si ciba di carogne e ama ricamare su macabri particolari come quello che ad uccidere il bambino sia stata la donna (vedi qui, qui, qui, qui,  e ancora qui) come se questo rendesse piu’ efferata un’azione che a mio avviso ha gia’ raggiunto i limiti estremi dell’efferatezza.
Io provo a fare una scelta diversa. Niente pane inzuppato nel sangue. Una riflessione e due notizie.
La riflessione. Inutile cercare un’indignata spiegazione del male. Il male si giustifica con la sua stessa esistenza. Scandalizzarsi e considerare quella del male una presenza aliena al nostro universo e’ un atteggiamento da zitella bigotta che critica gli extracomunitari di colore dicendo che sono sporchi, ma gli guarda compiaciuta tra le gambe per vedere se e’ vero. Giornali e televisione mi hanno stancato con questo balletto. E mi hanno stancato anche gli spettatori, i lettori, quelli che in autostrada fanno la fila per sbirciare l’incidente e se c’e’ uno coperto con il lenzuolo si sporgono per vedere meglio e pure quel pirla che in televisione fa le macchiette dietro ai giornalisti dei TG. Forse non e’ evidente, ma e’ un servo del sistema anche lui. Un giorno vi spieghero’ perche’.
Le notizie. La prima. Il padre della signora uccisa e nonno del bambino ha parlato di perdono. L’altra, Giuseppe Soffiantini ha deciso di finanziare la pubblicazione delle poesie di uno dei suoi rapitori attualmente recluso.
Il male ed il perdono. Esistono entrambi e di entrambi bisogna tenere conto. Altrimenti e’ solo una corsa cieca e disperata verso un buio che non ammette confine.