Delle Fragili Cose

L'angolo del Bignami14 January , 2007 6:54 pm

 

"Tutti gli oggetti che continuiamo a raccogliere nel corso della nostra vita non ci daranno mai forza interiore. Sono, per così dire, le stampelle di uno storpio."
Ivan Illich

Questo aforisma, insieme ad altri, appare ciclicamente sulla home page del sito http://www.decrescita.it, pagina di riferimento della Rete per la Decrescita Serena, Pacifica e Solidale.
Nonostante il nome cosi’ tranquillizzante, se avete il tempo di approfondire le questioni trattate da questo gruppo di studiosi/filosofi, vi renderete conto che i loro ragionamenti inducono un messaggio molto, ma molto piu’ rivoluzionario di quello di qualsiasi gruppo estremista ecologista o di sinistra.
Il punto della situazione e’ che obiettivo della decrescita e’ ridurre il prodotto interno lordo, e con esso l’opera devastatrice che l’uomo compie per raggiungere i suoi obiettivi industriali.
Ho gia’ scritto in un lontano passato che, per me, la qualita’ della vita non e’ possedere un televisore da 42 pollici, ma poterne fare a meno. Nel senso che preferirei che le mie serate fossero tanto impegnate in eventi culturali collettivi da non usare mai la televisione. Lo stesso vale per le macchine. E’ meglio avere una macchina e doversi preoccupare di parcheggio, assicurazione e manutenzione o avere mezzi pubblici che funzionano alla perfezione? 
E’ ovvio che se tutti riducessimo le nostre "esigenze" i primi ad esserne colpiti sarebbero coloro che queste esigenze le inducono. Gli stessi che poi, guarda caso, sono anche i padroni del mondo.
E’ per questo che messaggi pacifici come quelli della decrescita hanno la forza propagandistica di migliaia di attacchi terroristici. A differenza del terrorismo, il concetto di decrescita non combatte il sistema militarmente, ma ne mette in dubbio la strutturazione filosofica e, quindi, la stessa validita’ esistenziale.
Vi consiglio caldamente di leggere qualche pagina. Non ho intenzione di convincervi di nulla. Io stesso ho delle perplessita’ sull’applicazione incondizionata di una decrescita su scala planetaria, pero’ i concetti che stanno alla base di questa teoria possono essere usati per meglio valutare i messaggi consumistici ai quali siamo continuamente esposti e questo, indubbiamente, e’ utile per sentirsi piu’ sereni e meno oppressi da bisogni inutili.

La segnalazione di questo sito e di questo movimento di cui devo confessare che nulla sapevo, mi e’ pervenuta da Franzen. Franzen e’ un membro della squadra che ha fatto pochi interventi ma legge sempre con attenzione. Lo conosco e so che e’ persona di grande cultura e pacifica intelligenza. Lui segue da tempo le teorie della decrescita e questo fatto, per il movimento culturale, rappresenta un’ottima pubblicita’.

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Meccanica delle Cose 9:27 am

Io non credo molto al valore educativo di sentenze morali come quella di ieri sui fatti di Marzabotto. Il valore etico della sentenza e’ ineccepibile e non ho intenzione di contestarlo. Se invece qualcuno si illude che cose di questo tipo servano anche minimamente a scongiurare in futuro l’eventualita’ che certi fatti si ripetano, si illude pericolosamente. Le punizioni per azioni del genere, per risultare esemplari, devono essere immediate e crudeli in diretta proporzione al crimine compiuto. Solo la paura di una punizione feroce, immediata e certa puo’ essere utile per indurre un minimo di timore in chi imbraccia il fucile di fronte a persone disarmate.
Non voglio essere frainteso. Io apprezzo il valore storico di certi processi. L’illusione pericolosa di cui parlavo prima e’ quella che consiste nel pensare che possa valere un criterio di giustizia nei confronti militari tra popoli e nazioni. Quasi come se la guerra fosse una specie di sport, un tantino piu’ violento del calcio o del tennis, nel quale esiste un regolamento da invocare di fronte agli arbitri per ottenere le giuste punizioni. Niente di piu’ sbagliato. La guerra, qualunque guerra, da chiunque condotta, e’ solo la razionalizzazione utilitaristica della bestialita’ e del male. Non esistono eserciti buoni ed eserciti cattivi. L’attribuzione degli aggettivi qualificativi e’ un privilegio dei vincitori e raramente essi rinunciano ad utilizzarlo.
La profonda abiezione morale della dottrina nazista emerge con estrema chiarezza dalle pagine dove essa stessa si descrive. L’idea che possano esistere razze con diritti superiori ad altre, che i deboli debbano essere eliminati, che si debba procedere con scientifica determinazione all’estinzione di certi popoli e culture non richiede camere di consiglio per essere valutata. E’ immonda. E’ male assoluto.
Eppure anche eserciti che hanno marciato sotto le insegne di ideali luminosi come quelli della costituzione americana e quelli che portavano sul bavero la stella rossa di un comunismo che voleva la pace universale tra i popoli e la divisione paritaria di risorse  ed opportunita’, si sono macchiati di episodi di bestiale ferocia. Episodi che, grazie al risultato finale della competizione, sono stati rubricati come secondari, ma che comunque sono accaduti numerosi.
Una volta tanto mi sento di enunciare una verita’ assoluta. Non esistono guerre pulite o guerre umanitarie. Le guerre possono essere fatte o subite. E’ questa l’unica distinzione che riconosco. Chiunque affermi che sul pianeta esistono eserciti buoni o guerre giuste si rende autore di un ossimori criminali.
La vera valenza di processi come quello che si e’ concluso ieri e’ il loro contributo alla memoria. La vicenda di Marzabotto si svolse tra il 29 settembre ed il 5 ottobre del 1944. Il fatto che duro’ piu’ giorni, e’ la dimostrazione che non fu un’azione concitata durante la quale un comandante perse il controllo delle sue truppe, ma un’operazione organizzata.
Si parla di 800 vittime accertate e di oltre 1800 possibili. Il dato piu’ agghiacciante sono i duecento bambini al di sotto dei dodici anni che sono stati uccisi. Ho cercato in rete ma non ho trovato un elenco dei nomi delle vittime. Mi sarebbe piaciuto pubblicarlo per testimoniare il fatto che a oltre sessanta anni dalla morte di queste persone c’e’ ancora qualcuno che inorridisce per cio’ che gli e’ stato fatto. Quasi sicuramente l’elenco esiste ma non e’ on line.
Allora ho cercato dei link alle pagine che descrivono fatti e testimonianze. Ora passero’ qualche minuto a leggerle. Probabilmente non serve a niente, ma se a Marzabotto fosse morto un mio parente, mi avrebbe fatto piacere che qualcuno spendesse venti minuti del suo tempo a capire come e’ accaduto.
Questo e’ un buon punto di partenza, questa e’ la voce di wikipedia, questa e’ la pagina che il comune dedica alla memoria dei fatti.
Non si trova molto altro poi. La maggior parte sono link turistici e pubblicita’ di bed and breakfast. L’Europa, per fortuna, e’ molto cambiata.

Aggiornamento: Il caro Vortexmind ed un gentile lettore, il signor Andrea Macrì, mi hanno detto dove e’ possibile trovare i nomi delle vittime di questa vicenda tristissima. Esiste questa pagina, e qui e’ possibile scaricare un foglio excel, con i nomi ed una serie di dati, tra cui l’eta’ delle vittime. Nel mio articolo vi parlavo di duecento bambini al di sotto dei dodici anni. I morti sono tutti uguali, ma sono i nomi di questi duecento bambini che vorrei tenere nelle mie pagine. E’ il mio modo per tenerli vicino e sperare che dove sono adesso non ci sia piu’ paura.

 

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