"Tutti gli oggetti che continuiamo a raccogliere nel corso della nostra vita non ci daranno mai forza interiore. Sono, per così dire, le stampelle di uno storpio."
Ivan Illich

Questo aforisma, insieme ad altri, appare ciclicamente sulla home page del sito http://www.decrescita.it, pagina di riferimento della Rete per la Decrescita Serena, Pacifica e Solidale.
Nonostante il nome cosi’ tranquillizzante, se avete il tempo di approfondire le questioni trattate da questo gruppo di studiosi/filosofi, vi renderete conto che i loro ragionamenti inducono un messaggio molto, ma molto piu’ rivoluzionario di quello di qualsiasi gruppo estremista ecologista o di sinistra.
Il punto della situazione e’ che obiettivo della decrescita e’ ridurre il prodotto interno lordo, e con esso l’opera devastatrice che l’uomo compie per raggiungere i suoi obiettivi industriali.
Ho gia’ scritto in un lontano passato che, per me, la qualita’ della vita non e’ possedere un televisore da 42 pollici, ma poterne fare a meno. Nel senso che preferirei che le mie serate fossero tanto impegnate in eventi culturali collettivi da non usare mai la televisione. Lo stesso vale per le macchine. E’ meglio avere una macchina e doversi preoccupare di parcheggio, assicurazione e manutenzione o avere mezzi pubblici che funzionano alla perfezione? 
E’ ovvio che se tutti riducessimo le nostre "esigenze" i primi ad esserne colpiti sarebbero coloro che queste esigenze le inducono. Gli stessi che poi, guarda caso, sono anche i padroni del mondo.
E’ per questo che messaggi pacifici come quelli della decrescita hanno la forza propagandistica di migliaia di attacchi terroristici. A differenza del terrorismo, il concetto di decrescita non combatte il sistema militarmente, ma ne mette in dubbio la strutturazione filosofica e, quindi, la stessa validita’ esistenziale.
Vi consiglio caldamente di leggere qualche pagina. Non ho intenzione di convincervi di nulla. Io stesso ho delle perplessita’ sull’applicazione incondizionata di una decrescita su scala planetaria, pero’ i concetti che stanno alla base di questa teoria possono essere usati per meglio valutare i messaggi consumistici ai quali siamo continuamente esposti e questo, indubbiamente, e’ utile per sentirsi piu’ sereni e meno oppressi da bisogni inutili.

La segnalazione di questo sito e di questo movimento di cui devo confessare che nulla sapevo, mi e’ pervenuta da Franzen. Franzen e’ un membro della squadra che ha fatto pochi interventi ma legge sempre con attenzione. Lo conosco e so che e’ persona di grande cultura e pacifica intelligenza. Lui segue da tempo le teorie della decrescita e questo fatto, per il movimento culturale, rappresenta un’ottima pubblicita’.