Mah. A chi credono di prendere per il culo?
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Mah. A chi credono di prendere per il culo?
I Grandi Imprenditori Italiani
Ho letto la serena discussione che c’e’ stata tra due miei cari lettori intorno alla difficolta’ di collegare cose cosi’ apparentemente lontane come l’alta velocita’ nelle ferrovie e le pensioni. Io aggiungo un’altra componente, la sanita’ pubblica.
Il collegamento, anche se non immediato c’e’. Cerco di evidenziarlo. Partiamo dai treni ad alta velocita’ (TAV). Riassumo molto, ma molto brevemente, quello che e’ possibile leggere in un riferimento che vi daro’ alla fine.
Una cosa molto importante e’ che la TAV viene concepita come societa’ tra il pubblico ed il privato. I soci privati dovevano partecipare al 40% delle attivita’. In realta’, nonostante i proclami, all’atto di tirare fuori i quattrini, nessun socio privato se l’e’ sentita, con il risultato che lo stato, cioe’ io, tu, tutti, si e’ dovuto caricare tutta la spesa.
Dopo aver risposto picche all’opportunita’ di entrare nella gestione attiva dell’affare, i privati si sono invece presentati allo sportello dell’assegnazione degli appalti per la costruzione delle tratte. Ed ecco che magicamente, forse non tanto magicamente visto che l’amministrazione statale deve essere stata per forza complice, i tempi si sono allungati e i costi sono diventati stratosferici. Ho deciso di non fare numeri. Per le cifre vi rimando ai riferimenti. Quello che mi interessa e’ il processo evolutivo del fenomeno, anche perche’ devo collegarlo ad altri apparentemente distinti.
Il fenomeno TAV Italiano, confrontato a quello internazionale, e’ sconfortante. La Spagna, modificando il meccanismo dei bandi di assegnazione per i lavori, ha un costo chilometrico che e’ un quarto di quello italiano. La Francia ha costi simili a quelli spagnoli. Qualcuno potrebbe ragionevolmente obiettare che Francia e Spagna hanno orografie piu’ felici che gli consentono di stendere binari piu’ agevolmente. A questo punto e’ d’uopo citare il Giappone dove, a fronte di un territorio nazionale simile a quello italiano per orografia e pur con una densita’ di popolazione piu’ alta della nostra, i costi chilometrici sono piu’ bassi di quelli francesi e di quelli spagnoli e quasi un quinto di quelli italiani. Per chi fosse interessato a dati e cifre piu’ precise, segnalo questo eccellente articolo dell’Espresso a firma Riccardo Bocca. Il link e’ stato reperito grazie alle ricerche effettuate dal nostro Gatto Assassino. Per chi non avesse voglia di leggere l’articolo nella sua totalita’ c’e’ questo buon riassunto su wikipedia. E’ da tenere presente che i numeri che vengono fuori sono elaborazioni della Nuova Quasco su dati ufficiali e non supposizioni giornalistiche.
Dopo il rifiuto di investire e dopo la corsa all’appalto, esauritasi la vena aurifera delle commesse, l’imprenditoria italiana scalcia ed ottiene l’uso di un’opera che non ha contribuito a creare e sui cui costi stratosferici ha pesantemente lucrato. Sull’Ansa leggiamo che della valle e montezemolo hanno fondato una societa’ per la realizzazione di corse sulle tratte ad alta velocita’.
Ancora una volta la classe imprenditoriale italiana si sottrae al rischio d’impresa e pretende di sedersi a tavola gia’ imbandita. E’ la stessa graziosa pretesa che si e’ manifestata nei tentativi di privatizzazione dell’Alitalia. Questa e’ la stessa imprenditoria che mentre denigra i meccanismi previdenziali denunciandone l’inefficienza, pretende la riduzione delle aliquote contributive e sfrutta a piene mani il meccanismo del lavoro a tempo determinato disinteressandosi dell’impoverimento previdenziale che ne consegue. E’ evidente che fa gola l’idea che l’asse previdenziale si sposti sempre di piu’ dal pubblico al privato, offrendo la possibilita’ ai soliti noti di inserirsi in un meccanismo che garantisce guadagni imponenti. Si tenga presente che benche’ il dato non sia molto pubblicizzato, l’INPS e’ in attivo sulle pensioni e in fortissimo passivo sull’assistenza (pensioni di invalidita’ ecc.). Non ci vuole molto a capire che una divisione delle competenze che trasferisca al privato la parte attiva (le pensioni) e lasci al pubblico l’assistenza e’ un grosso affare. Per i privati, ovviamente.
Quando scrissi questo articolo sulla sanita’ pubblica, ho messo in evidenza un meccanismo analogo. Il tentativo di scaricare sul pubblico rischi e spese e di "privatizzare" i guadagni. Allora ho parlato genericamente di un nemico in casa e qualcuno mi ha rimproverato di non averlo identificato veramente. Lo faccio adesso. Partendo dal presupposto che questo paese ha una classe politica degenere, una fiscalita’ ridicola e una propensione allo spreco di proporzioni bibliche, uno dei nemici piu’ subdoli che ci teniamo in casa e’ una classe imprenditoriale che rifugge totalmente il rischio, critica continuamente lo stato per i suoi complessi meccanismi burocratici salvo poi affondare le mani nella crema del profitto sfruttando proprio la disorganizzazione e l’incapacita’ dell’amministrazione pubblica.
Il capitalismo si basa sulla capacita’ che ha il capitale di creare valore confluendo in iniziative di sviluppo. Se i capitalisti rifuggono il rischio e si limitano a competere per l’accesso alla mammella statale, accrescono solo la loro ricchezza a spese della collettivita’.
E’ per questo che TAV, pensioni e sanita’ sono collegate. Il fil rouge e’ il tentativo di una certa parte della grande imprenditoria italiana di delegare al pubblico il rischio dell’investimento ed eventuali perdite e di sedere alla cassa per intascare i profitti.
Sono stanco dei proclami di confindustria e del suo presidente monteprezzemolo. Le sue ambizioni sono chiare ma mi ha gia’ fatto il pieno con le sue chiacchiere. Basta con il pianto greco sulle tasse e sul costo del lavoro. Oltre a portare le attivita’ all’estero per dare lavoro ai bambini asiatici e cercare di impossessarsi di risorse pubbliche per intercettarne i profitti, quali sono le concrete azioni di sviluppo e ricerca dell’imprenditoria italiana?
Sono stufo di vedere l’ennesimo lancio di prodotti di moda e di design. Vorrei che il mio paese eccellesse anche in ricerca e tecnologie avanzate. Basta con le magliette e gli occhiali da sole, non se ne puo’ piu’.