E’ solo di ieri il mio articolo sull’incapacita’ del grande capitale italiano di avere un ruolo attivo ed effettivamente propulsivo nello sviluppo del paese. Ne ho evidenziato l’atteggiamento liberista rispetto agli oneri e statalista rispetto agli onori. In questo caso potremmo parlare di capitalismo dei figli di papa’, quello abituato a trovare l’ovetto cotto e mondato e al fatto che c’e’ sempre qualcuno che gli toglie le castagne dal fuoco.
Oggi, per completare il quadro, vorrei accennare alla faccia criminale del grande capitalismo italiano.
Comincerei con rammentare due vicende ancora vive nella mente di molti. Basta fare due nomi, Cirio e Parmalat. Sul caso Cirio ho trovato questo studio della Luiss, in formato PDF. Per chi non avesse voglia di scaricarlo, questo e’ il link alla versione html. Stessa fonte, la Luiss, stessa autrice, MariaKatia Di Staso, per lo studio sulla vicenda Parmalat di cui qui trovate il PDF e qui la versione html. Ho preferito linkare pubblicazioni accademiche, ma se volete la rete e’ piena di riferimenti, soprattutto da parte di povera gente che su queste vicende ci ha rimesso le penne. Povera gente che, probabilmente su diretto suggerimento del grande burattinaio, ha la sua tutela in personaggi che affermano che lo stato, quindi la collettivita’, deve farsi carico dei risarcimenti per i danni subiti.
Quindi, anche per quanto riguarda l’aspetto criminale, i grandi capitalisti pappano e lo stato risarcisce. Perfetto.
Che dire poi della storia Telecom? Da impresa a partecipazione statale con profitti biblici a impresa privata con perdite altrettanto rilevanti. In quella fase, un governo di centrosisinstra, ha acconsentito al fatto di vendere un impresa in eccellenti condizioni economiche ad un compratore che ha offerto come garanzie i redditi dell’impresa stessa. Una cosa che non ha precedenti nella storia del capitalismo. Questo link alla voce di wikipedia riassume la vicenda. Ottima anche questa pagina, che riassume molte opinioni e relativi riferimenti bibliografici.
Il risultato di questo “regalo” al privato, e’ un’azienda in continua ristrutturazione, incerta sul proprio ruolo strategico e che invece di essere protagonista delle pagine di finanza, ha preso un certo gusto ad apparire nella cronaca nera, con i suoi massimi dirigenti e con la morte misteriosa di suoi funzionari.
Un altro caso di grande capitalismo di incerta morale e’ quello che ha visto un uomo il cui successo imprenditoriale, tante volte chiamato a giustificarne la qualita’ personale, e’ ancora avvolto nel mistero. Costui e’ stato coinvolto in decine e decine di indagini giudiziarie, piu’ volte condannato in via definitiva. La sua strada al successo e’ stata spianata con leggi (anzi decreti) ad hoc e parte delle sue condanne sono state evitate con leggi ad hoc.
E’ evidente che il capitalismo figlio di papa’ e quello criminale non sono utili ad un paese che con i suoi milioni di dipendenti e piccoli imprenditori cerca di farsi strada in un momento difficile della storia economica dell’occidente. Il tramonto del pericolo rosso, il cui cadavere viene ancora esposto a scopi terroristici, ha consentito al capitalismo criminale e a quello figlio di papa’ di fare i loro porci comodi. Nessuno ha piu’ paura, di nulla. E’ triste constatare che questo paese ha dato il meglio di se solo quando la classe politica e quella industriale erano da una parte assistite a livello internazionale e dall’altra minacciate dal pericolo interno. Se ne conclude che la classe dirigente politica ed imprenditoriale del nostro paese non sa vivere senza stampelle e senza il timore di subire bastonate. E questo vuol dire che va cambiata e presto, perche’ di peggio e’ difficile fare.