Stamattina vado contro corrente perche’ a me stanno a cuore i bambini. Chiunque abbia passato i dodici anni e’ perso. Il suo destino e’ nelle mani del Signore e non si puo’ fare piu’ nulla per lui. Ma i bambini, quelli sono ancora nelle nostre mani e per loro rispondiamo direttamente di fronte alla storia ed al destino.
Quindi niente inzuppamenti di pane nelle questioni afghane, compresi gli attentati che con sfortunato tempismo si propongono per confondere ulteriormente le idee di una classe politica che definire allo sbando e’ cauto e gentile eufemismo.
La notizia che commentero’ e’ questa. A Torino, ma il fenomeno e’ ormai evidente su tutto il territorio nazionale, i genitori tendono a disertare le classi multietniche ritenendole inadeguate alla formazione dei propri bambini. Leggete l’articolo per farvi un’idea.
Della cosa ho personale contezza perche’ mia sorella e’ maestra e mi ha parlato della cosa gia’ da un po’ di tempo. Quello che scrivero’ e’ in parte derivato dalle sue considerazioni e assume un valore di testimonianza.
Dico subito che i genitori non hanno tutti i torti. Fra problemi linguistici e religiosi, la  presenza di bambini provenienti da culture diverse rallenta le attivita’ della classe. E questo preoccupa sia i genitori italiani che quelli stranieri perche’ gia’ accade che in alcune classi i bambini stranieri, di diverse nazionalita’ ma accomunati da lingua e religione, siano la maggioranza e quindi sono i bambini italiani a rappresentare un problema.
La cosa assurda e’ che il ministero sembra ignorare il problema e continua a considerare la scuola come quella del libro Cuore, compresa la maestrina dalla penna Rossa ed il buon Garrone. A parte qualche eclatante e populista presa di posizione sul  "tieni il Crocifisso", "togli il Crocifisso", sembra che nessuno sia realmente interessato a studiare protocolli e procedure che consentano a questi bambini di imparare a vivere insieme. Dopo esserci bruciati questa opportunita’ per la nostra generazione con la nostra inazione e distrazione, stiamo piantando il seme amaro del conflitto razziale anche nella prossima ed in quelle che seguiranno.
La gestione di un processo fondamentale come quello della creazione della futura societa’ multietnica e multiculturale che popolera’ la nostra nazione viene delegata all’iniziativa e all’inventiva di presidi e maestre. Persone che con tutta la buona volonta’, probabilmente non hanno la formazione e la coordinazione necessaria a governare un processo epocale di queste dimensioni.
La realta’ dei fatti e’ che l’immigrazione e’ un processo cha ha pura valenza economica. La Grande Classe Imprenditoriale Italiana lo sponsorizza per contenere o abbassare il costo del lavoro, ma poi lascia pagare il prezzo di questo suo vantaggio alla collettivita’. E’ un discorso che abbiamo fatto gia’ e ha annoiato persino me.
Invece di riempirsi la bocca con parole come integrazione e multietnicita’ e’ necessario formare correttamente adesso le future generazioni per evitare di innescare una bomba che non potra’ che esplodere nelle mani dei nostri figli quando avranno la nostra eta’.
Cosa puo’ imparare un bambino, qualsiasi sia la sua provenienza, quando sente dire intorno a se che il diverso e’ un problema?
Se l’immigrazione e’ una realta’, bisognera’ pianificarne l’evoluzione e non limitarsi a lucrare sui suoi effetti industriali. Sempre che l’amore per i nostri bambini sia quello vero. Quello che non si limita ad amarli adesso, ma che ha a cuore la loro vita anche quando noi non ci saremo piu’.