La guerra fredda aveva unito il mondo come mai prima. Sembra un’affermazione insolita, ma se ci riflettete è così. Certo, non si trattava di un’unione planetaria. Il mondo era diviso in blocchi, ma i blocchi erano solo due. Se ci si pensa bene, a parte il tempo nel quale Roma dettava legge, non c’é stato altro periodo storico caratterizzato da tanta coesione. Al confronto, quella di oggi sembra una baraonda rissosa nella quale i soliti guappi impongono la loro volontà utilizzando solo ed esclusivamente brutale violenza mentre giovinastri pericolosi si esercitano con i loro nuovi giocattoli nel cortile di casa.
Certo, nessuno può veramente rimpiangere un mondo il cui precario equilibrio poggiava sul diaframma sottile che lo separava dall’apocalisse. In ogni caso, la situazione attuale sta rapidamente diventando incontrollabile e si sta riconducendo inesorabilmente verso la stessa minaccia permanente di venti anni fa, con la differenza che adesso i bottoni rossi sono installati su decine di scrivanie invece che trovarsi solo su quelle di Mosca e Washington. L’amministrazione Bush ha cercato di fare squadra intorno alla minaccia del terrorismo ma, pur condivisibile nei fini, questa politica è stata condotta con metodi errati come dimostra la risposta disomogenea dell’Europa, il sostanziale disinteresse di Cina e Russia e le imbarazzanti preghiere rivolte al congresso durante il discorso sullo Stato dell’Unione.
Ora la comunità internazionale diverge in preda all’azione centrifuga degli interessi particolari e non sembra facile individuare una campagna in grado di aggregare politiche ed obiettivi. Una possibilità può venire dall’individuare un nemico veramente comune, contro il quale allearsi senza se, senza ma e senza distinzioni religiose. Se poi combattere questa guerra corale diventa anche un buon affare, siamo di fronte all’idea del secolo. La pensano così quelli che stanno chiamando la crociata contro l’inquinamento ambientale alla quale, inaspettatamente, sembra essersi unito anche Bush. Che la degenerazione dell’ambiente nel quale viviamo sia un nemico mortale per tutti, cristiani, musulmani,cinesi e non allineati, e’ troppo evidente per richiedere lunghe spiegazione. Molti scienziati reputano eccessivi gli allarmi lanciati dagli ambientalisti. Alcuni giornalisti trovano il modo di scherzarci sopra. Ma di giornalisti al servizio delle grandi aziende e di scienziati in grado di giurare che le sigarette non fanno male, ne sono piene le discariche. L’azione dell’uomo sull’equilibrio del pianeta e’ diventata pesante. Le nuove economie puntano al risultato industriale e non al metodo con il quale lo si raggiunge. In assenza di alternative tecnologiche e di politiche di risparmio, la competizione sulle risorse diventera’ presto sempre piu’ militare.
Che l’ecologia possa essere anche un affare sta diventando idea diffusa e condivisa. Si parte dall’esperienza positiva della California che su queste pagine e’ gia’ stata protagonista grazie al suo Terminator governatore per arrivare alle considerazioni riassunte in questo articolo, segnalatomi dall’ottimo Franzen.
Come ho gia’ scritto, il grande capitale, ed in particolare quello italiano, sta rifuggendo il suo ruolo di traino dello sviluppo e sempre di piu’ assume aspetti criminali. Se fosse in grado di prendere il comando di questa crociata planetaria contro la degenerazione dell’ambiente e del territorio, gli perdonerei i profitti realizzati. In fondo, i vantaggi per tutti sarebbero di portata assolutamente storica.