Delle Fragili Cose

Meccanica delle Cose17 May , 2007 7:32 pm

Qualche giorno fa ho sentito che l’iniezione letale sarebbe la forma di esecuzione più umanitaria. Non credo che sia semplice accostare l’aggettivo "umanitario" a "pena di morte", ma gli ossimori vanno di moda e i giornali e le radio ci sguazzano.
A me le punture fanno impressione. Quando vado a fare i prelievi per le analisi del sangue, mi giro sempre dall’altra parte. Sulla parete c’è una stampa di una donna nuda che danza tra le foglie al vento. L’addetto ai prelievi ormai è convinto che io sia un maniaco sessuale. Io preferisco che pensi questo e non che a me faccia senso vedere l’ago entrare nella vena e quel liquido nero come inchiostro riempire la provetta. Per incoraggiare l’idea che si è fatto di me, appena entro nella sala prelievi faccio battutacce sulle ragazze in sala d’aspetto e le accompagno con volgari spinte della mano destra a pugno chiuso. Le infermiere del laboratorio di analisi mi evitano come la peste.
Mi sono perso in chiacchiere. Dicevo, ah sì, la pena di morte. In passato ne ho parlato molto seriamente. Allora ero convinto che il mondo si potesse salvare e quindi scrivevo cose impegnate ed intelligenti. Ma il dottore mi ha cambiato le medicine e ho aperto Mente Critica. Ora sono più lucido e razionale. Stanotte ho sognato San Pietro che guidava una Suzuki GSR 600. Andava a 160 all’ora in autostrada senza casco, ma a lui con le raccomandazioni che ha se gli fanno la multa se la fa togliere. L’unica cosa è che la moto senza il cupolino, anche se è più bella, è un po’ scomoda e a San Pietro i capelli si sono tutti arruffati. Io stavo seduto dietro, facendo attenzione a tenermi al maniglione che non mi andava di prendermi confidenze. Mentre sorpassavamo un tir che trasportava maiali, San Pietro, gridando molto che a quella velocità non si capisce un cacchio, mi ha detto che ha sentito che non c’è niente da fare. A quanto pare i tre soci hanno deciso di sbaraccare e quindi, tra il lusco e il brusco, ci sarà la fine del mondo. Poi non ha detto più nulla perchè sul vetro del camion ha visto il faccione di Padre Pio, si è incazzato e ha tagliato la strada al tir. L’autista ha bestemmiato e un altro po’ finiva a mazzate.
Quindi se il mondo sta per finire, chi se ne fotte dell’impegno, della serietà e dell’intelligenza.
Se fosse per me io la pena di morte la infliggerei così:
Prenderei il condannato e lo piazzerei in una cella con televisione, play station, lettore dvd, satellite con canali porno a mitraglia. Poi gli assegnerei un frigorifero sempre pieno di schifezze: dolci, coca cola, formaggi, affettati, lardo di colonnata …Poi allestirei una bella cantinetta: vino, uischi, cognac e limoncello freddo. Sigarette a volontà, psicofarmaci, sonniferi e aulin se viene il mal di testa.
La cella dovrebbe essere molto stretta e occupata quasi completamente da un bel divano e dal letto, in modo da limitare al massimo gli spostamenti.
Sono sicuro che in queste condizioni non si durerebbe a lungo. Cattiva alimentazione, niente moto,  fumo, onanismo esagerato e maniacale, alcool e farmaci senza controllo. Sarebbe un modo molto umano di infliggere la pena di morte. Non siete d’accordo? Eppure io conosco molti che già si sono auto inflitti questa pena. Nessuno si meraviglia, nessuno gli dice niente. Eppure in Italia la pena di morte non c’è.
In media un condannato a morte negli Stati Uniti attende 10 anni prima di essere giustiziato. Sono sicuro che con il mio sistema se ne andrebbero da soli molto prima. Con buona pace di quei rompicoglioni contrari alla pena di morte.

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Meccanica delle Cose16 May , 2007 8:38 pm

Mediaset ha comprato Merdemol. Un bel po’ di gente si e’ sbattuta come se ubellusconi si fosse comprato tutte le sorgenti d’acqua di questo paese di chiachielli.
Infatti, a partire da oggi, se staremo a rota di grande fratello, o in crisi d’astinenza di pacchi del cazzo, dovremo andare per forza a comprare la dose dal pusherone nazionale.
Certo e’ un bel guaio. Infatti alla RAI il fatto di dover comprare programmi merdemol glielo ha prescritto il medico, non se ne puo’ fare a meno di versare quei 36 milioni di euro all’anno, si corrono gravi rischi per la salute.
Ma se ne andassero tutti a fanculo. Se fosse per me il berlusca avrebbe fatto l’affarone del cazzo. I pacchi glieli farei rimanere tutti sullo stomaco, tanto senza cazzoni che sbraitano in giro campo lo stesso.
Ma come al solito questa gente è un bel po’ avanti a noi. Voi credete che il pericolo peggiore sia che, dopo aver vinto le prossime elezioni, il berlsconide, tenendo in pugno il cda RAI, sia venditore e compratore allo stesso tempo? Forse. In realtà merdemol se la sono comprata perchè la merda che per anni hanno rovesciato dai televisori di casa nostra, si preparano a spruzzarla in faccia a  polacchi, ungheresi, sloveni, bulgari, romeni e compagnia bella, giusto per dargli un gran benvenuto in europa.

Tra qualche anno anche loro ameranno il grande fratello. De iure e de facto.

p.s. io sono qui in libera uscita. Non facciamo troppo chiasso, se no mi tocca ritornare a fare il pater familias. ok?

 

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Meccanica delle Cose26 January , 2007 9:04 am

Immaginate di far parte della prima spedizione scientifica su Marte e di trovare un manufatto alieno. Supponiamo che non si tratti di un meccanismo banale, ma di una macchina complessa con centinaia di parti meccaniche ed elettroniche. Facciamo finta che sull’involucro ci sia un’elica e, sopra, un grosso bottone verde. Dopo aver collegato la macchina ad una fonte di energia idonea ed aver azionato il bottone, vi accorgete che l’elica non gira. Potete concludere che la macchina non funziona? La risposta è no. E dovete sperare di non doverlo venire a sapere dai vostri colleghi rimasti in orbita sulla nave madre che risulta essere stata colpita da un raggio verde di potenza inusitata. L’errore che e’ stato compiuto è quello di aver cercato di interpretare un fenomeno sulla base di pregiudizi culturali e di non essere stati in grado di compiere un esame obiettivamente scientifico. In pratica voi supponevate già di lavorare su un ventilatore e avete cercato di interpretare la macchina partendo dal suo fine ultimo e non dal suo effettivo funzionamento. Quello di identificare un sistema tramite la sua supposta funzione è un classico errore di approssimazione che conduce a sbagli grossolani. Un esempio di più immediata comprensione è quello del computer. Per uno che non ne riconosce la funzione e ha freddo, il computer è una stufa, anche se non particolarmente efficiente.

Il mondo nel quale viviamo è perfetto. L’asserzione deriva da un’osservazione condotta senza l’inutile influenza di pregiudizi culturali. Tutto è regolato dalla massima efficienza e i singoli elementi che compongono il sistema sociale ed ambientale interagiscono senza intoppi. Chi contesta questa affermazione compie l’errore di cui abbiamo parlato prima, cerca di definire un sistema attraverso il suo supposto fine. Il sistema di cui facciamo parte non ha lo scopo di affermare giustizia ed equità. Sono concetti, questi, che non hanno rilevanza alcuna nel nostro universo. Ho già spiegato in passato quanto e’ complesso a livello fisico distinguere la destra dalla sinistra. Provate voi a progettare un esperimento che distingua il giusto dall’ingiusto. Noi siamo inseriti in un sistema che privilegia lo sfruttamento efficiente ed inarrestabile delle risorse. Una sorta di immane tubo digerente col poco invidiabile compito di trasformare il cibo in materiale a potenziale energetico più basso. In questo modo esplicitiamo il nostro piccolo contributo alla morte termica dell’universo. Se guardate le cose da questo punto di vista viviamo in un mondo ideale e siamo meccanismi di una macchina stupefacente. Non esiste un’elite di uomini col cappuccio che guida lo sviluppo in funzione del proprio utile personale. A tenere il piede sull’acceleratore siamo tutti contemporaneamente. Molti di noi amano l’ambiente, ma nello stesso tempo lavorano per società che l’ambiente lo devastano. Altri investono i loro risparmi e si attendono, lecitamente, di riceverne un utile il piu’ consistente possibile. I consigli di amministrazione delle società in cui fluisce l’investimento non fanno altro che lavorare per questo obiettivo e se non lo raggiungessero gli azionisti pretenderebbero la loro sostituzione. Che poi il danaro investito finisca nella produzione di sigarette o di armi nessuno lo sa e, in fondo, poco interessa. L’acquisizione di maggiore ricchezza e’ il motore che spinge la quasi totalita’ delle transazioni funzionali della macchina di cui facciamo parte. Le trasformazioni non condotte in quella direzione sono l’inevitabile dispersione termica presente in ogni sistema di trasformazione che impedisce di avere 1 come valore di efficienza. La maggiore ricchezza prodotta serve per procurarsi altre risorse da consumare, in un continuo vortice di depotenziamento energetico.
E’ lecito interrogarsi sulla dignita’ di concetti come la Legge e la Religione in un sistema di siffatta concezione. Secondo la mia opinione questi, che si potrebbe piu’ operativamente definire regolamenti, esistono e si sono sviluppati perche’ un tubo digerente organizzato e’ piu’ efficiente di un tubo digerente anarchico e quindi una serie di guide ed ancoraggi sono necessari per evitare che ruote dentate e pulegge si muovano fuori sincrono. Non dimentichiamo, infatti, che piu’ che una macchina, il sistema di cui facciamo parte e’ un organismo vivente che ha la capacita’ di svilupparsi e configurarsi dinamicamente per meglio perseguire la sua funzione.
Questa visione delle cose puo’ apparire triste e senza speranza. Magari proprio a quelli che su queste pagine hanno proclamato la loro indipendenza da qualsiasi fede o religione. In effetti, un universo dal quale ogni ideale e’ bandito non e’ posto adatto per la speranza. Una volta rimossa l’ipotesi di un fine trascendente, quello che rimane e’ pura contingenza, con tutto quello che ne consegue.
Altri, quelli che invece in una fede ed in una religione si riconoscono, possono, a seconda dei casi, non condividere questa disamina o ritenerla incompleta.
Dal mio punto di vista, la mia Fede comprende ed accetta totalmente questa realta’. Io sono perfettamente consapevole della mia assoluta contingenza e questa considerazione non potra’ mai essere alterata da nessuna sostanza chimica, indipendentemente da quanto affermano i dottori. Per me la Fede si esplicita nel tentativo di sabotare la macchina riducendone l’efficienza, quella dispersione termica di cui ho parlato prima. Il fatto che amore, giustizia ed equita’ non siano necessarie al sistema per procedere, non vuol dire che non abbiano una funzione. Delle volte penso di essere come quello che ha un computer e non sa che farsene della potenza di calcolo. Quello che mi interessa e’ il calore e verso questo calore stendo le mani.

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Meccanica delle Cose24 January , 2007 9:36 am

 

La guerra fredda aveva unito il mondo come mai prima. Sembra un’affermazione insolita, ma se ci riflettete è così. Certo, non si trattava di un’unione planetaria. Il mondo era diviso in blocchi, ma i blocchi erano solo due. Se ci si pensa bene, a parte il tempo nel quale Roma dettava legge, non c’é stato altro periodo storico caratterizzato da tanta coesione. Al confronto, quella di oggi sembra una baraonda rissosa nella quale i soliti guappi impongono la loro volontà utilizzando solo ed esclusivamente brutale violenza mentre giovinastri pericolosi si esercitano con i loro nuovi giocattoli nel cortile di casa.
Certo, nessuno può veramente rimpiangere un mondo il cui precario equilibrio poggiava sul diaframma sottile che lo separava dall’apocalisse. In ogni caso, la situazione attuale sta rapidamente diventando incontrollabile e si sta riconducendo inesorabilmente verso la stessa minaccia permanente di venti anni fa, con la differenza che adesso i bottoni rossi sono installati su decine di scrivanie invece che trovarsi solo su quelle di Mosca e Washington. L’amministrazione Bush ha cercato di fare squadra intorno alla minaccia del terrorismo ma, pur condivisibile nei fini, questa politica è stata condotta con metodi errati come dimostra la risposta disomogenea dell’Europa, il sostanziale disinteresse di Cina e Russia e le imbarazzanti preghiere rivolte al congresso durante il discorso sullo Stato dell’Unione.
Ora la comunità internazionale diverge in preda all’azione centrifuga degli interessi particolari e non sembra facile individuare una campagna in grado di aggregare politiche ed obiettivi. Una possibilità può venire dall’individuare un nemico veramente comune, contro il quale allearsi senza se, senza ma e senza distinzioni religiose. Se poi combattere questa guerra corale diventa anche un buon affare, siamo di fronte all’idea del secolo. La pensano così quelli che stanno chiamando la crociata contro l’inquinamento ambientale alla quale, inaspettatamente, sembra essersi unito anche Bush. Che la degenerazione dell’ambiente nel quale viviamo sia un nemico mortale per tutti, cristiani, musulmani,cinesi e non allineati, e’ troppo evidente per richiedere lunghe spiegazione. Molti scienziati reputano eccessivi gli allarmi lanciati dagli ambientalisti. Alcuni giornalisti trovano il modo di scherzarci sopra. Ma di giornalisti al servizio delle grandi aziende e di scienziati in grado di giurare che le sigarette non fanno male, ne sono piene le discariche. L’azione dell’uomo sull’equilibrio del pianeta e’ diventata pesante. Le nuove economie puntano al risultato industriale e non al metodo con il quale lo si raggiunge. In assenza di alternative tecnologiche e di politiche di risparmio, la competizione sulle risorse diventera’ presto sempre piu’ militare.
Che l’ecologia possa essere anche un affare sta diventando idea diffusa e condivisa. Si parte dall’esperienza positiva della California che su queste pagine e’ gia’ stata protagonista grazie al suo Terminator governatore per arrivare alle considerazioni riassunte in questo articolo, segnalatomi dall’ottimo Franzen.
Come ho gia’ scritto, il grande capitale, ed in particolare quello italiano, sta rifuggendo il suo ruolo di traino dello sviluppo e sempre di piu’ assume aspetti criminali. Se fosse in grado di prendere il comando di questa crociata planetaria contro la degenerazione dell’ambiente e del territorio, gli perdonerei i profitti realizzati. In fondo, i vantaggi per tutti sarebbero di portata assolutamente storica.

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Meccanica delle Cose23 January , 2007 9:03 am

Stamattina vado contro corrente perche’ a me stanno a cuore i bambini. Chiunque abbia passato i dodici anni e’ perso. Il suo destino e’ nelle mani del Signore e non si puo’ fare piu’ nulla per lui. Ma i bambini, quelli sono ancora nelle nostre mani e per loro rispondiamo direttamente di fronte alla storia ed al destino.
Quindi niente inzuppamenti di pane nelle questioni afghane, compresi gli attentati che con sfortunato tempismo si propongono per confondere ulteriormente le idee di una classe politica che definire allo sbando e’ cauto e gentile eufemismo.
La notizia che commentero’ e’ questa. A Torino, ma il fenomeno e’ ormai evidente su tutto il territorio nazionale, i genitori tendono a disertare le classi multietniche ritenendole inadeguate alla formazione dei propri bambini. Leggete l’articolo per farvi un’idea.
Della cosa ho personale contezza perche’ mia sorella e’ maestra e mi ha parlato della cosa gia’ da un po’ di tempo. Quello che scrivero’ e’ in parte derivato dalle sue considerazioni e assume un valore di testimonianza.
Dico subito che i genitori non hanno tutti i torti. Fra problemi linguistici e religiosi, la  presenza di bambini provenienti da culture diverse rallenta le attivita’ della classe. E questo preoccupa sia i genitori italiani che quelli stranieri perche’ gia’ accade che in alcune classi i bambini stranieri, di diverse nazionalita’ ma accomunati da lingua e religione, siano la maggioranza e quindi sono i bambini italiani a rappresentare un problema.
La cosa assurda e’ che il ministero sembra ignorare il problema e continua a considerare la scuola come quella del libro Cuore, compresa la maestrina dalla penna Rossa ed il buon Garrone. A parte qualche eclatante e populista presa di posizione sul  "tieni il Crocifisso", "togli il Crocifisso", sembra che nessuno sia realmente interessato a studiare protocolli e procedure che consentano a questi bambini di imparare a vivere insieme. Dopo esserci bruciati questa opportunita’ per la nostra generazione con la nostra inazione e distrazione, stiamo piantando il seme amaro del conflitto razziale anche nella prossima ed in quelle che seguiranno.
La gestione di un processo fondamentale come quello della creazione della futura societa’ multietnica e multiculturale che popolera’ la nostra nazione viene delegata all’iniziativa e all’inventiva di presidi e maestre. Persone che con tutta la buona volonta’, probabilmente non hanno la formazione e la coordinazione necessaria a governare un processo epocale di queste dimensioni.
La realta’ dei fatti e’ che l’immigrazione e’ un processo cha ha pura valenza economica. La Grande Classe Imprenditoriale Italiana lo sponsorizza per contenere o abbassare il costo del lavoro, ma poi lascia pagare il prezzo di questo suo vantaggio alla collettivita’. E’ un discorso che abbiamo fatto gia’ e ha annoiato persino me.
Invece di riempirsi la bocca con parole come integrazione e multietnicita’ e’ necessario formare correttamente adesso le future generazioni per evitare di innescare una bomba che non potra’ che esplodere nelle mani dei nostri figli quando avranno la nostra eta’.
Cosa puo’ imparare un bambino, qualsiasi sia la sua provenienza, quando sente dire intorno a se che il diverso e’ un problema?
Se l’immigrazione e’ una realta’, bisognera’ pianificarne l’evoluzione e non limitarsi a lucrare sui suoi effetti industriali. Sempre che l’amore per i nostri bambini sia quello vero. Quello che non si limita ad amarli adesso, ma che ha a cuore la loro vita anche quando noi non ci saremo piu’.

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Meccanica delle Cose20 January , 2007 10:15 am

E’ solo di ieri il mio articolo sull’incapacita’ del grande capitale italiano di avere un ruolo attivo ed effettivamente propulsivo nello sviluppo del paese. Ne ho evidenziato l’atteggiamento liberista rispetto agli oneri e statalista rispetto agli onori. In questo caso potremmo parlare di capitalismo dei figli di papa’, quello abituato a trovare l’ovetto cotto e mondato e al fatto che c’e’ sempre qualcuno che gli toglie le castagne dal fuoco.
Oggi, per completare il quadro, vorrei accennare alla faccia criminale del grande capitalismo italiano.
Comincerei con rammentare due vicende ancora vive nella mente di molti. Basta fare due nomi, Cirio e Parmalat. Sul caso Cirio ho trovato questo studio della Luiss, in formato PDF. Per chi non avesse voglia di scaricarlo, questo e’ il link alla versione html. Stessa fonte, la Luiss, stessa autrice, MariaKatia Di Staso, per lo studio sulla vicenda Parmalat di cui qui trovate il PDF e qui la versione html. Ho preferito linkare pubblicazioni accademiche, ma se volete la rete e’ piena di riferimenti, soprattutto da parte di povera gente che su queste vicende ci ha rimesso le penne. Povera gente che, probabilmente su diretto suggerimento del grande burattinaio, ha la sua tutela in personaggi che affermano che lo stato, quindi la collettivita’, deve farsi carico dei risarcimenti per i danni subiti.
Quindi, anche per quanto riguarda l’aspetto criminale, i grandi capitalisti pappano e lo stato risarcisce. Perfetto.
Che dire poi della storia Telecom? Da impresa a partecipazione statale con profitti biblici a impresa privata con perdite altrettanto rilevanti. In quella fase, un governo di centrosisinstra, ha acconsentito al fatto di vendere un impresa in eccellenti condizioni economiche ad un compratore che ha offerto come garanzie i redditi dell’impresa stessa. Una cosa che non ha precedenti nella storia del capitalismo. Questo link alla voce di wikipedia riassume la vicenda. Ottima anche questa pagina, che riassume molte opinioni e relativi riferimenti bibliografici.
Il risultato di questo “regalo” al privato, e’ un’azienda in continua ristrutturazione, incerta sul proprio ruolo strategico e che invece di essere protagonista delle pagine di finanza, ha preso un certo gusto ad apparire nella cronaca nera, con i suoi massimi dirigenti e con la morte misteriosa di suoi funzionari.
Un altro caso di grande capitalismo di incerta morale e’ quello che ha visto un uomo il cui successo imprenditoriale, tante volte chiamato a giustificarne la qualita’ personale, e’ ancora avvolto nel mistero. Costui e’ stato coinvolto in decine e decine di indagini giudiziarie, piu’ volte condannato in via definitiva. La sua strada al successo e’ stata spianata con leggi (anzi decreti) ad hoc e parte delle sue condanne sono state evitate con leggi ad hoc.
E’ evidente che il capitalismo figlio di papa’ e quello criminale non sono utili ad un paese che con i suoi milioni di dipendenti e piccoli imprenditori cerca di farsi strada in un momento difficile della storia economica dell’occidente. Il tramonto del pericolo rosso, il cui cadavere viene ancora esposto a scopi terroristici, ha consentito al capitalismo criminale e a quello figlio di papa’ di fare i loro porci comodi. Nessuno ha piu’ paura, di nulla. E’ triste constatare che questo paese ha dato il meglio di se solo quando la classe politica e quella industriale erano da una parte assistite a livello internazionale e dall’altra minacciate dal pericolo interno. Se ne conclude che la classe dirigente politica ed imprenditoriale del nostro paese non sa vivere senza stampelle e senza il timore di subire bastonate. E questo vuol dire che va cambiata e presto, perche’ di peggio e’ difficile fare.

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Meccanica delle Cose19 January , 2007 8:19 am

 

Ho letto la serena discussione che c’e’ stata tra due miei cari lettori intorno alla difficolta’ di collegare cose cosi’ apparentemente lontane come l’alta velocita’ nelle ferrovie e le pensioni. Io aggiungo un’altra componente, la sanita’ pubblica.
Il collegamento, anche se non immediato c’e’. Cerco di evidenziarlo. Partiamo dai treni ad alta velocita’ (TAV). Riassumo molto, ma molto brevemente, quello che e’ possibile leggere in un riferimento che vi daro’ alla fine.
Una cosa molto importante e’ che la TAV viene concepita come societa’ tra il pubblico ed il privato. I soci privati dovevano partecipare al 40% delle attivita’. In realta’, nonostante i proclami, all’atto di tirare fuori i quattrini, nessun socio privato se l’e’ sentita, con il risultato che lo stato, cioe’ io, tu, tutti, si e’ dovuto caricare tutta la spesa.
Dopo aver risposto picche all’opportunita’ di entrare nella gestione attiva dell’affare, i privati si sono invece presentati allo sportello dell’assegnazione degli appalti per la costruzione delle tratte. Ed ecco che magicamente, forse non tanto magicamente visto che l’amministrazione statale deve essere stata per forza complice, i tempi si sono allungati e i costi sono diventati stratosferici. Ho deciso di non fare numeri. Per le cifre vi rimando ai riferimenti. Quello che mi interessa e’ il processo evolutivo del fenomeno, anche perche’ devo collegarlo ad altri apparentemente distinti.
Il fenomeno TAV Italiano, confrontato a quello internazionale, e’ sconfortante. La Spagna, modificando il meccanismo dei bandi di assegnazione per i lavori, ha un costo chilometrico che e’ un quarto di quello italiano. La Francia ha costi simili a quelli spagnoli. Qualcuno potrebbe ragionevolmente obiettare che Francia e Spagna hanno orografie piu’ felici che gli consentono di stendere binari piu’ agevolmente. A questo punto e’ d’uopo citare il Giappone dove, a fronte di un territorio nazionale simile a quello italiano per orografia e pur con una densita’ di popolazione piu’ alta della nostra, i costi chilometrici sono piu’ bassi di quelli francesi e di quelli spagnoli e quasi un quinto di quelli italiani. Per chi fosse interessato a dati e cifre piu’ precise, segnalo questo eccellente articolo dell’Espresso a firma Riccardo Bocca. Il link e’ stato reperito grazie alle ricerche effettuate dal nostro Gatto Assassino. Per chi non avesse voglia di leggere l’articolo nella sua totalita’ c’e’ questo buon riassunto su wikipedia. E’ da tenere presente che i numeri che vengono fuori sono elaborazioni della Nuova Quasco su dati ufficiali e non supposizioni giornalistiche.
Dopo il rifiuto di investire e dopo la corsa all’appalto, esauritasi la vena aurifera delle commesse, l’imprenditoria italiana scalcia ed ottiene l’uso di un’opera che non ha contribuito a creare e sui cui costi stratosferici ha pesantemente lucrato. Sull’Ansa leggiamo che della valle e montezemolo hanno fondato una societa’ per la realizzazione di corse sulle tratte ad alta velocita’.
Ancora una volta la classe imprenditoriale italiana si sottrae al rischio d’impresa e pretende di sedersi a tavola gia’ imbandita. E’ la stessa graziosa pretesa che si e’ manifestata nei tentativi di privatizzazione dell’Alitalia. Questa e’ la stessa imprenditoria che mentre denigra i meccanismi previdenziali denunciandone l’inefficienza, pretende la riduzione delle aliquote contributive e sfrutta a piene mani il meccanismo del lavoro a tempo determinato disinteressandosi dell’impoverimento previdenziale che ne consegue. E’ evidente che fa gola l’idea che l’asse previdenziale si sposti sempre di piu’ dal pubblico al privato, offrendo la possibilita’ ai soliti noti di inserirsi in un meccanismo che garantisce guadagni imponenti. Si tenga presente che benche’ il dato non sia molto pubblicizzato, l’INPS e’ in attivo sulle pensioni e in fortissimo passivo sull’assistenza (pensioni di invalidita’ ecc.). Non ci vuole molto a capire che una divisione delle competenze che trasferisca al privato la parte attiva (le pensioni) e lasci al pubblico l’assistenza e’ un grosso affare. Per i privati, ovviamente. 
Quando scrissi questo articolo sulla sanita’ pubblica, ho messo in evidenza un meccanismo analogo. Il tentativo di scaricare sul pubblico rischi e spese e di "privatizzare" i guadagni. Allora ho parlato genericamente di un nemico in casa e qualcuno mi ha rimproverato di non averlo identificato veramente. Lo faccio adesso. Partendo dal presupposto che questo paese ha una classe politica degenere, una fiscalita’ ridicola e una propensione allo spreco di proporzioni bibliche, uno dei nemici piu’ subdoli che ci teniamo in casa e’ una classe imprenditoriale che rifugge totalmente il rischio, critica continuamente lo stato per i suoi complessi meccanismi burocratici salvo poi affondare le mani nella crema del profitto sfruttando proprio la disorganizzazione e l’incapacita’ dell’amministrazione pubblica.
Il capitalismo si basa sulla capacita’ che ha il capitale di creare valore confluendo in iniziative di sviluppo. Se i capitalisti rifuggono il rischio e si limitano a competere per l’accesso alla mammella statale, accrescono solo la loro ricchezza a spese della collettivita’.
E’ per questo che TAV, pensioni e sanita’ sono collegate. Il fil rouge e’ il tentativo di una certa parte della grande imprenditoria italiana di delegare al pubblico il rischio dell’investimento ed eventuali perdite e di sedere alla cassa per intascare i profitti.
Sono stanco dei proclami di confindustria e del suo presidente monteprezzemolo. Le sue ambizioni sono chiare ma mi ha gia’ fatto il pieno con le sue chiacchiere. Basta con il pianto greco sulle tasse e sul costo del lavoro. Oltre a portare le attivita’ all’estero per dare lavoro ai bambini asiatici  e cercare di impossessarsi di risorse pubbliche per intercettarne i profitti, quali sono le concrete azioni di sviluppo e ricerca dell’imprenditoria italiana?
Sono stufo di vedere l’ennesimo lancio di prodotti di moda e di design. Vorrei che il mio paese eccellesse anche in ricerca e tecnologie avanzate.  Basta con le magliette e gli occhiali da sole, non se ne puo’ piu’.

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Meccanica delle Cose17 January , 2007 5:28 pm

Ancora una volta Franzen, l’amico silente, mi passa un’ottima segnalazione. Leggete il file PDF che trovate a questo link. Troverete un editoriale di Piero Sansonetti sulle pensioni, tratto da Liberazione, che non esiterei a definire micidiale.
Ragionare su queste cose ci fa sicuramente bene.

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Meccanica delle Cose 9:31 am

 

560 Euro di pensione, eutanasia gratuita dopo i 75 anni, societa’ finanziarie che promettono di tutelare la pensione e che invece alla fine restituiscono spiccioli, assalti armati alle farmacie per procurarsi antireumatici e farmaci per la pressione, rapine in banca e in negozi, slums,ghetti e prigioni ultrapunitive per anziani.
No. Per fortuna non sono fatti di cronaca, almeno per adesso. Sono le vicende che fanno da sfondo alla docufiction in tre puntate (La Rivolta degli Anziani) che da stasera andra’ in onda sulla seconda rete pubblica tedesca, la ZDF. La vicenda e’ ambientata nel 2030, praticamente quando i nostri bambini saranno adulti e la gran parte di noi vecchi e anziani. Si narra che lo stato sociale e’ andato in piena crisi ed e’ scoppiato lo scontro tra generazioni. I vecchi, privi di mezzi di sussistenza, giacciono in miserabile abbandono. Alcuni di essi non hanno altra alternativa che darsi alla violenza per recuperare quanto gli e’ necessario per vivere. Nasce cosi’ una nuova criminalita’ che e’ gestita ed operata da nonni e nonne.
Sembra che la programmazione in prima serata su un canale nazionale, abbia generato un importante dibattito in Germania. In questo momento per ogni pensionato tedesco ci sono due lavoratori. Nel 2030, anno di ambientazione dello sceneggiato, il rapporto sara’ di uno a uno e quindi, matematicamente insostenibile.
Una volta tanto non sono i catastrofisti inglesi o i fantasiosi francesi, ma i pragmatici tedeschi ad ipotizzare un futuro poco lusinghiero per la propria nazione.
E’ evidente che il domani non si presenta radioso per nessuno in Europa. Anni di disattenzione e di politiche a breve termine il cui unico obiettivo era il consenso immediato hanno condotto il vecchio continente sull’orlo di una crisi spaventosa i cui effetti non vanno immaginati di qui a tre secoli, quando con buone probabilita’ saremo tutti ricongiunti con l’infinito, ma fra un paio di decenni, periodo storico che tutti ci auguriamo di vedere senza troppi problemi.
Il problema e’ continentale, ma nel nostro paese potra’ avere effetti amplificati a causa della massiccia introduzione del lavoro a tempo determinato con vantaggi esclusivamente concentrati sull’imprenditoria e non equamente ripartiti con i lavoratori. Di questo ne ho parlato diffusamente in questo articolo ed in altri successivi e non e’ utile che mi ripeta. Se non lo avete ancora fatto, leggeteli.
L’unica possibilita’ che abbiamo di non trasformarci tutti in maturi Bonnie and Clyde, e’ quella di epurare definitivamente questa classe politica e sostituirla con un’altra che abbia il mandato di non badare al consenso immediato e di progettare un piano di salvataggio per il paese. Sì, perche’ ormai solo di salvataggio si puo’ parlare. Siamo in piena zona retrocessione e chi vi racconta che vuole puntare allo scudetto e’ solo un venditore di fumo.
 

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Meccanica delle Cose16 January , 2007 8:31 am

Sulla scia della profittevole discussione sul supposto antiamericanismo dell’Italia, una nuova piccante argomentazione si mette a disposizione delle ancelle stupidine dell’harem romano. Una nuova succosa questione sulla quale rilasciare argute dichiarazioni, spargere maldicenze e denigrare le concorrenti nella corsa al letto del sultano. Considerando giustamente noiose questioni come lavoro, sanità e democrazia, la baruffa del giorno ruota intorno all’allargamento della base americana a Vicenza.
Da una parte ci sono quelli che nei confronti dell’America nutrono sentimenti di astio e di disprezzo. Per costoro non vale nessuna considerazione strategica e di opportunità. Gli americani gli stanno sulle balle e ogni occasione per rompergli le uova nel paniere è la benvenuta. Dall’altro lato ci sono quelli che con gli americani ai mangiano: impiegati civili, proprietari di immobili, commercianti. Anche questi della strategia e di questioni etiche non sanno che farsene. In gioco c’e’ la minestra. Di fronte all’eventualità di una riduzione della porzione, il cuore rischia di fermarsi per la paura.
In situazioni come queste, dove a confrontarsi sono da una parte il fegato e dall’altra lo stomaco di una città, dovrebbe scendere in campo il cervello e dirimere la questione. Invece, allo scopo di non scontentare nessuno, qualche ancella stupidina ma furbetta sta pensando di delegare la decisione al "popolo" tramite un refererendum cittadino. Troppo giusto. Mica la posizione strategica di questo paese e il quadro di alleanze internazionali è questione di competenza dell’harem romano. A decidere sulla posizione dei bombardieri tattici americani deve essere il signor Gepi Meneghin, lattaio in Vicenza. Nell’harem sono arrivati i vestitini nuovi, per le ancelle maschiette e quelle femminucce. C’è da misurarli.
Per un vecchio soldato come me, l’idea che un esercito straniero abbia basi sul territorio nazionale è molto sgradevole, puzza troppo di occupazione. C’è da aggiungere che gli americani non hanno fatto molto per rendersi simpatici. La vicenda della strage del Cermis e lo strazio ecologico della Maddalena dove le foche monache, prima di estinguersi erano diventate fosforescenti,  stanno a testimoniarlo. Però, disciplinatamente, la domanda da porsi è: è utile strategicamente al nostro paese avere basi americane sul proprio territorio? Se la risposta e’ sì, ci diamo l’ennesimo pizzico sulla panza e si va avanti. Se e’ no via da Vicenza e via dall’Italia. Se fosse per me, via dall’Italia.

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Meccanica delle Cose14 January , 2007 9:27 am

Io non credo molto al valore educativo di sentenze morali come quella di ieri sui fatti di Marzabotto. Il valore etico della sentenza e’ ineccepibile e non ho intenzione di contestarlo. Se invece qualcuno si illude che cose di questo tipo servano anche minimamente a scongiurare in futuro l’eventualita’ che certi fatti si ripetano, si illude pericolosamente. Le punizioni per azioni del genere, per risultare esemplari, devono essere immediate e crudeli in diretta proporzione al crimine compiuto. Solo la paura di una punizione feroce, immediata e certa puo’ essere utile per indurre un minimo di timore in chi imbraccia il fucile di fronte a persone disarmate.
Non voglio essere frainteso. Io apprezzo il valore storico di certi processi. L’illusione pericolosa di cui parlavo prima e’ quella che consiste nel pensare che possa valere un criterio di giustizia nei confronti militari tra popoli e nazioni. Quasi come se la guerra fosse una specie di sport, un tantino piu’ violento del calcio o del tennis, nel quale esiste un regolamento da invocare di fronte agli arbitri per ottenere le giuste punizioni. Niente di piu’ sbagliato. La guerra, qualunque guerra, da chiunque condotta, e’ solo la razionalizzazione utilitaristica della bestialita’ e del male. Non esistono eserciti buoni ed eserciti cattivi. L’attribuzione degli aggettivi qualificativi e’ un privilegio dei vincitori e raramente essi rinunciano ad utilizzarlo.
La profonda abiezione morale della dottrina nazista emerge con estrema chiarezza dalle pagine dove essa stessa si descrive. L’idea che possano esistere razze con diritti superiori ad altre, che i deboli debbano essere eliminati, che si debba procedere con scientifica determinazione all’estinzione di certi popoli e culture non richiede camere di consiglio per essere valutata. E’ immonda. E’ male assoluto.
Eppure anche eserciti che hanno marciato sotto le insegne di ideali luminosi come quelli della costituzione americana e quelli che portavano sul bavero la stella rossa di un comunismo che voleva la pace universale tra i popoli e la divisione paritaria di risorse  ed opportunita’, si sono macchiati di episodi di bestiale ferocia. Episodi che, grazie al risultato finale della competizione, sono stati rubricati come secondari, ma che comunque sono accaduti numerosi.
Una volta tanto mi sento di enunciare una verita’ assoluta. Non esistono guerre pulite o guerre umanitarie. Le guerre possono essere fatte o subite. E’ questa l’unica distinzione che riconosco. Chiunque affermi che sul pianeta esistono eserciti buoni o guerre giuste si rende autore di un ossimori criminali.
La vera valenza di processi come quello che si e’ concluso ieri e’ il loro contributo alla memoria. La vicenda di Marzabotto si svolse tra il 29 settembre ed il 5 ottobre del 1944. Il fatto che duro’ piu’ giorni, e’ la dimostrazione che non fu un’azione concitata durante la quale un comandante perse il controllo delle sue truppe, ma un’operazione organizzata.
Si parla di 800 vittime accertate e di oltre 1800 possibili. Il dato piu’ agghiacciante sono i duecento bambini al di sotto dei dodici anni che sono stati uccisi. Ho cercato in rete ma non ho trovato un elenco dei nomi delle vittime. Mi sarebbe piaciuto pubblicarlo per testimoniare il fatto che a oltre sessanta anni dalla morte di queste persone c’e’ ancora qualcuno che inorridisce per cio’ che gli e’ stato fatto. Quasi sicuramente l’elenco esiste ma non e’ on line.
Allora ho cercato dei link alle pagine che descrivono fatti e testimonianze. Ora passero’ qualche minuto a leggerle. Probabilmente non serve a niente, ma se a Marzabotto fosse morto un mio parente, mi avrebbe fatto piacere che qualcuno spendesse venti minuti del suo tempo a capire come e’ accaduto.
Questo e’ un buon punto di partenza, questa e’ la voce di wikipedia, questa e’ la pagina che il comune dedica alla memoria dei fatti.
Non si trova molto altro poi. La maggior parte sono link turistici e pubblicita’ di bed and breakfast. L’Europa, per fortuna, e’ molto cambiata.

Aggiornamento: Il caro Vortexmind ed un gentile lettore, il signor Andrea Macrì, mi hanno detto dove e’ possibile trovare i nomi delle vittime di questa vicenda tristissima. Esiste questa pagina, e qui e’ possibile scaricare un foglio excel, con i nomi ed una serie di dati, tra cui l’eta’ delle vittime. Nel mio articolo vi parlavo di duecento bambini al di sotto dei dodici anni. I morti sono tutti uguali, ma sono i nomi di questi duecento bambini che vorrei tenere nelle mie pagine. E’ il mio modo per tenerli vicino e sperare che dove sono adesso non ci sia piu’ paura.

 

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